Sul destino. Pamela Diamante in mostra a Roma

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S’intitola de sti no la prima personale in Italia di Pamela Diamante (Bari, 1985), curata da Michela Casavola negli spazi della Galleria Rossmut a Roma. Un dittico fotografico in bianco e nero ci accoglie appena dopo l’ingresso: quello che all’apparenza è un giovane soldato con i capelli rasati e il volto cosparso di terra, in realtà è un ritratto dell’artista stessa, la cui identità viene parzialmente occultata con un impasto ottenuto dalla frantumazione del basalto. Roccia che, ci spiegano, è da anni al centro di uno studio scientifico secondo il quale essa sarebbe in grado di trattenere grandi quantità di CO2 e contrastare in tal modo l’effetto serra. Se la maggiore enciclopedia italiana definisce il destino come l’accadere di eventi «al disopra dell’umana capacità di volere e di potere», la stessa parola, ora scritta con una spaziatura grafica che produce un silenzio tra le parti, sembra voler marcare lo scarto tra ciò che è e ciò che appare, tra ciò che sappiamo del mondo e ciò che ancora ci è ignoto.

de sti no è un gioco al confine tra realtà e finzione, e al contempo una riflessione profonda sul rapporto tra la causa e i suoi effetti. Così, mentre la videoinstallazione 2015 è un calendario che ripercorre giorno per giorno l’anno passato attraverso le catastrofi ambientali e tecnologiche avvenute in ogni parte del mondo, dalla sala accanto arriva il ritmo allegro della musica makossa che accompagna Agatha e il Sinkhole. Agatha è appunto il titolo della canzone in sottofondo, interpretata dal camerunense Francis Bebey, ma è anche il nome dato alla tempesta tropicale che nel 2010 si è abbattuta sui paesi dell’America centrale. In quell’occasione, l’erosione del terreno poroso per opera delle forti piogge provocò a Città del Guatemala, in pieno centro abitato, una voragine di oltre cento metri (il sinkhole, o dolina). Nel video di Diamante, realizzato con la tecnica del found footage, l’accostamento delle immagini di repertorio – immagini di disastro e disperazione – stridono con il motivetto accattivante e con gli spezzoni di tutorial che spiegano agli utenti di YouTube come eseguire una perfetta pedicure utilizzando la pietra pomice, nota proprio per la sua elevata porosità.

Le prime intuizioni su come le emissioni di biossido di carbonio possano alterare la temperatura terrestre, producendo il cosiddetto effetto-serra, risalgono ai primi decenni dell’Ottocento. Tuttavia, se almeno sulla carta la precoce consapevolezza scientifica del peso delle alterazioni indotte dall’uomo nell’atmosfera ha portato, specie negli ultimi anni, a una presa di coscienza collettiva, d’altra parte i dati allarmanti sugli effetti a lungo termine non sembrano essere riusciti a influire in modo massiccio sull’agire quotidiano e l’impegno del singolo. È qui che intervengono le opere di Diamante a illuminare il cortocircuito. Le crepe sul vetro della porta d’ingresso alla galleria sono soltanto un gesto artistico, ma niente ci impedisce di pensare subito a un danneggiamento fortuito, a un atto vandalico, a un tentativo di rapina o – nel peggiore dei casi – a un attentato. L’abitudine al panico contemporaneo, le immagini di violenza trasmesse ogni giorno dai media hanno addestrato il nostro occhio a determinare la gravità di un evento in proporzione a quanto esso sia improvviso e visivamente forte. Rispetto a una catastrofe naturale o un atto terroristico, il progressivo riscaldamento globale sembra non avere conseguenze immediate sulla nostra vita: dall’oggi al domani, almeno, non cambierà nulla.

Non sembra dello stesso avviso l’artista pugliese, che proprio nell’ultimo video Da Atlantide a Kiribati immagina la tragica sorte del piccolo arcipelago del Pacifico meridionale, la cui esistenza è costantemente messa a rischio dall’innalzamento dei livelli del mare. Spezzoni di filmati pescati nel web simulano il servizio di un noto tg nazionale che dà notizia della sua scomparsa, avvenuta nottetempo come quella dell’isola leggendaria. Eccolo, il destino: non così lontano, non così difficile da immaginare.

Pamela Diamante. de sti no
Galleria Rossmut, Via dei Reti 29/B – Roma
Fino al 30 settembre. Dal martedì al sabato, 16 – 20

Pamela-Diamante,-2015,-2016

Pamela Diamante, 2015, 2016

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Pamela Diamante, de sti no, exhibition view. Foto Cosimo Trimboli

Pamela-Diamante,-Nel-Vuoto-non-c’è-propagazione-di-suono-ma-silenzio-assoluto,-2016

Pamela Diamante, Nel Vuoto non c’è propagazione di suono ma silenzio assoluto, 2016

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Roberta Aureli

Nata nel 1991, sono laureata in Storia dell’arte contemporanea all'Università La Sapienza di Roma; la mia tesi magistrale è pubblicata da Bulzoni (La campana di vetro. Trasformazione della «camera di compensazione per sogni e visioni» nelle pratiche artistiche contemporanee). Dopo uno stage presso una galleria romana e una prima esperienza come curatrice indipendente, attualmente frequento Campo16, il corso per curatori della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, e collaboro al corso magistrale di Storia dell’arte contemporanea di Antonella Sbrilli (Università La Sapienza, a.a. 2016/2017).

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