Sul set con Jeff Bridges. Lebowski e altri scatti

6. © 2015 Jeff Bridges, All Rights Reserved

Ex-hippy stralunato nel cult dei fratelli Coen «The Big Leboswki»; dj radiofonico in cerca di redenzione in «The Fisher King» di Terry Gilliam; cantante country alcolizzato in «Crazy Heart» di Scott Cooper, nel ruolo che gli è valso l’Oscar. Attore poliedrico e non solo: Jeff Bridges da oltre trent’anni si dedica anche alla fotografia. La sua prima mostra monografica “Jeff Bridges Photographs: LEBOWSKI and Other BIG Shots” arriva per la prima volta in Europa, a Bologna, dal 3 ottobre al 15 novembre. A ospitare l’esposizione ONO arte contemporanea, galleria che ha al suo attivo numerose mostre fotografiche dedicate alle icone del mondo della musica, della moda e del cinema, tra cui Bob Dylan, Nirvana, Marylin, Lou Reed &The Velvet Underground, Johnny Cash.

La mostra di Jeff Bridges include oltre sessanta immagini in bianco e nero che l’attore ha realizzato nei backstage e durante le riprese dei film a cui ha partecipato, immortalando set e colleghi. Occasione per sbirciare tra i dietro le quinte e per rivivere sequenze memorabili degli stessi film: come quella con Julianne Moore nel sogno allucinato di Dude in «The Big Leboswki»; Robin Williams che, dopo il risveglio dalla catatonia in un ospedale psichiatrico, improvvisa un concerto per la sua amata in «Fisher King». Ancora «The Big Leboswki» con Jeff Bridges che, antesignano, scatta un selfie con Sam Elliot- così come in «True Grit»- e i backstage di «American Heart»e «TheFabulous Baker Boys».

Completa il percorso espositivo la serie di fotografie Comoedia/Tragoedia. Sono i ritratti di colleghi che hanno lavorato con Bridges, come Philip Seymour Hoffman, Kevin Spacey, Matt Damon e Maggie Gyllenhaal, che interpretano la dicotomia della commedia/tragedia: nello stesso scatto le due espressioni in contrapposizione. Immagini che diventano trait d’union tra cinema e fotografia, non solo per i soggetti ritratti ma anche per il formato delle foto che ricorda la pellicola cinematografica. Gli scatti sono infatti realizzati con la Widelux, macchina fotografica la cui pellicola allungata è molto simile a quella 70 mm con cui erano girati i film. La Widelux, che offre un’inquadratura panoramica con la doppia esposizione, permette di avere più dettagli nei singoli scatti e immagini al contempo nitide e mosse. Una mancanza di precisione che piace all’attore-fotografo americano, perché aumenta il senso di verità e soprattutto le possibilità narrative. Un vero e proprio diario di bordo visivo, memoria di una brillante carriera cinematografica.

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