Sulla scena del crimine

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Da lungo tempo, ormai, si dibatte sulle qualità estetiche della fotografia e del suo essere sorella di quell’arte consacrata dai secoli e dai nomi dei più grandi suoi esponenti; se ne parla da così tanto che la discussione è andata ben oltre i prestabiliti confini tanto da generare nuovo interesse per la sua origine e per l’applicazione pratica e scientifica che di essa si è fatta. Sospeso momentaneamente il giudizio legato al gusto e all’apparenza, si torna a focalizzare l’attenzione sulla fotografia come mezzo d’indagine e strumento oggettivo per catturare dettagli e particolari che all’occhio umano potrebbero sfuggire. Tra i tanti e numerosi campi di utilizzo, forse il più comune è quello dello scatto che documenta, che sigilla un evento, un luogo, una situazione, tra i quattro margini di una superficie piatta ma che, a ben guardare, si rende tridimensionalmente concepita. Documento ma anche prova. È questo il caso della fotografia forense usata nelle aule dei tribunali, il cui impiego risale a più di un secolo fa.

Sulla scena del crimine. La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni, esposizione organizzata dal Centro Italiano per la Fotografia di Torino, visitabile fino al 1 Maggio, incentra l’intero percorso su una selezione d’immagini relative a undici casi studio, in cui questo medium si è fatto testimone muto ma estremamente esplicito. Ideata e curata da Diane Dufour, con allestimento di Marco Palmieri, la mostra parte dalle fotografie metriche per scene del crimine di Alphonse Bertillon (1903) passa per la prima fotografia fatta alla Sidone nel 1898 e per i procedimenti d’identificazione effettuati sul cranio di Mengele, e termina con le immagini scattate dai droni nell’ultimo decennio sui territori devastati dalla guerra, per dare al visitatore un’idea ben diversa da quella portata avanti in numerose altre esposizioni fotografiche.

Uscendo dai propri contesti, queste “opere” assurgono quasi ad esempio di purismo fotografico, che nulla toglie o aggiunge a ciò che si osserva ma che, essendo testimoni di qualcosa di tragico ed efferato, chiedono di essere interpretate e studiate in modo diretto e senza filtri. Di scene del crimine è piena la mente del visitatore che, in qualche modo anestetizzato da programmi televisivi, telegiornali e telefilm, sulle prime, forse, si pone verso quest’esposizione come se fosse di fronte ai frames di un film noir o poliziesco, ma, in seconda battuta, quando la riflessione si fa profonda, non può che restare colpito, affascinato e coinvolto in quel processo di apprendimento che viene richiesto e che potrebbe, e forse dovrebbe, condurre a un senso di ribellione, il cui unico e solo scopo è la ricerca di verità e giustizia.

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Rodolphe A. Reiss, fazzoletto con il quale è stata strangolata la Signora Ducret, Beaumaroche, Vaud. 24 settembre 1907. Collection de l’Institut de police scientifique de l’Université de Lausanne © R. A. Reiss

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Messinscena dimostrativa del sistema di fotografia metrica Bertillon, materiale didattico per corsi e conferenze Rodolphe A.Reiss, 1925 Collezione dell’Institut de police scientifique Università di Losanna © R.A

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Fotogrammi estratti dal film Nuremberg, les nazis face à leurs crimes realizzato da Christian Delage (2006) © Christian Delage, Compagnie des phares et balises, 2006

Fotogramma-estratto-da-Decoding-video-testimony,-Miranshah,-Pakistan,-30-marzo,-2012-©-Forensic-Architecture-en-collaboration-avec-SITU-Research

Fotogramma estratto da Decoding video testimony, Miranshah, Pakistan, 30 marzo, 2012 © Forensic Architecture e collaboration avec SITU Research

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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