Le Surréalisme et l’objet – Centre Pompidou

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Fino al 3 marzo 2014 Il Centre Pompidou ospita una delle mostre più ampie e complesse dedicate al Surrealismo, in particolar modo alla scultura surrealista e all’importanza dell’oggetto che esemplifica l’esigenza di presa sulla realtà propria di questa avanguardia.

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Ed Ruscha, I Can t Not Do That, 2012. Courtesy of the artist Ed Ruscha Collection 
 

Le Surréalisme et l’objet rende omaggio al sogno, all’inconscio a all’automatismo creativo propri dell’avanguardia storica ufficializzata da Breton nel manifesto del 1924 che dava vita a quella rivoluzione globale della coscienza di sé e del mondo. Proprio dal concetto bretoniano di caso oggettivo prende forma l’oggetto surrealista, logica conseguenza del feticismo umano che esige una verifica perpetua esaudita con la fabbricazione di quell’oggetto apparso in sogno, che come ricorda Breton è difficilmente giustificabile in termini di utilità o piacevolezza.

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Hans Bellmer La poupée, 1935/36. Centre Georges Pompidou © Collection Centre Pompidou
 

Le dodici sale dell’ultimo piano del museo immergono lo spettatore in una penombra pervasiva, guidandolo e spaesandolo con luci, oggetti e brusii indefiniti attraverso un vero e proprio percorso onirico. Lo spettatore viene accolto dai primi ready made di Duchamp come lo Scolabottiglie o la Pala da neve, oggetti ancora dada che portano l’artista a fare del caso e dell’indifferenza estetica i principi cardine della sua poetica, sostituendo l’interpretazione all’oggetto prediligendo il concetto, l’idea all’opera stessa.
Se per Duchamp  il concetto di ready made è assolutamente legato al suo carattere demistificatore, la poetica surrealista redime l’oggetto attraverso un investimento affettivo che lo soggettivizza. Così il ready made dada scivola dolcemente verso il concetto di objet trouvé surrealista dando spazio al pezzo di formaggio magrittiano ironicamente confermato dal suo stesso titolo, alle scarpe legate come un pollo su un vassoio della Oppenheim fino alla vasta serie di manichini, retaggio di un precedente De Chirico, che continuano ad avere un’estrema importanza durante il periodo surrealista influenzando le donne di plastica di Duchamp fino alla celebre Poupée di Bellmer.

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Meret Oppenheim, Ma gouvernante, 1936 (détail) © Moderna Museet, Stockholm. Adagp, Paris 2013
 

L’esposizione diviene spazio dinamico dove oggetti, video, foto e suoni convivono in un’irreale armonia. Nella penombra lo spettatore è guidato attraverso scritte luminose sul pavimento del corridoio centrale che riproducono il nome di strade parigine, le stesse che appaiono nei video e nelle vecchie foto che ci mostrano l’Esposizione Internazionale del Surrealismo del 1933, quella del 1936 per arrivare al 1959- 1960 dove protagoniste indiscusse sono le opere di  Ernst, Mirò, Magritte, le veneri di Dali, i dipinti di Masson,  Tanguy fino agli oggetti a funzionamento simbolico di Giacometti, le strutture aeree di Calder o gli assemblaggi di Picasso.
Centrale in tutta l’esposizione la forza dell’erotismo, sottolineata dal perenne e incalzante sottofondo sonoro che riproduce gemiti ansimanti, sospiri che sembrano quasi condurre alla fine del corridoio dove su un enorme schermo è riprodotta la Grandeur Nature di García Berlanga, favola romantica e surreale, innamoramento di un uomo con una donna manichino.

Victor Brauner, loup-table, 1947. Courtesy Centre Pompidou - See more at httpwww.aestheticamagazine.comblogle-surrealisme-et-lobjet-at-musee-pompidou-paris#sthash.IPpGNouK.dpuf

Victor Brauner, loup-table, 1947. Courtesy Centre Pompidou
 

Oltre alla presentazione di oggetti che ripercorrono la storia del Surrealismo dagli anni ‘20 agli anni ‘60, uno degli aspetti più interessanti  dell’esposizione parigina è sicuramente la risonanza dell’oggetto surrealista nel panorama artistico contemporaneo. Parte importante della mostra è quindi dedicata ad artisti contemporanei che con la consueta genialità e ironia reinterpretano e fanno proprio il concetto della scultura dell’avanguardia. Cosi il ready made e il gioco di parole ispirano l’opera di Ed Rucha mentre i manichini e la Poupée affascina le fotografie di Paul McCarthy e i Sex Toys di Cindy Sherman. E ancora l’erotismo è protagonista nella vetrinetta trasparente di Philippe Mayaux piena di calchi anatomici che fa da contraltare all’ironica boutique di souvenir per turisti di Théo Mercier che reinterpreta in modo originale il tema del cadavre exquis surrealista. Fino allo scaffale colmo di pacchi postali di Mark Dion che sembra ironicamente rispondere a quell’enigma di Isidore Ducasse di Man Ray, bello come l’incontro accidentale su un tavolo anatomico di una macchina da cucire e un ombrello.

Valentina Guttuso

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