The Anthropometry di Marcantonio Lunardi

Marcantonio Lunardi, Anthropometry, 2015

Attraverso Anthropometry Project il video artista Marcantonio Lunardi è riuscito a dar vita a un’analisi intima e complessa del fenomeno di spersonalizzazione che da anni molti individui subiscono, sia consapevolmente che in maniera completamente subdola. La personale in mostra alla Galleria Passaggi di Pisa è un attento percorso di ricerca che mette in luce gli stati di alienazione in cui è costretto a vivere una persona fino al suo completo spegnimento.

L’esposizione, a cura di Alessandra Ioalè, è suddivisa in tre fasi. Ad accogliere i visitatori il video Anthropometry 154855, la cui matricola è il numero con il quale Lunardi ha schedato il protagonista del film al quale vengono catalogati i parametri antropometrici fino all’archiviazione del suo ultimo respiro. Sin dalle prime immagini viene messo in luce il processo di spersonalizzazione che subisce un soggetto prigioniero dei meccanismi tassonomici della burocrazia. Il suo ultimo respiro, come quello di molti altri, andrà infatti a finire all’interno di un barattolo che riporta solo un codice. “E’ ciò che le persone vivono ogni giorno nella nostra società – spiega l’autore – dove ormai anche per ricevere una semplice informazione sul una bolletta è indispensabile fornire il codice utente, nome e cognome non hanno alcun valore e non ti permettono di ottenere alcuna risposta”. A fare da contorno ci sono anche quattro frame dei momenti essenziali del film, poi l’attenzione si sposta sulla seconda fase della mostra dove nello spazio di Silvana Vassallo è stata allestita una scrivania con i Cinque Libri d’Artista e un archivio collegato. Si tratta di un nuovo linguaggio che Lunardi ha deciso di sperimentare per coinvolgere e interagire maggiormente con il pubblico sul tema che affronta. Sulla copertina del libro la matricola assegnata all’ingresso del campo di concentramento, all’interno la sequenza del codice binario che attraverso un comando Linux porta alla visione digitale del documento riguardante la persona deportata, e nella pagina finale un numero che riporta la collocazione della cartella rintracciabile nell’archivio fisico. Se i codici numerici allontanano lo spettatore dalla realtà, le emozioni riaffiorano fortemente una volta che dalla cartella si estrae il documento, corredato di fotografia, che racconta la drammatica storia dei cinque personaggi scelti da Lunardi attraverso un suo studio sui prigionieri di Auschwitz. L’archivio è consultabile anche on line sul sito www.anthropometry.it.

L’ultima fase della mostra si svolge invece a Lucca nella piazza San Francesco attraverso un esperimento di realtà aumentata. Attraverso il proprio telefonino o tablet il pubblico, dopo aver scaricato una semplice applicazione, potrà vedere le figure di cinque persone dislocate all’interno della piazza come ad esempio Czesława Kwoka detenuta con il numero di matricola 26947 e archiviata con il numero 846919. “Una dimensione immateriale – illustra Lunardi – che si colloca in luoghi fisici attraversati da persone che inconsapevolmente sono avvolte dal flusso della storia ma che non lo percepiscono e soprattutto non lo vedono come avviene nella dimensione più spinta della spersonalizzazione e dell’annullamento dell’individualità. Il progetto è stato realizzato grazie alla collaborazione di Guido Segni e Gionatan Quintini”. La mostra sarà aperta fino al 18 ottobre.

Marcantonio Lunardi, Libri d'Artista, 2015

Marcantonio Lunardi, Libri d’Artista, 2015

Marcantonio Lunardi, Libri d'Artista, l'archivio, 2015

Marcantonio Lunardi, Libri d’Artista, l’archivio, 2015

Marcantonio Lunardi, Realtà Aumentata, 2015

Marcantonio Lunardi, Realtà Aumentata, 2015

Marcantonio Lunardi, Anthropometry, back stage, foto Alessandro Giannetti, 2015

Marcantonio Lunardi, Anthropometry, back stage, foto Alessandro Giannetti, 2015ù

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Giornalista dal 1993, si laurea in Cinema e Immagine Elettronica all'Università di Pisa e si specializza in Net Art e Culture Digitali all'Accademia di Belle Arti di Carrara. Da anni cura mostre d'arte contemporanea con particolare attenzione alla media art.

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