The Factory Photographs: Il paradiso perduto di David Lynch

David Lynch è sicuramente una delle icone indiscusse del cinema americano. Regista, sceneggiatore, produttore, pittore, musicista, designer e fotografo, Lynch nella sua vita si è dedicato con passione e ambizione in moltissimi ambiti artistici, ottenendo durante la sua carriera numerosi riconoscimenti soprattutto nel settore cinematografico.Il suo primo film Eraserhead (1977) diventa ben presto un “Cult Classic” mentre, negli anni successivi, film come Elephant Man (1980), Velluto Blu (1986) e Mulholland Drive (2001) gli valgono la nomination all’Oscar per la migliore regia, così come Dune (1984), Cuore selvaggio (1990), Lost Highway (1997), Una storia vera (1999) INLAND EMPIRE (2006) e la serie televisiva Twin Peaks (1990-91) entrano nell’immaginario collettivo di intere generazioni. Se i film di Lynch sono ormai delle vere opere di culto, le sue fotografie rimangono pressoché sconosciute al grande pubblico. La mostra “The Factory Photographs”, che si compone di 111 scatti – alcuni dei quali inediti – si presenta come una ricognizione importante della produzione fotografica dell’artista, con opere eseguite tra il 1980 e il 2000 e getta le basi per l’avvio di una riflessione matura e completa sullo studio e l’analisi di questo grande archivio iconografico.

Il progetto espositivo ci introduce verso la visone del mondo dell’artista e lo fa suscitando un grande impatto sensoriale: oltre agli scatti, infatti, ricopre un ruolo fondamentale la presenza di un’installazione sonora, una sorta di colonna musicale che si caratterizza per la ripetizione di colpi sordi dei magli meccanici e dal sibilo dei macchinari, che evocano le atmosfere di Eraserhead e The Elephant Man, accompagnando lo spettatore lungo tutte le sale dell’imponente edificio. L’accostamento immagini e suono risulta dunque una soluzione quanto mai felice e, come scrive Petra Giloy-Hirtz  curatrice della mostra, “serve a sottolineare il rapporto evidente tra fotografia (Still photography) e immagine in movimento (moving images)”.

Il soggetto principale della mostra è la fabbrica che costituisce un vero e proprio elemento di fascinazione per l’artista. Il suo sguardo si ferma sulle cose apparentemente banali rivolgendo particolare attenzione a tutti quegli elementi che evidenziano una condizione di abbandono degli stabili: imposte rotte, linee elettriche tagliate, scarichi intasati, intonaci fatiscenti etc. Ci muoviamo dunque in spazi cupi, oltre le inferriate delle finestre, ripercorrendo luoghi ormai silenti e dimenticati. Fanno parte della mostra anche alcuni cortometraggi di Lynch, proiettati in loop, che servono a visualizzare la parte più sperimentale e meno conosciuta della sua produzione: Industrial Soundscape, Bug Crawls e Intervalometer: Steps.

L’immaginario riprodotto dall’artista è in bianco e nero e crea un effetto estetizzante che tende a conferire un tono di drammaticità alla composizione e soprattutto un forte contrasto tra forma e contenuto. Lynch non aspira a riprodurre la realtà piuttosto ci consegna ciò che è rimasto dalla rivoluzione industriale lasciando emergere la melanconia,  l’inquietudine, l’ansia e l’oppressione di un luogo desolato, un tempo teatro di grande vitalità, progresso e tecnologia oggi invece testimone di una storia tristemente contemporanea di un’eredità che nessuno vuole più. La fine di un sogno, il tramonto di un’epoca.

The Factory Photographs. David Lynch
Fino al 31 dicembre 2014
MAST – Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia
Via Speranza 42, Bologna
www.mast.org
Orari di apertura: martedì – domenica ore 10:00 -19:00

01_PressImage l David Lynch, Untitled (Lodz), 2000

David Lynch, Untitled (Łódź), 2000. © Collection of the artist

04_PressImage l David Lynch, Untitled (Lodz), 2000

David Lynch, Untitled (Łódź), 2000. © Collection of the artist

03_PressImage l David Lynch, Untitled (England), late 1980s

David Lynch, Untitled (England), late 1980’s/early 1990’s. © Collection of the artist

06_Press Image l Portrait of David Lynch (c) Mark Berry

Mark Berry, Portrait of David Lynch© Courtesy of the artist

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Davide Mariani

Dottorando in storia dell’arte contemporanea presso la Scuola di Dottorato in scienze dei sistemi culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Parallelamente svolge l’attività di curatore indipendente attraverso la realizzazione di progetti espositivi in spazi pubblici e privati. I suoi interessi di ricerca sono principalmente la commistione tra le arti, in particolare gli sconfinamenti tra arte, moda e design, e la scultura italiana del XX secolo. Si è occupato inoltre di ceramica artistica e artigianato del Novecento.

1 Comment

  1. Claudia says: Rispondi

    Wow! Articolo appassionante! Complimenti davvero!

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