The future is now!

MAXXI_THEFUTUREISNOW_Bang&Lee_TrasparenteStudio_fotoMusacchioIanniello_02

People talk about the future being tomorrow, but the future is now! Nam June Paik

È stata inaugurata il 19 dicembre 2014 e sarà visibile fino al 15 marzo 2015 al MAXXI di Roma la mostra The future is now! Organizzata dal MMCA-National Museum of Modern and Contemporary Art, Korea e co0prodotta con il museo romano. L’esposizione conta più di trenta opere video e installazioni della collezione dell’MMCA e una vasta gamma di materiali audiovisivi che raccontano la scena artistica coreana della New Media Art dal 1897 a oggi.

Il titolo dell’esposizione è tratto dalla famosa frase dell’artista Nam June Paik con la quale descriveva la sua idea di futuro: «People talk about the future being tomorrow, but the future is now!». Nam June Paik con questa affermazione riflette sul concetto di futuro, il quale paradossalmente, è determinato dal nostro presente: le nostre scelte, decisioni e azioni d’oggi definiscono il nostro domani. Come scrive Soojung Yi: «Nam June Paik è un artista la cui vita sembra procedere passo passo con le sue opere perchè vive il presente nel senso più genuino del termine, e proprio per questo la definizione che ne dà è piena di significato. È il paradosso di dire che se sognamo il futuro, allora dobbiamo concentrarci sul presente, su quello che stiamo facendo di momento in momento, poiché sono le nostre scelte, i nostri giudizi e le nostre azioni di ora a determinare il nostro futuro». Sulla base di ciò anche le prime opere di New Media Art, realizzate ai tempi in cui questo linguaggio era ai più sconosciuto e poco compreso, sono il fondamento delle opere di oggi. Ribadendo nuovamente come le azioni di oggi siano le basi degli avvenimenti di domani. Partendo da questa considerazione l’intenzione della mostra è quella di riflettere sui possibili “futuri” di questo linguaggio analizzando la New Media Art dal 1897 a oggi.

L’esposizione, che si sviluppa tra la Sala Gian Ferrari e la Sala Carlo Scarpa, è suddivisa in quattro sezioni cronologiche: Pionieri della New Media Art in Corea, La combinazione di Arte e Tecnologia: l’epoca dello sviluppo e della sperimentazione, Lo sviluppo di internet e della New Media Art e La cultura creativa nell’era del digitale. La prima sezione raccoglie le opere dei pionieri della New Media Art coreana: Nam June Paik, Duckjun Kwak e Hyunki Park. I lavori, organizzati in ordine cronologico, illustrano lo sviluppo di questa forma artistica in Corea. In Magnet TV (1960s), un’opera degli anni sessanta, Nam June Paik prova a far apparire dei pattern astratti sugli schermi cambiando i circuiti interni dei televisori o manipolando tubi catodici. In uno dei lavori di questa serie, presentato alla sua prima personale negli Stati Uniti nel 1965, l’artista ha posizionato all’esterno dei tubi catodici dei magneti che i visitatori potevano muovere in modo da far comparire sugli schermi dei pattern colorati. Interessante anche l’opera Highway Hacker (1994) di Nam June Paik: negli anni ’90 l’artista ha creato un personaggio dal futuro che si sposta nello spazio virtuale. Hacker si muove attraverso percorsi già esistenti e nello stesso tempo può entrare in connessione con altre strade e crearne di nuove. Hacker è il simbolo di un personaggio moderno e nello stesso tempo l’autoritratto dell’artista che da sempre ha tentato di combattere i preconcetti e cercato di pensare in modo libero.

La seconda sezione presenta le opere degli artisti della Video Generation: Sunghun Kong, Haemin Kim, Seungyoung Kim, Taejin Yook, Changkyum Kim, Jeongju Jeong e Kimsooja. Negli anni ’80, dopo la realizzazione dei tre progetti satellite di Nam June Paik nel 1984, 1986 e 1988 e di Dadaiksen (Più è meglio) all’MMCA passando per il Daejeon Expo e la Biennale di Whitney, la videoarte cominciò a diffondersi in Corea. Questo portò molti artisti ad avvicinarsi alla New Media Art e a cominciare a considerarla un linguaggio artistico vero e proprio. Il culmine di questa nuova tendenza fu la mostra New Visions, New Voices del 1992: in quell’occasione un gruppo di artisti, nati intorno agli anni Sessanta, presentò le proprie opere sperimentali sorte dalla combinazione tra arte e tecnologia. Questi erano gli autori della Video Generation che, cresciuti nell’era dei programmi televisivi e dei film hollywoodiani, svilupparono una nuova sensibilità nell’uso del video. Emozionante l’opera di Changkyum Kim, Water-Shadow 2 (2004), un’installazione video attraverso la quale l’artista indaga l’illusione della realtà.

La terza sezione accoglie le opere degli artisti nati negli anni ’70, che hanno esordito alla fine degli anni ’90, i cui lavori rispecchiano le trasformazioni dell’arte in una società in cui Internet, il video e i media sono pienamente integrati con la vita quotidiana. Ora la videoarte non è più legata alla performance o all’installazione, ma assume un ruolo autonomo che riflette una visione specifica della società diventando un pilastro della nostra cultura visiva. In questo gruppo sono presenti le opere di Bumsu Kim, Seugwook Koh, Hongsok Gim, Sekwon Ahn, Minouk Lim, Junebum Park, Heungsoon Im, Yeondoo Jung, Jungju, Kinjong Zin, Yongseok Oh, Yangah Ham, Biho Ryu, Seijn Kim, Hyesoo Park, Kiil Lee, Siren Eun Ypung Jung e Je Baak. Singolare l’opera CNN (2007) di Kijong Zin: l’autore è convinto che le informazioni offerte dai media siano completamente create ad hoc per servire determinati scopi, così in CNN Kinjong Zin costruisce un’immagine televisiva prodotta attraverso l’inserimento di elementi finti (un grattacielo, una palla di fuoco, un aereo e il logo della CNN) mostrando come i canali d’informazione abbiano perso credibilità. Ormai possono solo suggerire qualcosa, ma con tutti i limiti di una realtà “fabbricata”. L’ultima sezione raccoglie esperimenti di contaminazione tra linguaggi diversi: la compartecipazione e cooperazione dell’arte con varie discipline come l’architettura, l’ingegneria e il design. Un aspetto che si rispecchia anche nella società coreana che, caratterizzata dalla diffusione del digitale e dei social network, assiste a vari tentativi di superare il neoliberarismo attraverso politiche di collaborazione e di creazione di comunità locali.

Le opere presenti in quest’ultima sezione, quindi, non vogliono focalizzarsi sui new media solo come nuovo linguaggio ma vogliono analizzare le possibilità, il significato e i limiti dei new media nel più vasto contesto sociale. In quest’ultimo gruppo sono presenti le opere di Kichul Kim, Joon Moon, Everywhere, Kyungwon Moon+Joonho Jeon e Bang&Lee. Interessante la ricerca di Kim Kichul volta a cercare di visualizzare il suono attraverso sculture e installazioni. Anche se il suono non dovrebbe vedersi ma solamente sentirsi, cercare di raffigurare un suono significa catturare l’essenza di un oggetto al di là delle illusioni visive. In Sound Looking-Rain (1995-2014) il visitatore cammina tra gli autoparlanti che riproducono il rumore della pioggia. Così facendo l’artista riesce a ricreare un luogo di meditazione, dove ognuno può ritrovare se stesso, lontano dalla confusione della società moderna. Joon Moon, invece, presenta un’installazione interattiva multimediale: Augmented Shadow (2010). Qui l’artista offre un’esperienza visiva surreale: lo spettatore può muovere i cubi dell’installazione creando delle ombre che rappresentano una scena di notturno (immagini di finestre, alberi, case e sagome di persone). Singolare il fatto che l’ombra reale del cubo e quella virtuale si sovrappongono introducendo il pubblico all’interno di un mondo irreale.

Stimolante è Trasparente Studio 2008-2014 (2014), del duo artistico Bang&Lee, una vera e propria storia della comunicazione per immagini. Trasparente Studio 2008-2014 è uno spazio nel quale si posso porre domande e quesiti non risolti sul rapporto della società con i media. Un luogo dove grazie a uno spirito di osservazione, analisi, discussione e autocritica si può arrivare a sciogliere i propri enigmi. La mostra, già presentata al MMCA, e oggi esposta al MAXXI racconta la storia della New Media Art coreana attraverso alcune delle figure più rappresentative di questo nuovo linguaggio artistico. Un’esposizione che vuole porre l’accento non solo sul ruolo della New Media Art come nuova forma d’espressione della società moderna ma che, nello stesso tempo, vuole evidenziare la funzione del MMCA: un museo che ha avuto un ruolo importante, raccogliendo, ancora prima del riconoscimento di tale linguaggio, le opere degli artisti pionieri della New Media Art. Un museo che ha abbracciato pienamente il concept dell’esposizione: guardare al futuro attraverso il presente.

MAXXI_THEFUTUREISNOW_Bang&Lee_TrasparenteStudio_fotoMusacchioIanniello_02

MAXXI, THEFUTUREISNOW. Bang & Lee, TrasparenteStudio. Foto Musacchio Ianniello

MAXXI_THEFUTUREISNOW_allestimento_fotoMusacchioIanniello_01

MAXXI, THEFUTUREISNOW. Bang & Lee, TrasparenteStudio. Foto Musacchio Ianniello

THEFUTUREISNOW_MAXXI_MOON Joon_Augmented Shadow_2008_courtesyMAXXI

MAXXI, THEFUTUREISNOW. Joon Moon, Augmented Shadow, 2008. Courtesy MAXXI

MAXXI_THEFUTUREISNOW_KimKichul_SoundLookinRain_fotoMusacchioIanniello

MAXXI, THEFUTUREISNOW, Kim Kichul, Sound Lookin Rain. Foto Musacchio Ianniello

MAXXI_THEFUTUREISNOW_allestimento_fotoMusacchioIanniello_02

MAXXI, THEFUTUREISNOW. Bang & Lee, TrasparenteStudio. Foto Musacchio Ianniello

THEFUTUREISNOW_MAXXI_PAIK Nam june_Magnet Tv_1963_courtesyMAXXI

MAXXI, THEFUTUREISNOW. Nam june Paik, Magnet Tv, 1963. Courtesy MAXXI

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Ultimi post di julietartmagazine (vedi tutti)

Rispondi