The Language of Flowers: al Gucci Museo il dialogo tra arte e natura

Calendula-(Marigold),-2010,-©-Valerie-Belin

Parafrasando la celebre frase che Shakespeare fece pronunciare a Giulietta nella sua tragedia più conosciuta, una rosa pur con un nome diverso avrebbe lo stesso profumo e, con ogni probabilità, anche lo stesso significato. Il linguaggio dei fiori, infatti, prescinde da nomi comuni o scientifici, ma attribuisce a colori, forme e profumi, un messaggio specifico che è alla base della Florigrafia ottocentesca e della Hanakotoba giapponese. Linguaggio arcaico oggi quasi del tutto dimenticato, linguaggio silenzioso che non necessita di spreco di parole. I fiori con il loro dialogo sotteso dicono più di quanto sequenze di consonanti e vocali possano fare.

E questo linguaggio dei fiori, seppur quasi del tutto accantonato, affascina ancora anime sensibili come quelle degli artisti, divenendo protagonista di una prestigiosa mostra dal titolo omonimo e organizzata presso il Gucci Museo di Firenze. Settima esposizione dalla Pinault Collection, The Language of Flowers, curata dal direttore di Palazzo Grassi-Punta della Dogana Martin Bethenod, porta in mostra uno dei simboli più amati della maison Gucci, Flora, con opere prodotte tra il 1967 e il 2012 da artisti del calibro di Irving Penn, Marlene Dumas, Valerie Beline e Latifa Echakhch. Seducenti, ambigue, espressione di una vanità senza tempo… opere potenti che attraverso un’interpretazione personale del mondo floreale ci restituiscono valori più profondi, carichi di significati personali ma anche politici e sociali.

La storia, la tradizione, il passato, sono rappresentati dal grande fotografo Irving Penn, scomparso nel 2009, che con i suoi due dittici Cottage Tulip, Sorbet, New York del 1967 e Single Oriental Poppy del 1968, presenta le due facce della stessa medaglia e dello stesso soggetto, riportando una volta in bianco e nero e una volta a colori, la foto dello stesso fiore. La composizione formale e l’accuratezza della stampa rivelano la volontà dell’artista di totale controllo sul risultato finale dell’opera ma, allo stesso tempo, una piena consapevolezza di quello scorrere eterno e infinito che è il tempo, intrappolato per un istante nelle maglie del medium fotografico. Marlene Dumas simboleggia la parte riflessiva e drammatica di questa esposizione in quanto la sua opera Einder (2007-2008) nasconde tra la semplicità e la freschezza della composizione multicolore, il dolore di una perdita, quella della madre, e il ricordo fugace di un mazzo di fiori sulla sua tomba avvolta da un’oscurità buia come la notte e l’acqua profonda.

Odore di gelsomino si spande nelle sale intrecciando i ricordi di terre lontane e abitudini non ancora dimenticate. Fantôme, opera realizzata dall’artista marocchina Latifa Echakhch nel 2012, materializza una scena vissuta a Beirut in cui un venditore di gelsomini per preservarne l’integrità, copriva i fiori con una camicia. Vissuto personale evocativo di memorie collettive come le rivoluzioni della primavera araba, pregni di metafore e significati più intimi. La seduttività femminile, poi, associata a quell’ambiguità che la natura dei fiori custodisce in sè, è la protagonista di Calendula (2010) e di Phlox New Hybrid (2010), opere della fotografa francese Valerie Belin, in cui corpi e volti umani creano ibridi artificiali di una naturalità contraffatta, simbolo del mondo contemporaneo.

Il lessico dei fiori penetra, influenzandolo, il mondo dell’arte, affondando le radici di questa tradizione in tempi remoti, traducendosi in fraseggi e simbolismi a volte complessi, a volte estremamente semplici, che attraverso le menti creative di ogni tempo, hanno acquistato valori altisonanti e significati profondi che, oggi, danno origine a una mostra imperdibile come The Language of Flowers.

The Language of Flowers
Gucci Museo – Firenze
fino al 20 Settembre 2015
www.guccimuseo.com

Phlox-New-Hybrid-(with-Dahlia-Redskin),-2010,©-Valerie-Belin

Phlox New Hybrid (with Dahlia Redskin), 2010,© Valerie-Belin

Calendula-(Marigold),-2010,-©-Valerie-Belin

Calendula (Marigold), 2010, © Valerie-Belin

Single-Oriental-Poppy-(A),-New-York,-1968-Copyright-∏-The-Irving-Penn-Foundation_1

Single Oriental Poppy (A), New York, 1968 Copyright ∏ The Irving Penn Foundation

Latifah-Echakhch-Photo.-Fabrice-Seixas.-Courtesy-the-artist-and-Kamel-Mennour,-Paris

Latifah Echakhch Photo. Fabrice Seixas. Courtesy the artist and Kamel Mennour,-Paris

 
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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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