The Sonnabend Collection

Claes Oldenburg, Roast Beef, 1961, 35x43x40 cm, © Sonnabend Collection, New York

Grazie alla collaborazione tra i Musei Civici veneziani e la Sonnabend Collection Foundation di New York viene ripercorso a Venezia un importante capitolo del collezionismo contemporaneo. Un progetto che intende celebrare il ruolo propulsivo e catalizzatore di una figura come quella di Ileana Sonnabend all’interno delle dinamiche dell’arte americana ed europea del ventesimo secolo.

Claes Oldenburg, Roast Beef, 1961, 35x43x40 cm, © Sonnabend Collection, New York

Claes Oldenburg, Roast Beef, 1961; meslin bagnato nel gesso su struttura di filo metallico, dipinto con smalto / meslin soaked in plaster over wire frame, painted with enamel 35 x 43 x 40 cm. © Sonnabend Collection, New York
 

Nata a Bucarest nell’ottobre del 1914, Ileana Schapira, figlia di un uomo d’affari di origine ebraica, fu costretta a lasciare l’Europa negli anni quaranta assieme a Leo Castelli, che aveva sposato nel 1932. La coppia si stabilì a New York, dove ebbe modo di approfondire i rapporti con i maggiori esponenti dell’arte contemporanea americana di quegli anni, grazie anche all’intercessione del secondo marito della madre di Ileana, John Graham, personalità di riferimento per artisti come Pollock e De Kooning.
Il 1962  fu l’anno che la vide a Parigi assieme a Michael Sonnabend, che la collezionista aveva sposato in seguito al divorzio con Leo Castelli. Nello stesso anno, sul Quai des Grands Augustins, venne inaugurata la Galerie Ileana Sonnabend, trampolino del lancio in Europa di nomi come Andy Warhol e Roy Lichtenstein. Al suo ritorno a New York nei primi anni settanta Ileana aprì una galleria a Soho (dal 2000 trasferita a Chelsea), teatro di uno speculare travaso artistico, che vide protagonisti i maggiori esponenti delle correnti europee d’avanguardia, dal Neo Dada all’Arte Povera. A partire dagli anni ottanta anche la pittura espressionista tedesca e la fotografia contemporanea iniziano a gravitare nell’orbita dei suoi vivaci interessi.

Andy Warhol, Nine Jackies, 1964, 163.83x132.72 cm, © Sonnabend Collection, New York

Andy Warhol, Nine Jackies, 1964; serigrafia su tela / silkscreen on canvas, 163.83 x 132.72 cm. © Andy Warhol, by SIAE 2013 © Sonnabend Collection, New York © The Andy Warhol Foundation for the Visual Arts
 

Le opere che riempiono le rinnovate sale del palazzo di Ca’ Pesaro a Venezia sono la testimonianza di una vita dedicata alla scoperta del proprio tempo. Perché Ileana Sonnabend ha saputo trovare nella contemporaneità le idee e le persone che in quel momento sembravano più capaci d’interpretarla e comunicarla. Il progetto di collaborazione tra Venezia e New York si presenta allora come una preziosa opportunità di percorrere la stessa strada intrapresa da Ileana nella ricerca di linguaggi sempre nuovi e stimolanti.
Artisti come Rauschenberg e Jasper Johns fischiano una partenza tutta neo dadaista all’interno del percorso espositivo che, attraverso la mediazione di Claes Oldenburg, guida fino agli sgargianti esiti pop degli anni sessanta, con Lichtenstein e Warhol in testa al gruppo. A fianco delle warholiane White Brillo Boxes i grandi giocattoli feticcio di Jeff Koons, di vent’anni più tardi, stabiliscono i termini per un felice dialogo intergenerazionale.

Roy Lichtenstein, Wall Explosion II, 1965, 195x212.73 cm, © Sonnabend Collection, New York

Roy Lichtenstein, Wall Explosion II, 1965; smalto su acciaio / enamel on steel, 195 x 212.73 cm © Roy Lichtenstein, by SIAE 2013
© Sonnabend Collection, New York © Estate of Roy Lichtenstein
 

Come già aveva fatto Ileana negli anni ’60 e ’70 a New York, Ca’ Pesaro ha presentato anche importanti testimonianze della nostrana Arte Povera. Le sentenze al neon di Mario Merz, la condensa inesorabile di Pierpaolo Calzolari, come le altre creazioni al confine tra alchimia e spiritualità di Jannis Kounellis, Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio, si accompagnano ai feltri di Robert Morris, testimoni dell’abbandono da parte dell’artista delle fredde e statiche istanze minimaliste a favore della ricerca di una forma figlia del caso e della forza di gravità. Il Minimalismo è quindi lasciato nelle mani più drastiche di Dan Flavin, Donald Judd e Sol LeWitt, tra gli altri.
Alla passione per la fotografia contemporanea, nella sua declinazione di documento performativo e di approccio concettuale alla realtà (come si presenterà in Vito Acconci), sono dedicati i restanti spazi del secondo piano della Galleria d’Arte Moderna di Venezia, nuova tappa internazionale della collezione che celebra la lungimiranza e l’intraprendenza di una personalità determinante come quella di Ileana Sonnabend.

Michelangelo Pistoletto, Uomo seduto, 1963, 180x121 cm, © Sonnabend Collection, New York

Michelangelo Pistoletto, Uomo seduto, dipinto a specchio / mirror painting 180 x 121 cm. © Sonnabend Collection, New York
 

In collaborazione con Sonnabend Collection, New York.
A cura di Gabriella Belli.
Con il supporto scientifico di Antonio Homen e Nina Sundell.

Francesca Coccolo

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Ultimi post di julietartmagazine (vedi tutti)

Rispondi