The Visitors. Quando immagine e musica si impadroniscono dello spazio.

1.Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca

La sensazione è quella di essere entrati in una dimensione parallela. Avulsi dal mondo esterno ciò che resta è la poesia del suono…è l’incanto delle immagini. Varcando la soglia dello Shed ci si trova immediatamente davanti a qualcosa d’inaspettato: l’impatto visivo è forte, sebbene un po’ destabilizzante. Dopo Zurigo, Vienna e New York, a Milano il lavoro di Ragnar Kjartansson ha trovato la possibilità di esprimersi completamente.
1.Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca

Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca
 

Nove grandi videoproiettori avvolgono lo spazio e sospendono ogni legame con l’esterno. Noi siamo spettatori in visita. Passando per un piccolo portico che si affaccia su una verde vallata, accediamo all’interno di una splendida residenza ottocentesca. I nove schermi si affacciano sulle stanze interne: la biblioteca, la sala della musica, la cucina, la camera da letto, il bagno… I protagonisti prendono le loro posizioni, ciascuno in una diversa stanza della villa. Otto musicisti. Otto amici, otto stanze e un solo ripetitivo, nostalgico, malinconico canto. Tra loro non possono vedersi, sono fisicamente separati dai “muri” dell’edificio, ma all’unisono procedono con la loro performance corale, cantando e suonando la stessa melodia.
Once again I fall into
My feminine ways.

Ripetuto per 64 minuti. Intimo e struggente. Un lamento che avvolge. Un inno alla femminilità. Un amore perduto. Questi versi sono tratti dalla poesia Feminine Ways, scritta nel 2010 da Asdís Sif Gunnarsdóttir, (artista e performer nonché ex moglie di Kjartansson), in cui racconta le ambivalenze dell’universo femminile.

2.Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca

3.Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca
Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca
 

Registrata in un’unica sessione, The Visitors, riprende non solo il titolo di un album degli ABBA, ma anche i suoi motivi ispiratori: in entrambi si parla di malinconia, d’isolamento, d’inesorabili sconfitte e di desiderio di cambiamento. L’opera di Kjartansson appare di una semplicità disarmante, ma in essa sono racchiuse tutte le tematiche che l’artista ha finora espresso: emergono la forza emotiva ed evocativa della musica, la componente drammatica e teatrale della messa in scena, l’attenzione a mantenere l’equilibrio tra la ripetizione quasi ossessiva del testo/musica e la sua durata nel tempo.
Il visitatore fluttua tra forze contrastanti, perfettamente bilanciate durante tutta la performance: il senso di solitudine che esprime il singolo musicista e la coralità armoniosa dell’insieme. L’artista suona la chitarra sdraiato nella vasca da bagno e, nelle altre parti della casa, i musicisti lo accompagnano. Amici anche nella vita, tra loro ci sono alcuni dei principali protagonisti della scena musicale islandese: come le sorelle Valtýsdóttir, fondatrici dei Mùm, e Kjartan Sveinsson, fino all’anno scorso tastierista dei Sigur Rós.
4.Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca

5.Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca

Installation view, Ragnar Kjartansson, The Visitors, HangarBicocca, Milano, Photo Agostino Osio, Courtesy Fondazione HangarBicocca
 

Francesca Vason

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