There is something wrong inside – l’intervista

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Abbiamo incontrato Felix Antonion Namen, l’artista colombiano che vive a Parigi e che presenta in collaborazione con julietartmagazine.com un’edizione d’artista speciale. There is something wrong inside è una raccolta di sedici disegni presentati in un cofanetto realizzato esclusivamente dall’artista. Un viaggio nell’assurdo mondo della fantasia, del rovescio e delle visioni musicali. Un progetto che nasce dalle mani di Felix per finire negli occhi e nelle orecchie di chi coglierà la sensibilità di quella nota stonata che è diventata arte.
Di seguito l’incontro con l’artista che ci ha raccontato i suoi primi passi nell’arte, l’esperienza in Francia all’École Supérieure des Beaux-Arts di Tours e la genesi di There is something wrong inside, che da giovedì 30 gennaio 2014 è disponibile unicamente QUI in tiratura limitata di trenta copie.

Com’è avvenuto il tuo primo incontro con l’arte? Quand’é che hai capito che ciò che volevi fare o ciò che cercavi era arte?
Tutto è iniziato quand’ero piccolo, sin da quand’ero bambino sapevo cosa mi piaceva e cosa volevo fare, è avvenuto tutto naturalmente per me. E tanti indizi nella vita mi hanno fatto capire e mi hanno confermato che volevo fare l’artista, sono state come delle rivelazioni. Quand’ero piccolo, passavo molto tempo a fare dei disegni o delle piccole sculture, e la mia famiglia a volte mi diceva di andare a giocare con gli altri bambini, ma io mi annoiavo. Grazie al mio paese ho scoperto molto presto l’arte precolombiana che mi piace moltissimo e della quale si possono trovare molte influenze nei miei disegni.
Il disegno ha accompagnato tutta la mia giovinezza; poi sono entrato all’École Supérieure des Beaux-Arts di Tours, in Francia, dove ho avuto la possibilità di sperimentare di tutto, fotografia, video, performance e installazioni. La cosa curiosa è che ogni volta che dovevo presentare un lavoro, sia che fosse un’installazione o un video, facevo sempre dei disegni prima, dopo o durante; per me il disegno è una necessità, è il mio linguaggio, senza grammatica.

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Quindi per te ogni idea si traspone in un disegno?
Tutto è immagine per me; ma quello che mi ha colpito di più durante i miei studi a Tours è stato quando ho cominciato a lavorare con il sonoro, perché ho scoperto che i miei disegni sono sonori. Quando faccio un disegno la prima cosa che ascolto è la biro che produce un suono sulla carta e allo stesso tempo ogni oggetto che disegno ha il suo proprio suono, per esempio le cose che stanno volando nello spazio. Si tratta di disegnare il suono che può esserci in un luogo. A volte quando disegno ascolto anche della musica, soprattutto jazz, e cerco di seguire queste vibrazioni che rendono infine l’opera sonora più che rappresentativa. Per me ci sono due tipi di disegni, come nella letteratura ci sono la poesia e la prosa. Nella prosa tutto è detto e completamente ordinato, tutto ha un capo e una coda, mentre nella poesia un fiore può essere di tutti i colori e può stare nel cielo, nella poesia non tutto ciò che si dice ha un senso. Diciamo che il mio disegno è più nella poesia che nella prosa, perché nella poesia c’è musicalità, c’è ritmo, ed è questo che cerco, un’interpretazione dei suoni, il suono della strada o di un bar, il suono della vita reale.
Mi ricordo quando una volta sono andato al Louvre e ho visto La Mort de Sardanapale e ho capito come l’artista, Delacroix, dava l’interpretazione del suono; in primo piano c’è il cavallo che avanza, dopo le donne che gridano o che sono state ammazzate, in centro poi il re, in fondo la città che brucia, e allora si sente il suono del cavallo che galoppa, delle donne che urlano e del fuoco che arde. Poi ci sono anche quadri silenziosi come per esempio La Madeleine pénitente di Georges de la Tour dove la Maddalena nel buio guarda verso la candela con un teschio affianco, questo è un dipinto silenzioso. Anche il silenzio può essere la realtà dell’opera.

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Parlando del tuo nuovo progetto There is something wrong inside, ci puoi spiegare com’è nato?
In realtà sono stato ispirato da molte cose diverse, soprattutto dal film di Kubrick “Shining”, straordinario! Il suono in questo caso è fondamentale, se lo togliessimo il film diventerebbe quasi buffo, non farebbe più paura. Nell’Overlook Hotel ci sono molte porte e le cose che mi piacciono disegnare di più sono proprio il legno o le porte. Prendi per esempio una tavola di legno e toccala: fa un sacco di rumori, il legno ha un suono speciale. Ci sono anche degli strumenti fatti di legno, per esempio gli xilofoni. Il legno ha un suono molto caldo, meglio del metallo che ha un suono blu, il legno è ocre, giallo. Ho cominciato a disegnare queste porte e poi ho pensato che in fondo una porta non è altro che un’apertura, come gli occhi. Cosa vedono i tuoi occhi? quello che tu sei disposto a vedere. Quella è la porta che puoi decidere di aprire e se vuoi vedere oppure no, la porta è il simbolo di ciò, è il limite tra il dentro e il fuori.

Tu disegni prima a mano e poi rielabori il tratto al computer, è corretto?
Sì, comincio col disegno a mano, poi col mio bel computer lavoro a sistemarne i dettagli e il colore. Sono sempre stato attratto da ogni tipo di disegno. Ora che ho molto poco spazio (ho una casa piccolissima vivendo a Parigi) la cosa più facile per disegnare delle cose grandi è al computer, è molto più semplice. Alla base, disegno sempre nei quaderni, dove c’è una riga in mezzo, quindi devo sempre fare dei ritocchi fotografici per avere un bel disegno pulito, anche se questa linea al centro porta un certo equilibrio tra ciò che sta a sinistra e ciò che sta a destra. Come in un cervello, c’è una parte dove sta l’inconscio e un’altra dove sta la coscienza, ma qual è il limite tra i due? Una volta che ho scannerizzato il disegno lavoro a pulirlo dal grigio e dai colori per tenere solo il bianco e il nero, poi lo coloro con illustrator, perché sebbene il disegno sia alla base in bianco e nero appartiene sempre a un colore e a un suono, e viceversa. Quando metto il colore sulla carta e poi lo scannerizzo il colore perde, invece così sono molto più libero, posso cambiare i colori o eliminare delle parti del disegno che non voglio più. Il lavoro che faccio al computer è molto importante, come un artista usa l’acquarello o l’acrilico io uso il computer, è come un altro mezzo.

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Qual è il suono di There is something wrong inside?
Ogni singolo disegno ha un suo suono. C’è il suono del mulinello, o del legno che si sta rompendo in mille pezzi, c’è la musica della radio che allo stesso tempo viene ingurgitata dal mulinello, c’è la finestra aperta e l’aria che entra ma anche il vetro che si spezza, c’è la tensione della lampada che sta per essere staccata dal muro e che vibra come una corda, la tenda che svolazza per il vento. Oppure ci sono porte che sbattono e si chiudono da sole, porte che volano e che si scontrano.

Ci sono piuttosto disordine e movimento in questo mondo, vero?
Sì, niente sta in quiete, tutto è in flusso e movimento, basta pensare al momento in cui stiamo parlando adesso: noi siamo fermi ma tutto ciò che ci sta attorno è in cambiamento, tutto si muove. Il silenzio non esiste è solamente interno.

Cosa c’è di sbagliato?
Tutto in There is something wrong inside è sbagliato perché non c’è niente di vero. Ciò che noi diciamo essere falso o moralmente scorretto è sbagliato, allora in questi disegni tutto è completamente fuori posto, niente è reale, non c’è la realtà, non è la verità, è sbagliato. O sei nella via della verità o sei nella via sbagliata, io ho scelto di stare in quella sbagliata, quella in cui non c’è nessun senso.

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Felix Antonio Namen

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1 Comment

  1. Excelente entrevista. Me parece muy interesante el tema de los colores y las temperaturas de los sonidos! Abrazos!

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