Tomaso Binga in Carta da Parato

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Roma e Milano hanno da sempre un legame molto stretto per ciò che riguarda il panorama artistico-culturale. Chi le considera due tappe della stessa staffetta, chi antagoniste e chi erede una dell’altra. Di certo entrambe hanno dato, e continuano a dare, il loro contributo al mondo dell’arte contemporanea. In un certo senso si potrebbero considerare gemellate, almeno per ciò che riguarda la nuova esposizione inaugurata alla galleria Ciocca Arte Contemporanea di Milano, curata da Raffaella Perna e visitabile fino al 3 Giugno.

Un tuffo nostalgico nel mood delle performance anni Settanta, Carta da parato 40 anni dopo celebra l’evento realizzato nel 1976 dall’artista Tomaso Binga in un’abitazione privata romana. Roma e Milano come passato e presente di quest’esposizione, che allo stesso tempo propone una forma di dualismo, o di sdoppiamento, che si ritrova anche nell’anima dell’artista.

Tomaso Binga, infatti, è lo pseudonimo di Bianca Pucciarelli Menna, suo alter ego artistico usato per presentarsi in un periodo in cui le donne ancora faticavano a imporsi nell’arte. Tralasciando annotazioni su quello che in quarant’anni possa, o non possa, essere cambiato, la riflessione converge sul lavoro di una personalità poliedrica, affermatasi soprattutto come poetessa sonora, visiva e performativa, e sull’attualità dell’opera presentata nel 1976.

Seppur non nel medesimo modo, questo gioco d’identità ricorda la Rrose Sélavy duchampiana e quel suo gusto provocatorio. Carta da parato, infatti, metteva in risalto una condizione femminile diffusa, quella, cioè, di rimanere trasparenti in certi contesti. Ecco, dunque, perché la performance originale, oggi documentata attraverso riproduzioni fotografiche, proponeva l’artista con un vestito fatto con la stessa carta che ricopriva i muri della stanza, sulla quale Binga era intervenuta manualmente con segni grafici, per sottolineare che troppo spesso le donne, soprattutto in contesti uomo-centrici, si trasformano in tappezzeria o, per l’appunto, in carta da parati, finendo per scomparire, come accadeva spesso durante le feste da ballo. Per accentuarne l’effetto, poi, Binga, declamando ripetutamente, in quell’occasione, la poesia Io sono una carta, denunciava apertamente quella condizione.

Caratterizzata da una forte componente femminista, l’esposizione riproposta alla galleria Ciocca, rimane di attualità anche a distanza di quattro decadi, ribadendo nel bianco e nero delle foto e negli oggetti usati nella performance originale, su cui il tempo si è sedimentato, un carattere combattivo e determinato.

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Tomaso Binga, Carta da parato, 1976-1978

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Tomaso Binga, Donna in scatola N. 37, 1972

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Tomaso Binga, Carta da parato 40 anni dopo, allestimento mostra Ciocca Arte Contemporanea, Roma

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Tomaso Binga, Oggi spose, 1977, Foto by Roberto Bossaglia

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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