The Toolkit Festival – 2013

5. Ricardo O'Nascimento_Feather Tales_courtesy Andrea Avezzù

Abbiamo incontrato Martin Romeo artista multimediale e direttore artistico del Toolkit Festival di Venezia, oggi giunto alla sua terza edizione.

5. Ricardo O'Nascimento_Feather Tales_courtesy Andrea Avezzù

Ricardo O’Nascimento, Feather Tales. Courtesy Andrea Avezzù
 

Presentaci il Toolkit Festival, parlaci dell’edizione di quest’anno e di cosa prevedi per il futuro.
Il Toolkit Festival, dedicato all’arte interattiva, è la congiunzione tra scienza e arte, tra tecnologia ed estetica contemporanea. Presentare un festival come questo, che si pone l’obiettivo primario di interagire con lo spettatore, oggi è la mossa più avvincente e azzeccata. Anche quest’anno abbiamo creato un evento che si ramificava per la città veneziana, reso gratuito perché non ci potessero essere scuse nel non visitarlo. Con una rosa di soli artisti internazionali, abbiamo costruito una terza edizione di forte prestigio orientata fortemente all’estero, dove questo tipo di arte è più conosciuta. Abbiamo ospitato artisti provenienti dal Brasile, dal Messico, da Hong Kong … siamo molto soddisfatti che il Festival sia conosciuto così lontano da Venezia!
La prossima edizione la vedo molto forte, qualitativamente parlando, con sempre una maggior partecipazione di artisti provenienti da tutto il mondo. Il loro contribuito è fondamentale, per portare a Venezia le novità più sperimentali e innovative del settore. Vedo anche una serie di appuntamenti off che si dilagano durante l’anno, magari non solo a Venezia. Per i prossimi appuntamenti basta seguire il sito ufficiale del festival.

3. Robert Mathy_Volume_courtesy Andrea Avezzù

Robert Mathy. Volume. Courtesy Andrea Avezzù
 

Come nascono l’idea e l’esigenza di questo festival? Da dove deriva il nome Toolkit?
Il festival nasce dal bisogno di creare un appuntamento di confronto e opportunità per noi giovani artisti che lavoriamo con l’interattività, per capire quindi cosa succede sul versante tecnologico dell’arte contemporanea e riuscire a portare qui a Venezia le esperienze che accadono all’estero che hanno sicuramente maggiori stimoli da offrirci. Il nome Toolkit deriva da quei software solitamente impiegati per programmare; vedo il loro funzionamento e metodologia come una sorta di cassetta degli attrezzi (da qui l’unione tra tool e kit).

Che tipo di rapporto avete con le realtà espositive che ospitano il festival e qual è la risposta del pubblico?
Siamo molto riconoscenti nei confronti delle realtà che hanno ospitato il festival, in primis la galleria  A plus A e da quest’anno l’Officina delle Zattere. Penso che la chiave per il successo dell’arte, soprattutto quella contemporanea e nel nostro paese, sia la collaborazione tra diverse realtà e diversi campi artistici e il coinvolgimento del pubblico. In questo il festival s’impegna a sviluppare e approfondire per trovare la giusta interpretazione visiva.

8. Signal to Noise_Sonophore_courtesy Andrea Avezzù

Signal to Noise. Sonophore. Courtesy Andrea Avezzù
 

Parlaci dell’importanza (se c’è) dell’uso di internet e della comunicazione virtuale, in merito anche alla risposta di molti artisti stranieri.
La comunicazione è per lo più virtuale, partendo dall’application form per il festival fino al catalogo in digitale scaricabile dal nostro sito. La comunicazione in qualsiasi evento è tutto. Ovviamente è mediatica attraverso l’utilizzo di siti web, newsletter e social network e in questo modo la visibilità del festival raggiunge molte parti del mondo. A dimostrazione di questo sono state a oggi le richieste di partecipazione provenienti da oltre 50 nazionalità diverse.

Tu sei un artista, cosa cercate negli artisti che selezionate per il festival, cosa colpisce te o la giuria nella scelta di un lavoro?
Come artista capisco forse meglio le opere dal punto di vista della produzione, in questo senso gli artisti scelti credo siano avvantaggiati; insieme, troviamo la giusta fattibilità e collocazione per il loro lavoro. I giurati selezionano i partecipanti tra le varie candidature pervenute, quest’anno più di duecento, io poi tiro le somme per dare forma e concept alla mostra.

11. Lars Lundehave Hanses_Somewhere in Time_courtesy Andrea Avezzù (1)

Lars Lundehave Hanses. Somewhere in Time. Courtesy Andrea Avezzù 
 

Cosa di positivo evinci da questa esperienza e cosa di negativo. Ci sono degli ostacoli concettuali ed esperienziali nella gente nell’approcciare gli artisti presentati?
La difficoltà maggiore è stata avere un sostegno economico per la nostra iniziativa, forse siamo troppo giovani perché ci venga data fiducia? Abbiamo però grandi progetti, idee e ambizione e alla fine siamo riusciti lo stesso a creare qualcosa di veramente grande e importante anche quest’anno. Le persone hanno paura di rapportarsi con qualcosa che non conoscono, in questo caso le opere interattive, ma abituandola piano piano e presentando il festival una volta all’anno credo che questa diffidenza cada e il pubblico riconosca una nuova arte nel contemporaneo.

Un tuo punto di vista sulla realtà dell’arte contemporanea in Italia.
Quello che vedo è che spesso viene preso tutto per buono senza alcuna critica costruttiva. Sotto il nome dell’arte tutto è concesso. Per questo poi il pubblico, non abituato, non capisce la maggior parte delle opere contemporanee che trova esposte in giro. Uno dei grossi problemi dell’Italia, che io sento sulla mia pelle, è la poca spinta data ai giovani artisti; credo non siano promossi e sostenuti nella maniera corretta e messi in dialogo più spesso con realtà anche straniere.

Haberkorn (Morast),hertzianTales

Haberkorn (Morast),hertzianTales
 
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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

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