Torchio Talks alla Fondazione Bevilacqua La Masa. Intervista con Valerio Veneruso

Gabriele Longega 29,7 x 42 Linoleografia + stencil su xerografia

La Fondazione Bevilacqua La Masa ospita nel suo studio in residenza a Palazzo Carminati un ciclo di sette incontri che intervengono sullo spazio che la nuova grafica d’arte occupa nel contemporaneo. A curarlo è l’artista stesso ospite della Fondazione, e gli artisti invitati (Giuseppe Abate – Arianna Callegaro – Andrea Cazzagon – Collettivo Coyote – Alessandro Fogo – Gabriele Longega – Alessandro Palese), in occasione del proprio talk rendono visibile il processo stesso della stampa. Abbiamo incontrato Valerio Veneruso che ci ha spiegato il suo progetto.

Torchio Talks nasce come progetto artistico all’interno della residenza Bevilacqua La Masa. Quindi un lavoro che si occupa di curare una sezione e uno spazio per altri artisti… Qual è l’obiettivo, cosa lega gli artisti che hai selezionato e perché questa urgenza?
Il progetto TorchioTalks nasce sicuramente da un’esigenza, certo. L’intenzione alla base era quella di mettere in pratica una vera e propria indagine sul territorio veneziano per cercare di scovare giovani artisti che, come me, si ritrovano a concepire il fare artistico con metodologie eterogenee che includono inevitabilmente anche una certa attenzione nei confronti della grafica, delle tecniche di stampa, del design o dell’editoria indipendente. La problematica principale dell’intero progetto ruota sicuramente intorno al concetto di riconoscibilità o comunque intorno a quei meccanismi che spingono un artista a produrre solo ed esclusivamente certe cose e in determinate maniere. Ritenendomi fondamentalmente una persona creativa e molto curiosa continuo a riscontrare delle vere e proprie difficoltà quando si passa alla fase della produzione, dal momento che spesso la mia sensibilità mi porta verso soluzioni più vicine, in un certo senso, al mondo della grafica… dimensione che, paradossalmente, non viene ancora accettata completamente all’interno dei circuiti dell’arte contemporanea. Il motivo per cui si tende a fare delle distinzioni tra grafica e arte non mi è ancora del tutto chiaro visto che la storia dell’arte è piena di personaggi che hanno lavorato moltissimo con le tecniche di stampa, basti pensare a Durer, Rubens, Tiepolo, Goya, Warhol, etc. Inoltre non dimentichiamo che tutto è partito inevitabilmente da un segno grafico, se pensiamo per esempio alle pitture rupestri di Lascaux tutto sembra acquistare una sua logica. Quando si va a visitare la Biennale di Venezia e ci si ritrova all’interno della caffetteria dei Giardini a contemplare il lavoro di Thobias Rehberger perché si parla di opera d’arte e non di un prodotto grafico? Qual è il confine? Quali sono i limiti? TorchioTalks vuole capire proprio questo. Per quanto riguarda gli artisti scelti c’è da dire che con alcuni avevo già avuto modo in passato di portare avanti rapporti soprattutto professionali, questo ovviamente ha contribuito a rendere il lavoro della selezione un po’ più facile, altri invece ho avuto modo di conoscerli durante quest’anno. In ogni caso il filo conduttore che li lega tutti è decisamente l’approccio che hanno deciso di adottare nei confronti della produzione artistica. Bisogna inoltre dire però che nella selezione sono stato molto attento a contattare personalità molto differenti tra di loro, ad esempio per il prossimo incontro, previsto per giovedì 26 novembre, è stato invitato il Collettivo Coyote che si muove decisamente in maniera diversa da tutti gli ospiti precedenti. Ci tengo a ricordare anche gli altri artisti invitati: Giuseppe Abate, Arianna Callegaro, Andrea Cazzagon, Alessandro Fogo, Gabriele Longega, Alessandro Palese.

Il nome stesso muove da un mezzo, o meglio, da una tecnica specifica… quindi si tratta di conversazioni che riguardano la grafica d’arte contemporanea. Perché partire da un mezzo? Come è il suo utilizzo nello spazio artistico contemporaneo?
In realtà, come dicevo prima, l’elemento del torchio (e di conseguenza il titolo) è arrivato in un secondo momento… mi spiego meglio… Il progetto da me presentato prevedeva inizialmente un semplice talk con determinati artisti, quando poi mi è stato assegnato l’atelier presso il Palazzo Carminati e ho visto che al suo interno vi era un torchio calcografico praticamente inutilizzato mi è venuta la voglia di riattivarlo includendolo all’interno del progetto. In questo modo ho potuto invitare gli artisti a usarlo per produrre in tempo reale dei lavori concepiti appositamente per gli incontri, rendendo così più dinamico e interessante ogni appuntamento. A ogni artista ho lasciato praticamente carta bianca sia per integrare la propria ricerca all’interno di questa esperienza, che per evitare di lavorare esclusivamente con poche modalità tradizionali. Mi viene da pensare per esempio a Giuseppe Abate che da un’incisione fatta con la tecnica ceramolle su zinco è riuscito a ricavarne un pop-up, a Gabriele Longega che ha unito tra di loro il linoleum, gli stencil e la fotocopia o ad Arianna Callegaro che ha usato il torchio fondamentalmente per pressare su stoffa delle verdure impregnate di colore acrilico. A proposito del titolo posso dire che mi piaceva molto il suono determinato dall’accostamento tra un nome italiano e un termine inglese, la ripetizione della lettera “T” e l’idea non solo che quel torchio avesse ancora qualcosa da dire, ma che gli stessi artisti fossero in qualche modo costretti a dire la propria opinione a riguardo… “sotto torchio” appunto. “Purtroppo” con l’avanzare delle nuove tecnologie alcuni strumenti risultano per forza di cose obsoleti e destinati magari solo a determinate discipline (come quelle didattiche o laboratoriali), questo non preclude comunque la possibilità di riprenderli per produrre qualcosa di nuovo e di altro. Come conclusione di TorchioTalks verrà allestita una mostra, all’interno del mio studio, proprio per far vedere tutto ciò che è stato possibile realizzare, con una strumentazione simile, in occasione di questi sette incontri.

Durante il primo talk hai parlato delle difficoltà che accompagna la multidisciplinarietà e la versatilità dell’artista contemporaneo, come se, difatti la non specializzazione in un campo preciso fosse più un problema piuttosto che una virtù adattiva. Puoi spiegarlo meglio?
Sì, purtroppo il rischio è proprio quello di potersi “distrarre” allontanandosi così magari da una ricerca prettamente stilistica, ma d’altro canto perché auto limitarsi se invece si avverte la necessità di esprimersi con modalità differenti? Forse la chiave sta nel riuscire a integrare in maniera armonica tutti gli input che si ricevono… poi è chiaro, è sempre tutto un po’ soggettivo e dipende tanto dagli obiettivi che ci si prefigge… iniziare a capirli è già un buon primo passo!

Torchio Talks a cura di Valerio Veneruso
Giovedì 26 Novembre dalle ore 18:00 alle ore 20:00
Palazzo Carminati – Atelier degli artisti Bevilacqua La Masa
Santa Croce 1882/a, Venezia

Giuseppe Abate- Ceramolle su carta ritagliata e incollata su cartoncino nero 21 x 29,7cm (aperto)

Giuseppe Abate, Ceramolle su carta ritagliata e incollata su cartoncino nero

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Andrea Cazzagon, xilografia a 2 colori su carta rosaspina

Foto- Giulia Meloni

Torchio Talks, Foto Giulia Meloni
 
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Valentina Dell'Aquila

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