L’ambiguità comportamentale e la “trasformazione” del punto di vista: Transformers al MAXXI.

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Il Nord America, l’Italia, la Corea e la Francia sono le nazioni protagoniste della mostra “Transformers”, ospitata al Maxxi di Roma dall’11 novembre 2015 al 28 febbraio 2016. La sfida, lanciata, accolta e vinta dai quattro artisti esponenti, è stata quella di creare forti sinergie tra l’arte e il design, in grado di affrontare i problemi che affliggono la nostra società, come le crisi economiche, l’immigrazione e la trasformazione delle nostre esistenze, con idee sperimentali e secondo punti di vista alternativi. Nell’era della trasformazione globale, dove il mondo digitale si sovrappone, e delle volte anche sostituisce, a quello analogico, i paradigmi e i valori della nostra esistenza vengono alterati e scardinati in maniera rivoluzionaria. Il coreano Choi Jeong-hwa, il messicano Pedro Reyes, l’italiano Martino Gamper e il franco-portoghese Didier Fiuza sono gli attori e i promotori di un movimento creativo dinamico, in grado di creare spazi sociali innovativi e nuovi valori estetici, seppur derivanti da diverse condizioni storiche.

Subito dopo aver varcato i cancelli del Maxxi, l’installazione Golden Lotus di Choi Jeong-hwa vi darà il benvenuto, una sensazione di calma e serenità, data dal movimento dei petali dorati di un gigantesco fiore di plastica, di 10 metri di diametro, inviterà tutti i visitatori a soffermarsi con calma sulla propria esistenza e a riflettere sui buoni valori della vita. Caratteristica peculiaria della pratica artistica di Choi è, infatti, la ricerca sul nuovo significato da dare agli oggetti di scarto, provenienti dalla nostra vita quotidiana: “Prima di tutto la plastica non si decompone. Io contemplo molto la differenza tra un fiore reale e un fiore di plastica. Il fiore reale può decomporsi e deteriorarsi in poco tempo, ma il fiore di plastica è immortale. E la cosa interessante è che un fiore finto potrebbe apparire reale e un fiore reale potrebbe apparire finto. Io mi diverto con questi concetti di plastica, reale, finto… Un’altra cosa è che a me piace collezionare vecchia plastica. Quando guardo la mia collezione, ricevo sempre un sacco di idee”. Le installazioni coreane ci fanno, quindi, guardare gli oggetti e tutti i materiali da una nuova prospettiva e ci rendono protagonisti di questo nuovo modo di vivere.

All’interno del percorso espositivo veniamo subito rapiti da una cascata di perle colorate, luccicanti, che suggerisce l’immersione tra miriadi di costellazioni, Cosmos e siamo invitati a perderci e girovagare tra svariati scolapasta di colore verde, che simulano una foresta verde sospesa, Hubble Bubble. Più che lanciare un messaggio di salvaguardia ambientale, Choi vuole esplorare la nostra maniera di consumare gli oggetti e i materiali di ogni giorno e delimitare i confini di ciò che l’arte è e di cosa realmente può essere. “Il tuo shopping è la mia arte” è diventato lo slogan per eccellenza della sua poetica artistica: l’abbondanza materiale della società consumistica è l’ispirazione delle sue opere, che diventano un simbolo in ogni parte del mondo. Allo stesso modo, l’architetto messicano, Pedro Reyes, vuole che i visitatori cambino la normale percezione del mondo e attraverso un’attenta analisi degli schemi comportamentali e sociali d’interazione tra persone, crea delle installazioni, che diventano veri e propri progetti riflessivi. Disarm Instrument raggruppa cinque sculture di strumenti musicali, realizzate con i resti delle armi raccolte e distrutte dall’esercito messicano, che riproducono musica e veicolano un messaggio di pace. Da sempre intento a sfidare le convenzioni, l’artista studia l’ambiguità presente nei comportamenti umani e vuole che il fruitore attivi nella sua mente un concreto processo di riflessione. Trasformare le armi in un’orchestra musicale di pace è una sfida che concretamente è ancora difficile da vincere, ma se ognuno di noi iniziasse a cambiare il proprio punto di vista, forse qualcosa potrebbe piano, piano mutarsi.

Tra la Corea e il Messico, s’inserisce anche l’installazione italiana di Martino Gamper, formatosi sotto l’insegnamento del grande Michelangelo Pistoletto, con l’opera PostForm; dove una collezione di sedie, pronte a essere utilizzate dal visitatore, diviene protagonista di trasformazione e di work in progress da parte del fruitore, che è appunto invitato a trasformare l’ordine prestabilito. La stessa attenta analisi di una diversa percezione del mondo è svolta dal designer, artista e architetto Didier Fiuza Faustino, con l’installazione Lampedusa, che conclude il percorso espositivo. Il visitatore vivrà una sensazione di spaesamento, trovandosi dinanzi a un gigantesco boa in polistirolo che ci segnala la presenza di una riproduzione digitale del celebre dipinto, La zattera della Medusa, di Théodore Géricalut. L’opera vuole essere una tragica riflessione sui drammatici eventi che hanno colpito i migranti africani in viaggio verso l’Europa, mettendo in discussione le soluzioni date dalle politiche europee. La poetica artistica di Faustino nasce da un messaggio di denuncia contro il malfunzionamento del tessuto politico-sociale e si propone l’utilizzo del corpo come strumento di conoscenza e dello spazio come luogo per agire. Anche il suo lavoro, Explorers, esposto in mostra ma realizzato, su commissione del governo cubano, agli inizi degli anni Settanta, per la la Scuola del Balletto dell’Avana, rappresenta un esempio del fallimento dell’architettura; il complesso architettonico della Scuola è stato lasciato in stato di rovina, ancor prima di essere completato. Trasformando il senso comune e scavalcando i confini dell’ovvietà e dell’abitudine, l’architetto francese si interroga sulle relazioni interconnesse tra il corpo e lo spazio, cercando una risposta, sulle convenzioni sociali e le contraddizioni del reale, che si “transforma” in un vero e proprio punto interrogativo.

Annaida Mari

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MAXXI_, ransformers, ChoiJeongHwa. Photo Musacchio Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI

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MAXXI, Transformers, ChoiJeongHwa. Photo Musacchio Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI

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MAXXI, Transformers, ChoiJeongHwa. Photo Musacchio Ianniello, courtesy Fondazione MAXXI
 

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