Tre mostre per Continua: Reynier Leyva Novo – Juan Araujo – Qiu Zhijie

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Come ormai accade già da tempo, nel pittoresco borgo medievale di San Gimignano, gli opening della Galleria Continua si trasformano in un grande evento d’arte che attira, da ogni dove, un numero costantemente in crescita di visitatori. L’occasione per rinnovare questo “rituale” è stata l’ultima inaugurazione del 13 febbraio che ha offerto la possibilità al triumvirato composto da Cristiani, Fiaschi, Rigillo, di presentare le mostre personali di Reynier Leyva Novo (L’Avana, Cuba, 1983), Juan Araujo (Caracas, Venezuela, 1971), Qiu Zhijie (Zhengzhou, Cina, 1969). Tre artisti diversi sia per provenienza che per modus operandi, capaci di raccontare attraverso l’opera differenti modalità di relazionarsi alla propria cultura e alla storia, cogliendo la propria esperienza del mondo, nel mondo stesso.

Se per Juan Araujo è la prima esposizione in Italia, Reynier Leyva Novo aveva già firmato la sua presenza nel 2011 al Padiglione dell’America Latina e Qiu Zhijie, invece, lo avevamo visto alla Querini Stampalia nel 2013 e nel 2015 alle Corderie dell’Arsenale, sempre a Venezia, con l’affascinante installazione ambientale inserita nel percorso ideato da Okwui Enwezor nell’ultima Biennale d’Arte All the World’s Futures. Più volte definito artista a tutto tondo, Qiu Zhijie, pare incarnare l’artista rinascimentale, teorico colto, abile calligrafo, attivista politico, che grazie a una personale attitudine, intende la pratica artistica come il naturale frutto del sodalizio tra creazione ex novo e rielaborazione di quanto già esistente, tutto fortemente intrecciato alla vita quotidiana, infatti egli stesso afferma che “L’arte non riguarda solo l’opera prodotta, ma anche l’ambiente più generale a cui l’opera reagisce”.

A San Gimignano l’artista cinese presenta Racing against Time, una mostra che occupa lo spazio situato dietro alle quinte teatrali e la platea della galleria, stravolgendo di quest’ultima (come già accaduto in passato con altri artisti) la morfologia per trasformarla in una sorta di scavo archeologico. L’ampia pavimentazione in legno accoglie, dunque, circoscritte aree di forma quadrangolare dalle dimensioni variabili disposte in maniera asimmetrica su tutta la superficie calpestabile e all’interno delle quali Qiu Zhijie ha realizzato dei “bassorilievi” monocromatici in carta e china con la tecnica secolare del tamponamento con spugna. Sulle pareti invece un ciclo di grandi “paesaggi”, eseguiti con la medesima tecnica, dal titolo Evolution, argomenta la narrazione visiva per associazioni simboliche. Gli eleganti rilievi di carta, alcuni cosparsi di fossili, simboli araldici, frammenti di manufatti, motivi vegetali o animali diventano un mondo di forme e contenuti che dall’oblio accedono al mondo del visibile per farsi conoscere e interpretare, informandoci della lotta dei poteri e la guerra tra gli imperi.

Negli spazi adiacenti invece Juan Araujo presenta Walled – in Shut, una mostra precisa e accattivante, ispirata al viaggio in Italia fatto da Mark Rothko nel 1959, periodo in cui stava lavorando, già da un anno, al ciclo di pitture commissionatogli da Mies van der Rohe per il ristorante Four Seasons nel Seagram Building di New York. A dichiarare esplicitamente l’influenza esercitata dalle “visioni” italiane della Villa dei Misteri di Pompei e della Biblioteca Laurenziana a Firenze lo stesso Rothko, che scoprì delle copiose attinenze tra il suo ciclo pittorico in corso d’opera e i tesori visitati. Da questo punto Juan Araujo parte per costruire un progetto legato alla propria esperienza personale che in maniera empatica con quanto provato da Rothko in Italia, vede originare la sua genesi da una serie d’immagini fotografiche che editate manualmente, subiscono il prelievo di una porzione successivamente messa a fuoco e riprodotta. Ne risulta il particolare di una nuova immagine che conserva in se tutte le caratteristiche di quella originale. Il suo è un operare meticoloso, attento al dettaglio che nella formazione dell’immagine ri-prodotta attua un duplice risultato attivato dal gesto che nella definizione dell’atto crea l’immagine non più soltanto come copia ottimale del reale ma assume la valenza di nuovo frammento pittorico includendolo.

Conclude il percorso il giovane Reynier Leyva Novo, erede dei grandi temi legati alla storia, alla politica e all’economia, nazionale e internazionale, la cui pratica fa “funzionare” le forme secondo uno schema preciso reso possibile grazie alle numerose e misurate collaborazioni di molteplici professionalità di cui le sue ricerche spesso si avvalgono. Se Reynier Leyva Novo negli spazi delle cisterne trasforma l’acciaio estratto dalle armi per ri-fonderlo e plasmarlo fino all’antitetica realizzazione di utensili innocui legati al quotidiano (forconi, pale, picconi) nella sala accanto presenta El beso de Cristal, dove 70 bicchieri in cristallo posti su una mensola angolare e recanti i ritratti dei presidenti americani e cubani inscenano un poetico incontro – un brindisi o meglio un bacio metaforico – tra due paesi “nemici” dall’embargo del 1962 fino a quando Obama nel dicembre 2014 non vi ha posto fine. All’arco dei Becci invece Novo utilizza il software INk 1.0 – creato per calcolare area, volume e peso dei testi originali digitalizzati – per ri-elaborare i 12 documenti ufficiali che sancirono la fine dei conflitti più cruenti del XX secolo, dalla Guerra Ispano-Cubana (Trattato di Parigi, 1898) alla Guerra in Iraq (Discorso di Obama da Fort Bragg, 2011). Interessante ne risulta l’esito formale, rigoroso e pulito, tradotto in 12 rettangoli (12 Guerras) di grandezze diverse realizzati con l’inchiostro tipografico direttamente sulla parete grazie ai quali è possibile in base alla loro area, analizzare in un confronto diretto e immediato il “peso” delle vittime che tali documenti hanno rivelato. Completano la sala espositiva El peso de la muerte (che da il titolo alla mostra), sequenza di 10 pesi da bilancia da 1 g a 1 kg ottenuti dalla fusione di vere pallottole in ottone e No me guardes si me muero, teca a base rettangolare in vetro che contiene, conserva ed espone le ceneri della combustione dell’opera completa di José Martí scrittore, poeta, politico, leader del movimento per l’indipendenza cubana nonché eroe nazionale.

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Reynier Leyva Novo, El peso de la muerte (serie de pesas de 1 g. a 1 Kg fundidas con latón de balas), 2016. Cast Brass, Variable dimensions. Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Ela Bialkowska

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Qiu Zhijie, Veduta della mostra ‘Racing against time’. GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, 2016. Exhibition view Racing against time’. Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Ela Bialkowska

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Reynier Leyva Novo, Veduta della mostra ‘El peso de la muerte’. GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, 2016. Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Ela Bialkowska

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Juan Araujo, Veduta della mostra ‘walled-in shut’. GALLERIA CONTINUA, San Gimignano, 2016. Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Ela Bialkowska

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Reynier Leyva Novo, 12 Guerras, serie El peso de la Muerte (detail), 2016. Lithographic ink on the wall, texts. Processed by Ink 1.0, variable dimensions. Courtesy: GALLERIA CONTINUA, San Gimignano / Beijing / Les Moulins / Habana. Photo by: Ela Bialkowska

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Gino Pisapia

classe 1981, è critico d’arte e curatore indipendente. Il suo interesse principale si rivolge all'indagine, alla ricerca e all'approfondimento delle più recenti esperienze artistiche, legate alle infinite possibilità del contemporaneo. Il suo approccio alla curatela si muove tra innovazione e tradizione, tra antropologia e sociologia ma anche tra musica, cinema e performance. Tali interessi hanno orientato negli anni la sua ricerca verso obiettivi differenti capaci di mettere in luce una pratica curatoriale che accentra il concetto di collaborazione e costruzione dell'esposizione in stretta relazione con gli artisti.

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