“Trittico”: il nuovo format espositivo alla Fondazione Prada

4 Pino Pascali, Pinne di Pescecane (1966) Veduta progetto “Trittico”. Foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

“Tritico” è il titolo del nuovo format espositivo, concepito dal Thought Council composto attualmente da Shumon Basar, Cédric Libert, Elvira Dyagani Ose, Dieter Roelstraete, per gli spazi della Cisterna della Fondazione Prada. Inaugurato lo scorso maggio, il progetto si sviluppa all’interno di un edificio costituito da tre ampi ambienti verticali che un tempo ospitavano dei serbatoi per la produzione di distillati. Ancora una volta la parola chiave è “rilettura”, tanto degli spazi quanto della prestigiosa collezione della maison. “Trittico” infatti riunisce tre lavori selezionati dalla Collezione Prada che vengono esposti a rotazione. Fino allo scorso 18 novembre, gli spazi hanno accolto la seconda selezione del progetto, con le opere Untitled (2002) di Tom Friedman, Lost Love (2000) di Damien Hirst e Pinne di Pescecane (1966) di Pino Pascali, proseguendo così la narrazione avviata con la prima serie che presentava Case II (1968) di Eva Hesse e 1 Metro Cubo di Terra (1967) di Pino Pascali insieme a Lost Love, e anticipando la successiva attualmente in corso fino al 10 gennaio con Did you know I am single too? (2014) di Paola Pivi e Turisti (1997) di Maurizio Cattelan, accanto all’installazione Lost Love (2000), di Damien Hirst.

“Se nella prima selezione le opere erano come tre cubi in un ordine disordinato – dichiara il team curatoriale del progetto – nel nuovo allestimento la forma del cubo è frantumata e l’entropia è spinta verso confini ambigui”. Così ritroviamo anche in questo ciclo espositivo l’ecosistema autosufficiente presente nell’acquario di Hirst, affiancato al moto caotico di pittogrammi plastici realizzato da Friedman e alle “pinne di pescecane” di Pascali, che emergono con aria minacciosa dal pavimento. Il lavoro di Hirst è indubbiamente quello che suscita il maggiore impatto visivo. L’opera, realizzata nel 2000, è composta da vetro, acciaio verniciato, silicone, acqua, un sistema per acquario, pesci tropicali vivi, ghiaia ma anche una poltrona ginecologica, un carrello con un piano in vetro, varie attrezzature medico-chirugiche, un camice da laboratorio e ancora una borsa, un paio di scarpe, un orologio, una collana di perle e svariati anelli d’oro. Occorre ricordare che l’artista inglese  non è certo un estraneo in casa Prada: nel 1996 Hirst collaborò con Miuccia ad un progetto espositivo per la Biennale di Firenze curata da Germano Celant  e dedicata al rapporto tra arte e moda.

Al di là della sorprese e dell’intrattenimento generale, le opere risultano collocate ognuna all’interno di un ambiente specifico. Ciò permette allo spettatore di entrare in relazione con ciascuna di esse e allo stesso tempo di proseguire lungo l’itinerario alla scoperta delle successive. Il progetto infatti si sviluppa secondo alcune idee fondanti che vedono l’esperienza dell’arte, sia essa appartenente a epoche passate o contemporanee, in termini relazionali. Lo spirito dell’iniziativa è anche quello di fornire delle linee guida interpretative inedite che siano in grado di andare oltre la mera lettura tradizionale delle opere. Concentrandosi su tre lavori alla volta, “Trittico” rivela similitudini inaspettate tra artisti e pratiche apparentemente diverse, facendo emergere l’importanza dell’esperienza artistica, vissuta in prima persona e in condizioni diverse rispetto al solito canone museale. Il progetto si presenta dunque come un’esperienza sensoriale inaspettata, per una tridimensionalità quasi tangibile fatta di verticalità e illuminazione rarefatta, che consente al visitatore d’immergersi all’interno di una realtà suggestiva, in linea con lo stile riconoscibile e affascinante della padrona di casa.

TRITTICO
A cura del Thought Council
Fino al 10 gennaio 2016
Fondazione Prada, Largo Isarco, 2, Milano
www.fondazioneprada.org

2 Damien Hirst, Lost Love (2000) Veduta progetto “Trittico”. Foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

Damien Hirst, Lost Love (2000) Veduta progetto “Trittico”. Foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

Tom Friedman, Untitled (2002) Veduta progetto “Trittico”. Foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

Tom Friedman, Untitled (2002) Veduta progetto “Trittico”. Foto Attilio Maranzano, Courtesy Fondazione Prada

TRITTICO from Fondazione Prada on Vimeo.*Il video presenta le opere relative al primo ciclo del progetto con le opere di Pino Pascali, 1 metro cubo di terra (1967), Eva Hesse, con l’opera dal titolo Case II (1968) e di Damien Hirst con Lost Love (2000). Courtesy Fondazione Prada

The following two tabs change content below.

Davide Mariani

Dottorando in storia dell’arte contemporanea presso la Scuola di Dottorato in scienze dei sistemi culturali del Dipartimento di Scienze Umanistiche e Sociali dell’Università degli Studi di Sassari. Parallelamente svolge l’attività di curatore indipendente attraverso la realizzazione di progetti espositivi in spazi pubblici e privati. I suoi interessi di ricerca sono principalmente la commistione tra le arti, in particolare gli sconfinamenti tra arte, moda e design, e la scultura italiana del XX secolo. Si è occupato inoltre di ceramica artistica e artigianato del Novecento.

Rispondi