Turner Prize 2014

Il Turner Prize 2014 ci sorprende per la notevole presenza del mezzo video nelle sue più sperimentali interpretazioni, e per l’attenzione al sonoro, il leit-motiv che sottende la mostra degli artisti finalisti alla Tate Britain, mentre solo nelle sale espositive circostanti, si celebra il genio inglese di Turner con una retrospettiva dedicata alle ultime opere. In quest’occasione il Premio celebra 30 anni dalla fondazione avvenuta nel 1984 da parte dei Patroni della Nuova Arte, membri della Tate Gallery, al fine di sostenere lo sviluppo dell’Arte Contemporanea, sollevando dagli esordi un sentito interesse, non senza vivaci controversie.

La cerimonia di premiazione, tra gli eventi più posh del jet-set britannico, è avvenuta il 1 dicembre; ad annunciare il vincitore, l’attore candidato all’Oscar, Chiwetel Ejiofor, per il film 12 Anni Schiavo diretto da Steve Mc Queen, già noto per essersi aggiudicato il medesimo premio nel 1999, con un’opera di videoarte. Prima di sapere chi ha raggiunto la cima dell’Olimpo, ci immergiamo nella mostra degli artisti finalisti, in corso fino al 4 gennaio 2015 alla Tate Britain. A inaugurare l’edizione del 2014, il flusso d’immagini in bianco/nero di James Richards (1983, Cardiff), nominato in seguito alla partecipazione per la 55.ma Biennale di Venezia, Il Palazzo Enciclopedico; l’artista presenta un approccio seducente e singolare nel montaggio d’immagini al limite dell’esperienza estetica e vouyeristica, insinuando un cortocircuito di riferimenti e citazioni regolate dallo sguardo. Il taglio di Rosebud, 2013 e The Screen, 2013 allude a un’operare chirurgico tra le immagini – è il caso, ad esempio, del primo video in cui la ricerca artistica si concentra sul materiale proveniente da una biblioteca di Storia dell’Arte a Tokyo – alla ricerca del dettaglio ultimo in cui esprimere la massima tensione estetica, emotiva e psicologica: emblematica è l’immagine di due mani femminili che ruotano elegantemente, ripetendo una circolarità del tempo e una contraddistinta gestualità espressiva, suggerite dal sonoro.

Palpabile è l’interesse di Tris Vonna-Michell (1982, Southend) per l’evocazione narrativa, enfatizzata dalla ripetizione ossessiva, performativa di registrazioni audio: video e immagine seguono ritmi differenti, rispettivamente lineare nel visivo, emotivo nel sonoro, fino a fondersi di maniera complementare nelle immagini. La composizione multilayered delle immagini video, come per Finding Chopin, 2012 e Post Script (Berlin), 2013  è solo l’ultimo aspetto della ricerca archeologica che l’artista persegue reinterpretando storicamente figure e avvenimenti: è così per la rievocazione del poeta d’avanguardia francese Henri Chopin (1922-2008) e per il ritratto di una Berlino, successivo al secondo conflitto mondiale.  Nel complesso, sono suggestioni romantiche quelle di Tris Vonna-Michell che enfatizza  il potere delle immagini e delle parole attraverso gli oggetti, emozionando; a corollario dei video, frammenti d’immagini e materiali, compongono le sezioni addendum: una esplicita dichiarazione della pratica artistica intesa come ricerca.

L’orizzonte, sembra spostarsi a nord nell’ultima sezione della mostra, incontrando due esponenti  provenienti dalle scuole scozzesi, dove sembra scorgersi un interessante dibattito in corso,  tra innovazione e tradizione. È il caso di Ciara Philips (1976 Canada, vive e lavora a Glasgow), che rinnova il linguaggio della Stampa attraverso le diverse applicazioni serigrafiche, tessili, fotografiche, murali o sperimentali. L’artista si distingue per un approccio partecipativo, ispirato all’educatrice Corita Kent (1918-1986) il cui contributo artistico e intellettuale è stato fondamentale per la definizione dell’immaginario collettivo durante gli anni ’60 negli USA. Con gli stessi intenti, Ciara Philipps propone l’idea di workshop partecipativi attraverso le tecniche della stampa; ne è un esempio l’opera in mostra Workshop: Things shared e Things to discuss, 2010 in cui l’artista visualizza concetti, parole e suggerimenti di un gruppo di partecipanti al workshop. Attorno a questo nucleo, l’installazione occupa l’intera sala, giocando in bilico tra Printmaking e Scultura al fine di creare consapevolezza delle infinite possibilità della Stampa, come in Ok, Now Questions, 2014.

Infine, il vincitore del Turner Prize 2014: Duncan Campell (Dublino, 1972), film-maker, premiato per l’opera It for Others, 2013, che interroga il valore specifico delle opere d’arte e dei manufatti, quando de-contestualizzati dal luogo d’origine, attraverso riferimenti e citazioni interdisciplinari come per il lavoro coreografico di Micheal Clark. Nominato per il contributo al Padiglione Scozzese nel corso dell’ultima Biennale di Venezia, Duncan Campell si contraddistingue per un approccio avanguardista al mezzo filmico, attraverso cui interroga, critica e decostruisce convenzioni sociali. Misurando ponderatamente narrazione, critica, avanguardia, arte concettuale e pop, il video ha una sorprendente capacità di tenere lo spettatore incollato allo schermo e  coinvolgerlo nel dibattito, che il verdetto della giuria così giustifica: “un’eccezionale dedizione nel comporre un lavoro che parli della costruzione del valore e del messaggio dell’opera d’arte attraverso modi attuali e convincenti”.

Le reazioni sono molteplici. Se la critica non sembra troppo apprezzare riferimenti ai meccanismi che sottendono il circuito e il commercio dell’arte contemporanea investigati da Campell, la stampa britannica si sofferma a commentare le sfumature e i toni pacati della mostra espositiva, chiedendosi se l’arte abbia esaurito la capacità di shoccare. Sembra che la verve che ha contraddistinto gli Young British Artists negli anni ’90, stia lasciando spazio a una nuova generazione di artisti che integrano ricerca e sperimentazione; nel complesso, una nuova direzione in cui qualità, teoria e sensibilità estetica, attenzione al mezzo e alla pratica, s’incrociano.

Turner Prize 2014
Tate Britain, 30 Settembre 2014 – 4 Gennaio 2015
Cerimonia di Premizazione 1 Dicembre 2014
http://www.tate.org.uk/context-comment/articles/turner-prize-2014-winner

1. James Richards, Rosebud Rosebud 2013 Courtesy the artist, Cabinet, London and Rodeo, IstanbulJames Richards, Rosebud 2013. Courtesy the artist, Cabinet, London and Rodeo, Istanbul

4. Duncan Campbell, It for Others 2013 It for Others 2013 16mm film transferred to digital video Courtesy the artist and Rodeo GalleryDuncan Campbell, It for Others 2013. 16mm film transferred to digital video. Courtesy the artist and Rodeo Gallery

3. Ciara Phillips, Things put together 2013 Things put together (detail) 2013 Courtesy the artistCiara Phillips, Things put together (detail) 2013. Courtesy the artist

2. Tris Vonna-Michell, Source material 2014 Source material 2014 Courtesy the artistTris Vonna-Michell, Source material 2014. Courtesy the artist

6. Turner Prize 2014 installation shot Turner Prize installation shot - Ciara Phillips Things Shared 2014 Copyright the artist Courtesy Tate PhotographyTurner Prize 2014. Turner Prize installation shot – Ciara Phillips Things Shared 2014. Copyright the artist. Courtesy Tate Photography

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è interessata agli aspetti Visivi, Verbali e Testuali che intercorrono nelle Arti Moderne Contemporanee. Da studi storico-artistici presso l’Università Cà Foscari, Venezia, si è specializzata nella didattica e pratica curatoriale, presso lo IED, Roma, e Christie’s Londra. L’ambito della sua attività di ricerca si concentra sul tema della Luce dagli anni ’50 alle manifestazioni emergenti, considerando ontologicamente aspetti artistici, fenomenologici e d’innovazione visuale.

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