Tutti i volti di David Bailey

Direttamente dalla National Portrait Gallery di Londra arriva al Pac di Milano Stardust, la mostra più completa di uno dei più celebri fotografi del novecento. L’esposizione, curata dallo stesso Bailey, presenta tutto il percorso artistico del fotografo inglese, un percorso che sembra abbracciare idealmente la storia della fotografia.Nella sezione Revolution, titolo del film di Hugh Hudson, troviamo la volontà di Bailey, invitato per realizzare la locandina del lungometraggio, di creare delle fotografie stilisticamente affini all’ambientazione storica del film, quindi pensate e realizzate come dei dagherrotipi. Nella sezione dedicata alla moglie, Chaterine Bailey, invece abbiamo un gruppo di opere di piccolo formato realizzate alla maniera delle carte de visite, inventate da Disderi a metà ottocento per i borghesi alla moda che volevano approfittare, senza però un esborso troppo oneroso, delle capacità del mezzo fotografico. Sempre in questa sezione abbiamo delle fotografie che incarnano quel gusto pittoralista tipico dei fotografi di fine ottocento, inclini all’imitazione della pittura nello scopo di perseguire una pari dignità artistica. Spostandoci nella sezione Est End troviamo David Bailey assorto in esperienze fotografiche affini a quelle di Atget e Brassai, entrambi suoi dichiarati maestri che avrà anche modo di fotografare, dove il quartiere dell’adolescenza londinese del fotografo viene ritratto in tutto il suo degrado. Si arriva così al Box of Pin-Ups dove Bailey concretizza a tutti gli effetti il linguaggio che lo ha reso famoso in tutto il mondo fotografando la Swinging London degli anni sessanta.

Nella mostra non mancano di certo all’appello tutta la serie di personaggi famosi fotografati da Bailey lungo tutto il corso della vita, a partire da John Lennon, Paul McCartney, i Rolling Stone, Andy Wharol, Salvator Dali per proseguire con i Queen, David Bowie, Jhonny Deep e Jack Nicholson. Non manca nemmeno una sezione dedicata a uno dei progetti più famosi del fotografo, Democracy, dove Bailey usa il suo personalissimo stile ritrattistico per fotografare persone comuni nude. Un tributo immancabile è quello che Bailey fa alla fotografia di moda che ha contribuito in maniera decisiva, con i suoi servizi per Vouge, a renderlo famoso in tutto il mondo. Oltre a presentare tutte le sfumature linguistiche della sua opera, l’artista inglese non manca di presentare anche la propria ricerca più specificamente tecnica, infatti nella sezione 11 x 14, vengono presentate una serie di fotografie realizzate negli anni settanta con una macchina fotografica unica, rarissima in europa.

Una ricerca che non si esaurisce nel tempo, infatti recentissime sono le fotografie della sezione Camera Phone, realizzate con il cellulare nella notte londinese, dove non manca il solito tocco di Bailey. Cospicue e corpose sono le fotografie realizzate in giro per il mondo, con un piglio da fotoreporter ma con un personalissimo stile ritrattistico. Il fotografo inglese infatti dedica un serie molto importante alla tragedia del Sudan, reportage realizzato per attirare l’attenzione dell’ONU sugli avvenimenti dello stato centro africano. L’interesse di Bailey investe anche gli Aborigeni australiani, la Papa Nuova Guinea e la capitale del subcontinente indiano Delhi. Stardust, non esalta sotto il punto di vista dell’allestimento, ma rappresenta sicuramente una occasione preziosa per “toccare con mano” l’opera di uno dei fotografi più famosi ancora in vita, assorbirne il linguaggio all’apparenza banale, e conoscere aspetti inediti, o meno conosciuti di David Bailey che in questa mostra ha voluto sicuramente mostrarsi in tutta la sua caleidoscopica abilità nel catturare, con un invisibile ma fortissima personalità, tutti e tutto ciò che ha voluto fotografare.

Dario Moalli

David Bailey

David Bailey

David Baley, Catherine Baley, 1992. Courtesy PAC Milano

David Bailey

David Baley, John Lennon and Paul McCartney, 1965. Courtesy PAC Milano

The following two tabs change content below.
Juliet Art Magazine is a contemporary art magazine

Rispondi