Tyra Tingleff a Studiolo #12

Copyright 2014 © ARMELLIN F.

CRISMON – qualità di rosso. Termine inglese per indicare il Rosso Vermiglio, nella scala BS 540. Titolo dell’opera pittorica di Tyra Tingleff, edita per Studiolo #12, Spazio Cabinet, Milano.Tyra Tingleff si definisce ‘hardcore’. Si occupa di ritmo, di “city landscapes”, ma paradossalmente non è sentimentalista, ne romantica. Ogni suo gesto affronta la Pittura e la storia dell’Arte, per questo non può che non essere spontaneo, e per il rispetto verso il portrait mode evita l’orizzontalità del paesaggio naturalistico dividendo l’unica tela orizzontale presente in Studiolo #12 con due strisce verticali e due tagli laterali per permettere al colore di espandersi verso l’alto e verso il basso. Le quattro tele Untitled di piccolo formato accompagnano Crimson come sottotitoli, una didascalia che sostiene ogni gesto presente. I dipinti si creano durante il processo della loro realizzazione. Si dedica del tempo per scoprire la Bellezza e bisogna insistere per tirarla fuori. La ricerca non è un tragitto facile. Infatti, l’autrice rivela il suo modo di funzionare: lavora contemporaneamente a un gran numero di tele, senza avere un’idea di quale sarà il risultato finale, non ha alcuna garanzia di esso. Ma non le interessa. Non è affascinata dalla risposta immediata, e crede che ogni risposta sia soggettiva, permettendo a ognuno di dare libera interpretazione ai suoi dipinti. Basta un attimo per vedere l’opera compiuta, soddisfacente, e trasmettere l’energia rimasta a un’altra tela vuota.
Per saperne di più abbiamo intervistato la curatrice e direttrice di Spazio Cabinet, Maria Chiara Valacchi.

Qualche commento sulla mostra di Tyra, e sul suo lavoro.
Sono molto orgogliosa che Tyra Tingleff abbia presentato per lo Studiolo #12 la sua opera più grande e complessa mai realizzata per una galleria e in generale di una mostra frutto di un lavoro e un dialogo reciproco durato circa quattro mesi.

Come ti trovi a lavorare con artisti under 30? Come mai questa scelta?
Credo che lavorare con artisti della medesima generazione sia empaticamente più genuino, soprattutto perché spesso si condividono retaggi culturali simili e perché esiste un naturale bilanciamento esperienziale che ne facilita i rapporti; trovo anche interessante avviare insieme a loro indagini che si alimentano con una reciproca e più diretta contaminazione di idee. Lavorando con artisti più maturi si beneficia spesso di preziosi insegnamenti, ma raramente il lavoro del curatore, a meno di aspetti più tecnici, può fornire un valore aggiunto al lavoro e alla sua risoluzione finale.

Quando e come nasce Studiolo? Qual è stato il bisogno che ha portato a questo progetto?
Studiolo nasce nel 2010 come programma parallelo di Cabinet ed essenzialmente dedicato al supporto di progetti inediti di giovani artisti emergenti internazionali. Le mostre, differentemente dal non-profit Cabinet, dedicato esclusivamente a double-shows di artisti mid-career, si basano sin dall’inizio sulla produzione di solo-shows, spesso conclusi in stretta relazione con lo spazio. Il bisogno è stato quello di concretizzare una ricerca su una ristrettissima selezione di artisti italiani e stranieri, tutti nati dopo gli anni ’80 e molti alla loro prima esperienza personale in italia, che tramite il loro lavoro potessero porre le basi per un dibattito sui nuovi approcci alle discipline dell’arte tutte e con particolare attenzione al media pittorico.

Il 25 Ottobre ha inaugurato “Studiolo. The Best of Italian Youth”, alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea della Repubblica di San Marino. Parlaci di questa mostra.
The Best of  Italian Youth è il terzo appuntamento, dopo Gen X (con Pierpaolo Campanini, Kaye Donachie, Paul Housley, Victor Man, Sophie Von Hellermann) e San Marino Calling (con Alexis Marguerite Teplin), dedicato alla pittura internazionale che mi vede coinvolta, quale curatrice, per la rete museale della Repubblica di San Marino. La nuova mostra, che inoltre è supportata dallo stesso Spazio Cabinet di Milano, coinvolge sei artisti italiani, tutti nati dopo gli anni 80, che hanno scelto la pittura, e le sue possibili alterazioni, come linguaggio privilegiato della loro ricerca. Una generazione di artisti cresciuta, in Italia, all’ombra di una forte ansia culturale più attenta alla celebrazione di sole pratiche concettuali e più concentrata, sovente, alla registrazione di processi di “allineamento”. Pierluigi Antonucci, Marco Basta, Giulio Frigo, Gaia Fugazza, Michele Tocca e Alessia Xausa rappresentano una precisa selezione generazionale che sente della pittura il peso, la sostanza della materia e il tumulto che arriva da un luogo così lontano.

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Tyra Tingleff, Studiolo #12, 2014 – Courtesy Artist and Studiolo, Milan

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Tyra Tingleff, Studiolo #12, 2014 – Courtesy Artist and Studiolo, Milan

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Tyra Tingleff, Crimson (detail), 2014, oil on canvas, 200×300 cm – Courtesy Artist and Studiolo, Milan

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Tyra Tingleff, Crimson, 2014, oil on canvas, Courtesy Artist and Studiolo Milan

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Magdalini Tiamkaris

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