Ultrastudio. In conversazione con i fondatori dell’artist run space di Pescara

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Ultrastudio è un artist run space; Ultrastudio è un incubatore di idee e di giovani proposte; Ultrastudio ha intrapreso, da poco, un programma di residenza per artisti nazionali e internazionali. Ma dov’è Ultrastudio? Sarà proprio la risposta a quest’ultima domanda a dirci finalmente qualcosa di nuovo.

Ultrastudio non è a Milano, né a Torino, né tanto meno in qualche cittadina toscana particolarmente intraprendente, no, Ultrastudio si trova a Pescara. Favorendo in maniera interessante il decentramento della scena artistica contemporanea, Ultrastudio si propone come spazio di coworking per gli artisti che lo occupano, ma sopratutto per quelli invitati a partecipare al loro programma di residenza Guest. Ultrastudio ha già ospitato Jonathan Vivacqua e in questi giorni si prepara ad accogliere Vincenzo Simone. Un clima di collaborazione e intraprendenza che rischia di risvegliare l’ormai assopita e troppo spesso provinciale scena artistica pescarese, una realtà densa di storie e celebri passaggi, che si prepara di fatto anche al grande ritorno del Fuori Uso 2016 a cura di Giacinto di Pietrantonio e Simone Ciglia. Per conoscere meglio i ragazzi di Ultrastudio abbiamo fatto direttamente a loro qualche domanda.

Come è nato Ultrastudio? E cos’è Guest?
Ultrastudio è nato da un’esigenza, quella di confrontarci con i nostri coetanei e sopratutto con i nostri colleghi. Non capita tutti i giorni a Pescara d’incontrare curatori, artisti e giornalisti, noi con Ultrastudio volevamo riattivare questo dialogo. Volevamo creare una rete che non fosse solo virtuale, ma che fosse costituita da persone reali, con la possibilità di collaborare attivamente in uno spazio comune. Con quest’ottica abbiamo iniziato il nostro programma di “ospitalità” che abbiamo chiamato appunto Guest. Attraverso Guest selezioniamo un artista che ci interessa, del quale apprezziamo la ricerca, ma soprattuto nel quale riscontriamo una certa affinità col panorama nazionale e internazionale dell’arte contemporanea e lo invitiamo a lavorare nel nostro spazio. Ultrastudio nasce come spazio di coworking e noi, membri attuali dello studio, abbiamo delle ricerche che sono decisamente diverse tra loro, per questo è interessante metterci a confronto con altre realtà e vedere come questa diversità si rispecchi anche nella scelta dei nostri ospiti.

Come si svolge nello specifico il vostro programma di “ospitalità”?
Noi diamo all’artista un white box, si tratta di uno spazio molto semplice e abbastanza ampio che si presta a ogni tipo di soluzione. Quello che facciamo è invitare l’artista a sperimentare, a progettare e soprattutto a osare. Anche per noi quello spazio è una sorta di camera di prova che usiamo per studiare gli allestimenti o semplicemente per scattare le foto dei nostri lavori. L’idea è proprio quella di dare la possibilità all’artista di sentirsi libero di sperimentare, mettendosi alla prova anche con qualcosa di totalmente nuovo per la sua ricerca artistica. Una possibilità che difficilmente si può riscontrare in ambienti più istituzionali e vincolati. Questo spazio nasce come luogo libero e l’artista ha la piena libertà di testarlo come meglio crede. Uno spazio di questo genere si presta a diventare anche un incubatore di nuove possibilità artistiche, soprattutto di dialoghi e di future collaborazioni.

Mi raccontate com’è andata con il vostro primo ospite, Jonathan Vivacqua e cosa ne è venuto fuori?
Con Jonathan si è stabilito da subito un ottimo rapporto. C’era chi tra noi non lo conosceva bene, è stata quindi un’occasione per comprendere e apprezzare più a fondo la sua ricerca. Il suo modo di operare è interessante, soprattutto per la sua capacità di relazionarsi con l’ambiente che ogni volta ospita un suo lavoro. L’istallazione costruita per Ultrastudio, nonostante le dimensioni notevoli, è stata realizzata con una certa dinamicità e agilità di riflessione. Crediamo che molto del suo lavoro sia un’estensione del suo pensiero e del suo carattere. Siamo rimasti in contatto con Jonathan e ci siamo ripromessi di passarlo a trovare a Milano.

Prossimi appuntamenti?
In questi giorni ospiteremo Vincenzo Simone che porterà avanti un progetto del tutto nuovo. Il suo intervento sarà visibile dal 15 al 29 maggio. Per quello che abbiamo avuto modo di capire il lavoro di Vincenzo è un lavoro molto poetico, attraverso il quale l’artista porta avanti la sua più recente ricerca sugli Alabastri. La scelta degli artisti che invitiamo è volutamente sfaccettata e ogni volta da vita a un’occasione speciale per conoscere la ricerca più recente di ognuno di loro. Ecco perché al lavoro “freddo” presentato da Jonathan Vivacqua si alterna l’operazione più “calda” di Vincenzo Simone. A luglio invece avremmo come ospite Pierre Clement, un artista francese. Poi insomma Pescara, oltre a essere una bella città, rappresenta anche un territorio interessante per il rapporto qualità prezzo che offre. Qui gli affitti sono abbastanza bassi rispetto a città come Roma o Milano e di conseguenza questo ci consente di aver accesso a spazi più ampi che ci garantiscono una maggiore libertà di sperimentazione.

Ultrastudio è attualmente gestito da Gioia Di Girolamo (Bianconiglio), Ivan Divanto, Matteo Liberi, Giovanni Paolo Fedele, Rashid Uri, Maurizio Vicerè (VICE). Si trova in Via Raiale 161, Pescara info@ultrastudio.sexy

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Alberta Romano

Alberta Romano (Pescara, 1991) è laureata in Storia dell'Arte all'Università di Roma la Sapienza e in Pratiche Curatoriali presso l'Accademia di Belle Arti di Brera. Vive a Milano dove lavora come curatrice stabile per t-space, social-media manager di Artshell e contributor per Juliet Art Magazine. E' tra gli studenti di CAMPO16, il master curatoriale della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e ha precedentemente collaborato come assistente per la Galleria Chert di Berlino, per Claudio Guenzani e per Viafarini DOCVA a Milano.

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