Un caffè con Giuliana Balice

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Eleonora Gargantini ha incontrato per julietartmagazine.com l’artista napoletana Giuliana Balice. Di seguito l’intervista.

Innanzitutto, vorrei sapere come è avvenuto il passaggio dalla pittura alla scultura. Ci fu un momento preciso in cui cominciò a cercare la terza dimensione?
Ho cominciato il mio percorso studiando pittura, di certo il mio primo amore, ma dopo la serie Bagliori geometrici, che ho iniziato nel 1962, ho sentito il bisogno di spingermi oltre, di provare a creare qualcosa di nuovo. Nel 1967 ho cominciato a progettare rilievi, inizialmente sotto forma d’incisioni, approdando nel 1969 definitivamente alla terza dimensione. Nel “fare” si cambia e il processo non è stato predeterminato, ma automatico e graduale. L’arte per me è “idea” e l’idea è autonoma; solo cogliendola si può darle una forma.

Giuliana Balice, Intervento sull’ambente. Bianco Convesso, 1983
 

Le opere della serie Interventi sull’ambiente sono vere e proprie strutture architettoniche. Cosa l’ha spinta a protendersi verso l’architettura?
Nelle linee delle strutture architettoniche, antiche o contemporanee, ci sono statica e movimento, innovazione e ordine insieme, c’è tensione e al tempo stesso regola, c’è la composizione continua di un potenziale conflitto. Inoltre l’architettura mi ha sempre affascinato forse perché in essa trovo i giochi di luce, il contrasto tra luce e ombra, la limpidezza delle forme.

Potremmo considerare le sue opere come “istallazioni”? Ho notato che non viene mai utilizzato questo termine.
Preferisco non definire le mie opere “istallazioni”, trovo sia più consono utilizzare la parola “interventi sull’ambiente”, perché la mia volontà è quella di creare un valore aggiunto all’ambiente, cercando d’inserirmi in esso in totale rispetto, sia esso chiuso o aperto. Il ruolo dell’ambiente preesistente è determinante e non può essere messo in secondo piano, in quanto costituirà il luogo dove l’opera d’arte non solo andrà a inserirsi, ma anche a “espandersi”, creando continui rimandi.

Giuliana Balice,

Giuliana Balice, Hermès, 1972
 

Preferisce considerare un’opera come frutto dell’istinto o del ragionamento, che portato all’esterno prende forma in qualcosa di concreto?
Non credo nella casualità ma, al contrario, penso che tutto sia frutto di un’attenta osservazione e progettazione. Personalmente trovo che siano la matematica e i rapporti tra i numeri a regolare l’unità che chiamiamo mondo. Mi trovo d’accordo con Piet Mondrian quando affermava che “l’astratto, in quanto matematico, si manifesta in tutte le cose per mezzo di tutte le cose”. Considerando l’”universale” matematico, mi trovo vicina alla visione estensiva e dinamica dei rapporti tra arte, natura e matematica e per le mie opere mi sono sempre servita di un’adeguata progettazione, utilizzando le numerose possibilità offerte dalla geometria. Credo sia possibile sviluppare un’arte basata su una concezione matematica, in quanto essa non è solo uno dei mezzi essenziali del pensiero primario, ma il principio dell’infinito, indispensabile al pensiero matematico e fisico, lo è anche per la creazione artistica.

Giuliana Balice,
Giuliana Balice, Bagliori geometrici 80, 1962
 

Perché ha spesso preferito il monocromo?
Nel cedere alla priorità della forma, alla sua collocazione nello spazio, al gioco delle luci e delle ombre, ho istintivamente percepito il colore come un elemento inutile.

Come definirebbe il suo percorso?
Negli anni ho capito che la semplicità è un punto di arrivo e non di partenza. Ci vuole molto tempo per elaborare un punto di vista personale, distante da quello di chiunque altro. Ho sempre cercato di creare per me stessa ed è per questo che sento ogni opera saldamente mia, legata a un momento preciso della mia vita, e di tendere alla semplicità, di svuotare sempre di più i “contenuti” da parole e orpelli, senza volermi allontanare da una sorta di significato primario, istintivo e primordiale, comune a tutti gli esseri umani. Coerenza per me è il risultato della fedeltà all’idea primaria.

Come si aspetta che lo spettatore si relazioni di fronte alle sue opere?
Come per tutte le opere d’arte in genere: è indispensabile che la mente dell’osservatore possa giovarsi di uno sguardo in grado di sviluppare ed elaborare una personale capacità della percezione e del linguaggio artistico.

Cos’è per lei l’Arte?
L’arte è un idea nuova e personale che nasce anche per caso, ma razionalmente ordinata.

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Eleonora Gargantini

Una Laurea Magistrale in Storia dell'Arte in tasca e la necessità di mettere nero su bianco la mia creatività mi hanno portata a scrivere su Juliet Art Magazine e su altre riviste on-line riguardanti il settore artistico. Amante degli aspetti semplici, ma non banali della vita, cerco il sublime in un cielo plumbeo prima di un temporale estivo, e non so resistere alla dolcezza di una crostata alla marmellata di mirtilli.

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