Un mix da maestro per la nuova esposizione di Ed Ruscha a Torino

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Pensare a un’esposizione di arte organizzata nei grandi palazzi della cultura o nelle numerose e “sacre” fondazioni che costellano la nostra penisola, è pensare a una sorta di affascinante mistero. Addetti ai lavori a parte, l’architettura di una mostra è per il pubblico qualcosa che, spesso, viene fruita passivamente anche se, negli ultimi anni, si sta diffondendo la cultura del making of. Si è portati, comunque, a pensare all’artista come a un’entità separata da tutto questo; spesso, infatti, nei musei lo spettatore si trova di fronte più al passato che al presente e se ne ricava che l’ordine con cui opere, immagini e oggetti sono esposti sia l’insindacabile decisione del curatore e dei suoi collaboratori. Parlando d’arte contemporanea, invece, l’artista diviene il fulcro decisionale attorno a cui tutto ruota, rimanendo pur sempre “soggetto/oggetto” in evidenza. Ma quando l’artista è chiamato a farsi il direttore d’orchestra in un lavoro armonico con il curatore, nascono esposizioni come Mixmaster.

Ospitata dalla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino fino all’8 Marzo, curata da Paolo Colombo e con allestimento di Marco Palmieri, l’esposizione dedicata a Ed Ruscha si trasforma in un’estesa camera delle meraviglie. Mixmaster è, infatti, un’esposizione rara in cui le opere dell’artista americano narrano la loro origine dichiarando la loro fonte di ispirazione.

Al fianco di lavori come Standard Station Study o Smells Like Back of Old Hot Radio, ormai noti e consacrati, e ai più recenti come The End #61 e Murder, si possono, quindi, ammirare lavori provenienti dalla collezione personale di Ed Ruscha, sedimentatesi nel tempo e scelti con cura dal suo occhio critico, ma anche oggetti che egli stesso ha selezionato da numerose collezioni presenti nella città piemontese che ripropongono le scelte estetiche che, negli anni, sono divenute modello di riferimento nel suo percorso professionale ed artistico. Ciò che viene proposto al visitatore è, quindi, un viaggio, diviso in sezioni, nel processo creativo che nei decenni ha portato l’artista a fondersi con diversi movimenti artistici creando, però, la sua personale cifra stilistica.

Un mix, per l’appunto, tra arte contemporanea e storia, etnografia, natura, criminologia design automobilistico, fotografia, folklore e anatomia, un mix che ha fatto nascere quel suo iconico e pungente modo di vedere il mondo, espresso in modo diretto con pittura e parole che risuonano come piccole perle di saggezza strappate a contesti aulici per essere decodificate dall’artista/deus ex machina e riportate ad una dimensione più terrena e fruibile a tutti.

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Ed Ruscha, Murder, 2015, Pigmento e acrilico su carta, Collezione dell’artista

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Ed Ruscha, “Pontiac Catalinas ”, 1976 Pastello su carta, Collezione Privata

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Ed Ruscha, Baby Jet, 1998, Acrilico su tela, Collezione dell’artista

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Ed Ruscha, Self Portrait of My Forearm, 1960, Edizione di 35 esemplari, Stampa alla gelatina d’argento, Collezione dell’artista

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Ed Ruscha, Standard Station Study, 1986, Olio e collage su carta serigrafata, Collezione dell’artista

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Alessia Cervelli

Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università di Roma La Sapienza, intraprende fin da subito un percorso multidisciplinare che la porta a svolgere attività curatoriali indipendenti e di critica, affiancate a ricerca e catalogazione in ambito istituzionale. Da sempre legata al mondo della scrittura, porta avanti la propria passione sia in campo “giornalistico” sia letterario, rivolgendo, inoltre, una particolare attenzione alla pittura e alla fotografia. Attualmente vive e lavora a Roma.

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