Un nuovo viaggio per Poincheval

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Candido è un puro che decide di abbracciare il mondo, immergersi nel reale, toccarlo, sporcandosi il volto con la miseria del fango e le mani con la violenza del sangue. Candido sfida le supposte certezze di un destino che non si costruisce su felici coincidenze, ma sull’arbitrio umano spesso tragicamente fallace. Affronta un viaggio lungo e periglioso, sconvolgente nella sua complessità ma tremendamente reale. È un’avventura di cui non si conosce il finale, ma di cui ogni tappa diviene allenamento propedeutico per la successiva.

Non a caso Abraham Poincheval sceglie di paragonare se stesso proprio al Candido di Voltaire mettendosi costantemente alla prova attraverso sfide sempre più intense. Come il protagonista del breve romanzo francese, l’artista si sente investito di un compito, di un messaggio da trasmettere attraverso le proprie azioni o semplicemente con la propria statica presenza. Se infatti Candido è emblema del dinamismo, a volte quasi rocambolesco e tragicomico, Poincheval invece affronta le proprie avventure in un immobilismo sempre più rigido, rendendo ogni volta più estremo il suo approccio psicofisico nei confronti della performance artistica.

Nella personale attualmente presente al Palais de Tokyo a Parigi, si può cogliere in modo piuttosto evidente questa sorta di transizione dal moto alla stasi che caratterizza l’attitudine degli ultimi lavori dell’artista. Ad accogliere il pubblico c’è la gigantesca Bouteille che nel 2015 accompagnò Poincheval nel suo viaggio lungo il Rodano da Villeurbanne a Villeneuve-les-Avgnon, in quella che forse è stata la sua performance più amena e movimentata, con tanto di collegamenti Skype per testimoniare che tutto procedesse secondo i piani. Di qualche anno prima e a pochi metri più giù, lungo le scale che conducono al primo sotterraneo del museo, è esposto (il finto) orso impagliato dentro il cui ventre Poincheval ha vissuto per tredici giorni in un singolare tentativo di immedesimazione. Una solida struttura, ricoperta di peli e realisticamente somigliante all’animale: il ventre aperto, o meglio, scoperchiato per far capire al pubblico lo spazio artificiale e angusto, ma minuziosamente accessoriato, in cui l’artista ha condotto il suo ‘viaggio’ rimanendo però all’interno di una delle sale del Musée de la Chasse et de la Nature nel cuore di Parigi.

Ma l’orso non è stato l’ultimo tentativo di osservare il mondo dagli occhi di un’animale: con una lunga performance (Oeuf) realizzata per la prima volta in occasione della mostra al Palais de Tokyo, Poincheval sceglie il punto di vista di una gallina e lo proclama in modo ironicamente altisonante in un colorato dipinto raffigurante il bianco pennuto ed una frase che è una vera dichiarazione d’intenti: “Je veux, je veux couver des oeufs de poule jusqu’a eclosion”. E così l’artista, dallo scorso 29 marzo e per almeno una ventina di giorni, coverà delle uova di gallina contenute in una sedia realizzata appositamente per l’occasione. Proprio questa speciale seduta gli consentirà qualche piccolo spostamento (solo mezz’ora al giorno) affinché le uova mantengano il calore che le porterà a schiudersi. L’artista quindi si trova tutt’ora semi-immobilizzato su una sedia, avvolto da una tradizionale coperta coreana disegnata dall’artista Seulgi Lee, all’interno di un cubo di vetro posto nel primo sotterraneo del Palais de Tokyo, nell’intenso atto di covare delle uova.

A metà tra una figura regale ed un animale che di nobile non ha nulla, Poincheval, esponendosi allo sguardo impietoso del pubblico, ha trovato il modo di produrre qualcosa di concreto, di vitale, pur rimanendo nella più completa staticità. L’artista sta arrivando al termine dell’ennesimo viaggio, questa volta iniziato nella fredda oscurità di una pietra (Pierre) in cui l’artista ha vissuto ininterrottamente dal 22 febbraio al 1 marzo. Una enorme pietra, anch’essa esposta nel museo francese, aperta a testimoniare lo stato embrionale a cui è regredito Poincheval per un’intera settimana. Così come l’artista è stato portato in grembo dal candido minerale che dalle sue viscere lo ha fatto tornare alla luce, ora è l’artista stesso a donare al mondo una nuova vita e a perpetrare un viaggio che ancora non conosce limiti.

Abraham Poincheval. Abraham Poincheval
3 febbraio – 8 maggio 2017
Palais de Tokyo
13, Avenue du Président Wilson, Paris

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Exhibition view of Abraham Poincheval, Palais de Tokyo (03.02 – 08.05.2017). Courtesy of the artist and Galerie Semiose (Paris) Photo: Aurélien Mole

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Exhibition view of Abraham Poincheval, Palais de Tokyo (03.02 – 08.05.2017). Courtesy of the artist and Galerie Semiose (Paris) Photo: Aurélien Mole

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Exhibition view of Abraham Poincheval, Palais de Tokyo (03.02 – 08.05.2017). Courtesy of the artist and Galerie Semiose (Paris) Photo: Aurélien Mole

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Exhibition view of Abraham Poincheval, Palais de Tokyo (03.02 – 08.05.2017). Courtesy of the artist and Galerie Semiose (Paris) Photo: Aurélien Mole

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Giulia Pergola

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