Un olandese che sogna Parigi: Jan van der Ploeg

Renata Fabbri 2017 1

Cos’altro se non
saper uscire dalle corde
Mario Santiago

Un antro di circolarità sull’orlo di un profilo lineare. L’effetto è di dilatazione, una fuga dalla colonna sonora portante, un’alternanza di pieni e vuoti che ambisce alla pienezza di volumi plastici, dove il gioco delle palette di un flipper monumentale genera un viavai di luce e forme geometriche che assecondano lo spazio alterandone i tratti consueti. Il dialogo persiste tra silhouette, colori ed edificio che li ospita, generando un incastro di rimandi storici inedito: il Neoplasticismo di Mondrian, il movimento De Stijl di Theo van Doesburg, insieme all’attitudine verso la street e urban art, sullo sfondo Pachuca e Oaxaca de Juárez.

Alla base della pittura camaleontica di Jan Van Der Ploeg, protagonista da Renata Fabbri arte contemporanea attraverso una serie recente di acrilici su tela e su carta, oltre al wall painting N° 445, vi è lo spazio aperto delle possibilità infinite in uno scenario di formidabile energia, con l’ordine e la precisione di un equilibrista sognatore: se nella prima sala, visibile anche dall’esterno, si staglia il wall painting con il Grip noto (forma mutuata dalla sagoma delle prese per le mani delle scatole di cartone, elaborata a partire dal 1997), è al piano inferiore che l’opera d’arte si concentra lungo i bordi di tele lasciate grezze oppure dipinte di un rosso acceso, come se le traiettorie non si esaurissero in quelle tracciate dagli elementi esposti alla visione frontale, mentre l’argento funziona da sfondo per l’acrilico N° 1702, uno sfondo spesso e compatto ma leggero per i rosa, rossi, il bianco e il suo opposto impressi al di sopra. Preziosa la serigrafia su carta dalle tonalità marine collocata nella sala adiacente, dal formato ridotto (29 x 21cm) ma dalla forza unitaria coinvolgente: “Come scelgo i colori? In maniera intuitiva, ci sono combinazioni di colori che preferisco, che appaiono più spesso, ma non seguo mai regole precise come, ad esempio, faceva Sol LeWitt […] Mi sento più come un pittore impressionista” ha dichiarato nel 2013, dimostrando di saper fondere insieme perfezione e vitalità, l’immobilità e il movimento. There and While.

Da gustare da vicino anche il wall painting N° 444 esposto da Zazà Ramen di Brendan Becht in Via Solferino 48 (fino a novembre 2017). Un progetto di arte condivisa che ha preso corpo nello spazio espositivo PS fondato dall’artista ad Amsterdam nel 1999 (Public Space, Private Space, Post Scriptum…). Un viaggio bellissimo.

There and While – Jan van der Ploeg
Renata Fabbri arte contemporanea
Via Antonio Stoppani, 15/C – 20129 Milano
Fino al 15 settembre 2017

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There and While – Jan van der Ploeg, Renata Fabbri arte contemporanea

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There and While – Jan van der Ploeg, Renata Fabbri arte contemporanea

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There and While – Jan van der Ploeg, Renata Fabbri arte contemporanea

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