Una solitudine troppo rumorosa

pierpaolo curti - four supports - 2013

La consuetudine (perché ormai si può definire tale) d’elaborare mostre sulle varie intersezioni disciplinari, vede spesso l’arte messa in rapporto con l’architettura, il design, l’illustrazione, ma raramente con la scrittura e testi letterari stessi. Già da tempo la Nuova Galleria Morone, dell’attento Diego Viapiana, in collaborazione con la curatrice Angela Medesani, indagano questo rapporto tra arte e letteratura. Questa volta si tratta della collettiva “Una solitudine troppo rumorosa” che vede il titolo derivato dal lavoro in parte autobiografico dello scrittore ceco Bohumil Hrabal, di cui quest’anno ricorre il centenario dalla nascita.

«A volte, nella posizione della sedia Thonet, dormo così fin verso la mezzanotte e quando mi sveglio sollevo la testa e ho la gamba dei pantaloni madida di saliva al ginocchio, tanto mi sono raggomitolato e rannicchiato su me stesso, come un gattino d’inverno, come il legno di una sedia a dondolo, perché io mi posso permettere quel lusso di essere abbandonato, anche se io abbandonato non sono mai, io sono soltanto solo per poter vivere in una solitudine popolata di pensieri, perché io sono un po’ uno spaccone dell’infinito e dell’eternità e l’Infinito e l’Eternità forse hanno un debole per le persone come me». Questo passo significativo del romanzo accende l’interruttore per un’illuminazione chiara sul concetto stesso della mostra, che vuol essere anche un omaggio all’autore.

I nove artisti coinvolti nel progetto, legati insieme dal suddetto filo conduttore senza nessuna forzatura, inducono con raffinato contenimento i movimenti dei visitatori nello spazio della galleria, spingendoli a elaborare riflessioni di vario tipo senza che queste strabordino oltre il labile tracciato segnato dalla curatela. Così ci si trova di fronte Roman Opalka (1931-2011) con le sue foto “temporali” e la scultura di Francesco Diluca classe 1979, artista fine nella comunicazione del senso dell’assenza. In mezzo, cronologicamente ed espositivamente, Domenico Grenci con i suoi paesaggi desolati, l’argentina Inés Fontana, Pierpaolo Curti, lo spagnolo Felix Curto con i suoi deserti e i cofani d’auto abbandonati e segnati, Antonio Marchetti Lamera con i suoi disegni d’ombra.

Ma anche i bidoni di Paola Risi, sventrati e ricostruiti con scenografie d’interni domestici, vuoti, disabitati, angoscianti. E anche due significativi autoritratti di Franscesca Woodman. Da molte di queste opere la solitudine si percepisce da vari punti di vista a volte con l’ampiezza di uno spazio desolato, altre con figure solitarie abbandonate a se stesse. Il visitatore è messo in rapporto con la propria solitudine, con se stesso e poi con la condizione umana in generale, sospinto a uno scandaglio approfondito di alcuni aspetti dell’esistenza stessa.

Nuova Galleria Morone (MI)
dal 25/09/14 al 18/11/14

pierpaolo curti - four supports - 2013

Pierpaolo Curti, Four supports, 2013

Francesca Woodman -Untitled-Antella

Francesca Woodman, Untitled Antella

Domenico Grenci - Vision du Monde - 2014

Domenico Grenci, Vision du Monde, 2014

 

Felix Curto - i hate you art, 2007-2008

Felix Curto, I hate you art, 2007-2008

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