Unica di Paolo Minioni

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L’uso abitudinario degli oggetti dei quali ci circondiamo tende a sminuirne il valore della funzione. Nel momento in cui questi vengono a mancare, solo allora comprendiamo che dietro la semplicità di un utensile, e della funzione che esso svolge, si nasconde un “qualcosa”. Quel qualcosa può essere un valore affettivo, o un’immagine legata a un preciso momento ormai passato, un ricordo talmente pregiato da non essere in alcun modo quantificabile.

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Paolo Minioni, UNICA: Polaroid stenopeiche, 2013
 

Questo valore aggiunto può essere registrato, o catalogato prima di perdersi nei meandri del tempo? Un oggetto può trovare una collocazione diversa all’interno di un nuovo contesto che lo svincoli dalla sua funzione abituale?
Per Paolo Minioni (nato a Verbania nel 1965, dove vive e lavora) questa decontestualizzazione può essere effettuata per tutti quegli oggetti che fanno parte di una determinata categoria. A questa tipologia appartiene tutto ciò che è in grado di contenere qualcos’altro. Quale che sia il contenuto non ha necessariamente importanza poiché è ciò che lo accoglie a essere legato a un preciso momento, o a una quantità indefinibile di attimi, che permettono la creazione di un rapporto inscindibile tra oggetto e possessore. E così il manufatto diventa metaforicamente contenitore di ricordi, di attimi che non si ripeteranno, la cui memoria è affidata alla fotografia, unica quanto il soggetto. Non per altro le fotografie di Minioni non sono riproducibili, essendo il risultato di una scatola ottica, realizzata dal fotografo stesso, che permette l’esecuzione di scatti unici.

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Paolo Minioni, UNICA: Polaroid stenopeiche, 2013
 

Da qui il nome della mostra intitolata semplicemente Unica. La mostra racconta la vita stessa del fotografo, il quale con i suoi scatti riproduce un ventennio di ricerche, catalogate con estrema cura e rappresentate in maniera quasi ossessiva secondo gli stessi criteri.
Attraverso piccole polaroid stenopeiche, Minioni condivide la sua quotidianità con lo spettatore utilizzando vasi e tazze.
Dietro manufatti così umili si nascondo dunque una moltitudine di significati, di valori aggiunti impossibili da vedere, ma comunque percettibili. Il ricordo si concretizza attraverso la documentazione abitudinaria, ma l’autore è anche consapevole del fatto che nemmeno la trasmissione del ricordo può essere duratura, poiché il tempo col suo trascorrere consumerà non solo i soggetti, ma le fotografie stesse. La deperibilità diventa dunque un ulteriore tema, rappresentato in maniera eloquente non solo dai contenitori, i quali prima o poi non potranno più assolvere alla loro funzione, ma anche dagli elementi organici (come piante o mele) documentati periodicamente durante la loro naturale decomposizione.

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Paolo Minioni, UNICA: Polaroid stenopeiche, 2013
 

La forza dell’opera di Minioni sta nella capacità di rendere concreti argomenti che rappresentano l’essenza stessa della vita, della morte e del loro infinito susseguirsi, tramite la semplicità e l’umiltà dei suoi soggetti, nonché in un sapiente uso del mezzo espressivo affinato lungo l’arco della sua lunga carriera. La mostra è stata allestita alla perfezione all’interno dello piccolo spazio espositivo della galleria ABF Scatola Chiara. La mostra, inaugurata il 15 febbraio, si è conclusa il 23 marzo 2013.

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Paolo Minioni, UNICA: Polaroid stenopeiche, 2013
 

Simone D’Agostino

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