Urban Shape. Intervista con Paolo Gianfrancesco

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Urban Shape è un progetto grafico dell’architetto Paolo Gianfrancesco il quale propone una serie di mappe realizzate grazie a Open Street Map. La serie che Paolo ci presenta si concentra su una selezione di capitali europee che nella loro differenza, ritmo e peculiare equilibrio, mostrano un profilo urbano definito da un insieme di elementi, naturali o storici, che contribuiscono a tracciarne l’identità. Ecco cosa Paolo ci ha raccontato del suo progetto.Ciao Paolo. Vorrei cominciare col presentare te. Sul tuo sito si legge che sei molte cose, architetto, designer, fotografo e anche cuoco. Puoi raccontarci come convivono queste diverse realtà e perché spesso l’interdisciplinarità viene considerata come un fenomeno strano ?
Sono originario del Molise e, come spesso accade per le piccole realtà, ci si trasferisce altrove per studiare e formarsi, quindi mi sono trasferito a Firenze dove per dieci anni circa ho vissuto laureandomi presso la facoltà di Architettura. Solo nel 2007 mi sono trasferito ulteriormente a Nord, in Islanda, portando avanti alcuni degli interessi imbastiti in Italia e cercando nuovi stimoli e un nuovo spazio culturale dove esprimerli. La mia interdisciplinarità, che spesso stupisce chi mi è accanto, la trovo invece molto naturale. É una semplice declinazione dello stesso linguaggio, quello comunemente definito della creatività. In effetti io preferisco pensare che il comune denominatore sia la capacità progettuale, cioè di unire visione, gestione del tempo e comunicazione. L’architettura, il design, la fotografia e la cucina usano gli stessi equilibri  ma strumenti differenti. Come nell’architettura si ascoltano i bisogni del cliente e l’eco del luogo per poi declinarli in scelte armoniche che comunichino e creino uno spazio, altrettanto in cucina si ascoltano i desideri del commensale, si armonizzano ingredienti e si creano nuovi equilibri tra le materie per meglio comunicare un’idea di un piatto. In fotografia il concetto di tempo é piú semplicemente visibile e comprensibile, il tempo determina la durata dell’esposizione e la quantità di moto rappresentata, nel design che ha riguardato le mappe cartografiche, il tempo è indicato dal momento in cui i dati vettoriali sono stati analizzati, tradotti in tessiture e colori. Non credo molto all’arte come un senso innato, come talento puro, ma piuttosto come un linguaggio che si affina e che aiuta adesprimere la visione di un oggetto, una realtà o un divenire.

Uno dei tuoi ultimi progetti è Urban Shape, nel quale hai disegnato le mappe di alcune capitali europee a partire da OSM. Puoi spiegarci meglio come funziona questo progetto collaborativo e come l’hai utilizzato per la realizzazione delle tue mappe?
Le mappe sviluppate sono basate su dati Open Street Map. I dati elaborati e custoditi dall’Openstreetmap project sono governati da Open Data Commons Open Database License e quindi utilizzabili previo utilizzo dei crediti. L’Open Street Map (OSM) è un progetto collaborativo istituito per creare una mappa libera del mondo, che può essere modificato dall’utente e aggiornata continuamente. Dopo aver identificato i confini del progetto, mi sono concentrato su quali fossero gli aspetti che ne potessero delineare analogie e differenze, portando all’identificazione degli utilizzi del suolo rappresentativi e ai diversi canali di comunicazione, quali impianti stradali, fiumi e ferrovie. Il lavoro che ha richiesto maggior tempo é stato identificare un linguaggio comunicativo essenziale, senza ridondanze e semplificato dall’unico colore. Sono stati diversi i passaggi per trasformare i dati in vettori facilmente utilizzabili e flessibili all’uso.

Secondo quali criteri hai selezionato gli elementi e le informazioni da inserire nelle mappe, contestualmente alle identità di ogni città? La tua è una lettura topografica ma soggettiva del tessuto urbano che avviene attraverso un’interpretazione della storia di queste città, come descriveresti la natura delle tue mappe?
La serie Urban Shape copre tutte le capitali delle nazione sovrane europee. L’obiettivo è quello di visualizzare in un approccio vibrante e moderno una mappa urbana classica, focalizzandosi sulla forma urbana attraverso la rappresentazione dei flussi di comunicazione. Ogni capitale ha il suo ritmo ed equilibrio, un equilibrio nascosto tra i vuoti e il costruito. La ricerca passa attraverso una riduzione e filtraggio dei dati per meglio evidenziare il nucleo dell’ambiente urbano. Molte capitali sono modellate da fenomeni naturali come un fiume, una variazione orografica, una linea di costa o una divisione militare. Le mappe mostrano lo stato attuale della mappatura open source del progetto Open Street Map. Come con le mappe tradizionali, le mappe Urban Shape descrivono una visione della realtà e non la realtà in sé. Le città sono in continua evoluzione; la realtà urbana è fluida e continuamente rimodellata dalle azioni umane. Come nei secoli passati, queste mappe non narrano la verità, ma offrono un punto di vista temporale. La scelta del colore è basato sulla tavolozza dei colori Pantone che sfumano dalla capitale maggiormente popolata verso quelle con minor numero di abitanti. L’intera collezione è in esposizione e commercializzazione presso SPARK | DESIGN SPACE – Piegate a mano – Edizione limitata di 50 copie – Stampa a getto d’inchiostro su carta Munken – Formato 96 x 66 cm. Firmate e numerate dall’autore.

Se dovessimo prendere come esempio la città in cui vivi e quella dove hai studiato, Reykjavik e Firenze, che profilo ne tracceresti ? Riesci a descriverle in poche parole …
Le principali differenze tra i diversi tessuti urbani di città come Firenze e Reykjavik, sono legate indissolubilmente alla storia e agli aspetti climatici. Luoghi pubblici come le piazze o le corti sono pressoché assenti in Islanda e la distanza tra il costruito detta il ritmo delle differenze nel modo di interpretare la vita, connessa e complessa, quella italiana, indipendente e silenziosa quella islandese. La cartografia di Firenze marca il territorio con presenze forti costituendo un articolato network, mentre quella islandese descrive l’uso estensivo dei cluster urbani, dei sobborghi residenziali con accentramento delle funzioni commerciali e amministrative secondo modelli statunitensi.

Hai intenzione di estendere il progetto al di là dell’Europa ? Che tipo di progressività intravedi in questa ricerca?
Il progetto è di recente stato esteso alle capitali degli stati parzialmente riconosciuti (Abkhazia, Kosovo, Nagorno-Karabakh, Northern Cyprus, Transnistria / Trans-Dniester e South Ossetia) e quelli dipendenti (Akrotiri and Dhekelia, Faroe Islands, Gibraltar, Guernsey, Isle of Man, Jersey). É in fase di sviluppo il progetto che coprirà le città più popolose degli Stati Uniti di America mentre rimane ancora un sogno nel cassetto studiare, mappare e analizzare le capitali del Sud Est asiatico, lavoro che richiederebbe fondi, tempo e molta energia.

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