Verso il nulla infinito: Tsang Kin-Wah alla Biennale di Venezia

56th Venice Biennale - Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion)

Venezia è una città fatta per perdersi e ritrovarsi, girare in tondo, attraversare mille ponti, smarrirsi nella profondità dei canali e ricominciare a cercare una strada alternativa: un po’ una metafora architettonica della vita, composta da infinite domande e pochissime risposte. Forse proprio per questo motivo Venezia è custode della Biennale d’arte, giunta ormai alla 56 edizione; come vestale indiscussa dell’arte antica e contemporanea si divide tra mostre e padiglioni ufficiali, dislocati tra giardini e arsenale, e i numerosi eventi collaterali, che animano la città lagunare in tutta la sua superficie, lasciando al visitatore il privilegio di perdersi nelle sue calli e “inciampare” letteralmente in una o più mostre gratuite in cui l’arte contemporanea si fonde con la bellezza  senza tempo della laguna.

Ed è proprio di fronte all’entrata dell’arsenale che ci si imbatte in The Infinite Nothing dell’artista cinese Tsang Kin-Wah, evento gratuito e visitabile in Campo della Tana fino al 22 novembre 2015. Non un semplice percorso di video proiezioni, ma un vero e proprio viaggio dell’io alla disperata ricerca di un significato nella vita stessa. Partendo dal concetto nichilista di futilità, l’intero percorso sembra voler raccontare al visitatore i vari stadi di presa di coscienza dell’essere umano. Da cattolico devoto, l’artista si avvicina nel corso dell’adolescenza alla filosofia di Nietzsche mettendo così in dubbio l’obiettivo dell’esistenza stessa: «non stiamo forse vagando come attraverso un infinito nulla?», la celebre affermazione sulla morte di Dio da spunto al titolo della mostra e varcando il pesante tendone nero inizia il viaggio nell’inconscio.

Ci si ritrova così nel bel mezzo di un fiume agitato, acqua come simbolo di purificazione, ma anche instabilità delle cose e incertezza della vita; il fiume racchiude i dubbi e le paure che l’essere umano deve attraversare per poter attuare una trasformazione che lo porterà da cammello a leone, da leone a bambino, e da qui a superuomo. Un percorso tortuoso che l’artista ci ripropone proiettando luci e immagini sulle pareti bianche di quattro sale completamente buie: siamo soli con i nostri pensieri. La corrente spinge il visitatore verso un’altra stanza, una lunga galleria in cui una figura equina, giusto abbozzata, proiettata sulle sue candide pareti, si dissolve in scritte infinite. Questa sala ricorda il mito della caverna di Platone, quasi a rappresentare il risveglio dell’uomo attraverso l’indagine sulla realtà per migliorare se stesso.

Con la mente “risvegliata” dalla realtà, il visitatore prosegue il suo percorso attraverso un corridoio lungo e stretto caratterizzato da un cielo in tempesta, la proiezione di due finestre bagnate da una pioggia incessante sembra mettere in scena i tumulti di una mente in procinto di un cambiamento imminente: la trasformazione ha attecchito. Seguendo la luce in fondo al corridoio si viene inondati da una cascata di parole, una natura selvaggia di testi indisciplinati che scivolano lungo le pareti verso una porta che si apre su di un muro vergine illuminato in sordina dalla luce riflessa delle proiezioni, la sagoma del visitatore diviene così una casuale proiezione a sua volta e ci si specchia nella nuova immagine di sé: forse un superuomo?

L’artista, da vero nichilista, non può permettersi di risolvere il quesito ed è così che, seguendo l’uscita, si ritorna all’inizio del viaggio, ci si immerge perciò nello stesso fiume, per sottolineare quell’eterno ritorno che definisce una perpetua esplorazione del sé che non porta ad alcuna risposta. Si esce solo con una triste intuizione, secondo cui la vita scorre senza inizio né fine, forse verso un niente infinito per sottolineare un’inesistenza senza fine.

LA BIENNALE DI VENEZIA
56. Esposizione Internazionale d’Arte – Eventi Collaterali
Tsang Kin-Wah – THE INFINITE NOTHING
Dal 9 maggio al 22 novembre 2015

56th Venice Biennale - Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion)

56th Venice Biennale – Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion). Photo courtesy the artist.

56th Venice Biennale - Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion)

56th Venice Biennale – Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion). Photo courtesy the artist.

56th Venice Biennale - Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion)

56th Venice Biennale – Tsang Kin-Wah: The Infinite Nothing (Hong Kong Pavilion). Photo courtesy the artist.

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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