Victorian Avant-garde

Dante Gabriel Rossetti, Lady Lilith

Il 13 Gennaio si è conclusa alla Tate Britan di Londra, Pre-Raphaelites: Victorian Avant-Garde, la mostra curata da Tim Barringer, Alison Smith e Jason Rosenfeld. L’esposizione, che ha messo in scena più di 180 lavori, oltre ad aver presentato i quadri più significativi del gruppo, ha anche evidenziato alcuni lati meno noti dell’attività dei Preraffaelliti, ottenendo un enorme successo di pubblico.La Pre-Raphaelite Brotherhood (Confraternita preraffaellita) nasce nel 1848 da Dante Gabriel Rossetti, William Holman Hunt e John Everett Millais ai quali si aggiungono successivamente James Collinson, F.G. Stephens, Thomas Woolner e William Michael Rossetti. Già dopo diciotto mesi dalla sua nascita il gruppo si divide e ognuno intraprende un percorso personale. Tuttavia, i Preraffaelliti riescono a creare un linguaggio visivo comune. Le loro opere, ispirandosi agli ideali del passato e all’arte del primo Rinascimento, criticano ferocemente il presente e rifiutano lo stile dettato dall’Academy. La loro ricerca si prefigge lo scopo di cambiare l’arte per rivoluzionare la società. Le tele, caratterizzate da un forte realismo, riprendono temi legati alla religione, alla letteratura, alla storia e alla natura. Ispirati dal naturalismo e dalla verità, i loro quadri si evidenziano per i colori forti e intensi e l’uso di una luce uniforme. Inevitabile quindi, mentre si percorrono le sale della mostra, non rimanere ammaliati dalla sensualità delle donne di Rossetti o dall’intensità dell’Ofelia di Millais.

Con la seconda generazione di artisti che si formò intorno a Dante Gabriel Rossetti il linguaggio preraffaellita venne portato, grazie soprattutto a William Morris ed Edward Burne-Jones, in una nuova direzione. Mobili riccamente decorati, tappeti, arazzi, stoffe, vetrate colorate, carte da parati, ciotole e brocche influenzate dal nuovo linguaggio della confraternita vennero prodotte dal movimento socialista di Morris, volto a proporre un’idea utopica di bellezza domestica accessibile a tutti.
L’esposizione si apre con la sala Origins and Manifesto dove si trova la pala quattrocentesca di Lorenzo Monaco, che influenzò il gruppo soprattutto per i colori vivi e lo stile puro, per poi proseguire con la presentazione di opere note e non che hanno distinto l’avanguardia inglese, attraverso una suddivisione delle sale per temi caratterizzanti: History, Nature, Salvation, Beauty, Paradise, Mythologies. La mostra ha posto l’accento su due aspetti importanti e poco sottolineati. Primo fra tutti il ruolo di protagonista della donna: Elizabeth Siddal, Jane Burden, May Morris e Julia Margaret Cameron, sono solo alcune delle modelle che gravitavano attorno al gruppo. Donne impegnate a costruire un’immagine di sé, a diventare icona, un po’ come accadeva nella Factory di Warhol, come ha affermato il co-curatore Jason Rosenfeld.

 

Il secondo aspetto si trova nella parte finale della mostra, dove molti sono gli oggetti d’arredo in esposizione che evidenziano la suggestione dell’arte preraffaellita sul movimento Arts and Crafts. A dimostrare come questo linguaggio, a lungo criticato, abbia dominato le arti del XIX e XX secolo, influenzando soprattutto la corrente del Simbolismo e il Movimento Estetico di William  Morris.
Il titolo della mostra consegna il termine “avanguardia” a questa corrente, accentuando le concezioni sociali di Morris e l’idea di “arte per tutti”. Ma suscita anche diverse polemiche: sia sull’affidare il termine “avanguardia” a un movimento che guarda al passato sia sull’accostamento dello stesso termine alla parola “vittoriano” considerato da sempre sinonimo di tradizione. In realtà il linguaggio preraffaellita è fortemente innovativo: la ripresa dell’arte del primo Rinascimento, come nostalgia di un passato migliore, ha come scopo una forte critica all’industrializzazione e all’immoralità del tempo. Un guardare al passato che diventa attuale.
La Tate Britain riesce pienamente nel suo intento di ricreare un percorso storico e critico su un’avanguardia che per molto e troppo tempo era rimasta nell’oblio, ma soprattutto giunge a sottolineare l’importanza dell’arte per i Preraffaelliti, arte che è considerata elemento essenziale per la vita.

 

Dante Gabriel Rossetti, Lady Lilith, 1866-69

John Everett Millais, Isabella, 1849

William Holman Hunt, The Lady of Shalott, 1905

John Everett Millais, Ophelia, 1851

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2 Comment

  1. Martina says: Rispondi

    Grazie! Questo pezzo mi ha fatto rivivere quando ho visitato la mostra a ottobre…mi è piaciuta molto anche a me!

  2. Ottimo, articolo davvero interessante, era proprio quello che cercavo! Grazie per lo spunto!

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