Alessandro Amaducci. Videoarte. Storia, autori, linguaggi

Alessandro Amaducci, Blak Data, 2013

Le straordinarie opere video di Alessandro Amaducci fanno il giro per del mondo, mentre in Italia esce il suo nuovo libro. È stato un anno ricco di appuntamenti per il videomaker torinese che con le sue opere ha partecipato ai maggiori festival internazionali: da Lille a San Pietroburgo e Mosca, passando per la Buenos Aires, la Grecia, l’Inghilterra e l’Australia dove fra l’altro la selezione di Melbourne è stata curata dalla curatrice italiana Veronica D’Auria.Mentre i video di Amaducci passavano da uno schermo all’altro del pianeta ecco che in questo periodo è uscito anche il suo ultimo saggio dal titolo “Videoarte. Storia, autori, linguaggi”. “Questo libro – spiega l’autore – vuole essere un manuale dedicato a un fenomeno molto complesso definito videoarte, e intende cercare di sistematizzare la storia di una forma di espressione artistica multiforme che abbraccia negli anni diversi media, differenti modalità di presentazione delle opere e una varietà di approcci estetici e stilistici a volte diametralmente opposti”. La pubblicazione fa un’analisi accurata di questa giovane forma di espressione sin dalle sue radici culturali e le prime sperimentazioni sul mezzo televisivo, con un’ottima illustrazione della storia dei pionieri della videoarte degli anni sessanta e settanta, per poi arrivare al periodo della computer grafica degli anni ottanta e il rapporto odierno degli artisti con i software e le nuove tecnologie.

“Il concetto di fondo – continua Amaducci – che il termine videoarte vuole comunicare è quello di sperimentare il video e le nuove tecnologie, e se si rivolge ad altri supporti più vecchi lo fa per trasformarli in un processo di metamorfosi in cui il passato e il futuro convivono. La scelta della tecnologia deve essere coerente con un progetto estetico e stilistico, derivato non da una comodità di utilizzo. Gli artisti sanno che la tecnica che adottano per esprimersi è una scelta intrinseca alla realizzazione delle loro idee, fondamentale per la riuscita dell’opera e per “la fuori uscita” del loro mondo interiore all’interno dello spazio di visione dello spettatore”. Concetti che Amaducci, fra l’altro ricordiamo docente del Dams di Torino, mette perfettamente in evidenzia nelle sue ultime opere come “Black Data” in cui: “Il mondo onirico è l’errore più affascinante dell’era digitale. Incontrando figure archetipiche, la macchina diventa una sorta di tecno-madre che porta alla vita sogni e incubi. L’androgino è l’unione fra inconscio e tecnologia. Dati neri sul tuo computer”.

Oppure “In the Cave” con il quale Amaducci ci svela che i computer sognano: “Certamente lo fanno. Viviamo in una caverna piena di tecnologia, e siamo circondati dalle ombre dei mondi che creiamo: ma ora anche la tecnologia è in grado di creare mondi, di cambiare l’aspetto del mondo, di offrire un punto di vista del mondo. Vogliamo essere guardati dalla tecnologia, vogliamo guardare dentro la tecnologia. Così cosa succede quando il nostro immaginario collide con il sistema di immagini della tecnologia? Una sovraesposizione di modelli e archetipi, ma anche qualcosa di nuovo: l’unione fra scienza e sogno, naturale e artificiale, e di tensioni presenti e future”.

Il suo ultimo video è “I am your database”. Anche in questo lavoro è interessantissimo il rapporto fra la danza performativa, che Amaducci segue da sempre, e l’utilizzo delle tecniche video più avanzate. Si danza l’ultima e unica battaglia del videogioco della vita, ma il vincitore è già designato. Amaducci conclude: ”Nell’inconscio tecnologico si danza sempre volentieri con la Morte”.

Alessandro Amaducci, Blak Data, 2013

Alessandro Amaducci, Blak Data, 2013

Alessandro Amaducci, Shedding, 2010

Alessandro Amaducci, Shedding, 2010

Alessandro Amaducci, I Am Your Database, 2014

Alessandro Amaducci, I Am Your Database, 2014

Alessandro Amaducci, In the Cave, 2013

Alessandro Amaducci, In the Cave, 2013

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