Vincenzo Arena. 1 / 79

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Il primo quadro dipinto da Vincenzo Arena nel 1979 s’intitola Opera 1/79. La maggior parte della produzione artistica del pittore segue tale logica cronologica per quanto riguarda la titolazione. Per meglio comprendere Arena è rilevante notare come i numeri, i grafici e le tabelle siano la base teorica dei suoi dipinti: dopo aver costruito un modulo geometrico lo sviluppa secondo uno schema ben preciso sulla superficie della tela, seguendo canoni altrettanto definiti per la scelta dei colori.

I primi lavori degli anni Cinquanta di Vincenzo Arena esprimono una resa più materica in linea con la corrente Informale europea coeva: si tratta di segni liberi posti direttamente sulla tela di juta. In queste opere vi sono delle zone della tela lasciate volontariamente scoperte: la trama del supporto emerge così fra gli strati spessi di pigmento.

Negli anni Sessanta è fondamentale l’osservazione dei lavori di Piet Mondrian e dal 1964 (anno della prima personale romana dell’autore alla Galleria Michelangelo) l’artista si concentra su delle composizioni geometriche monocrome realizzate sul polistirolo espanso. Lo studio del modulo base dal quale si arriva alla formazione di una struttura complessa diventa così cruciale. I lavori sono ora prevalentemente in bianco e nero, ma verso la fine degli anni Sessanta Vincenzo Arena utilizza tutta la gamma cromatica a sua disposizione. Dagli anni Settanta in poi il Munsell Book of Color è uno strumento essenziale per le scelte compositive e lo studio del colore diventa parte integrante della struttura geometrica della composizione. Con il sistema Munsell la tavolozza dell’artista può essere ora rappresentata in buona parte da numeri che descrivono precisamente il colore secondo la tonalità, la luminosità e la saturazione. Teorizzare un’opera prima di comporla diventa ora uno studio dove anche i colori sono tradotti in numeri. È utile ricordare che durante la lunga carriera Vincenzo Arena prende parte anche ad alcune iniziative di gruppo: come alla fondazione nel 1968 del Gruppo CO.MO. (Constructivisme et Mouvement) con Michel Seuphore, Leo Breurer, Louis Deledicq, Romano Mattia Zenotti e Ivan Contreras; mentre agli inizi degli anni Ottanta a Roma si unisce al Gruppo Spazio Documento insieme agli artisti Lucia De Luciano, Giovanni Pizzo, Estuario Maldonato, Maria Lai e Attilio Perilli.

Nelle opere di Vincenzo Arena il ritmo delle linee, delle forme e del colore richiede un tempo di osservazione prolungato. Essendo, l’autore, un profondo conoscitore delle leggi ottiche applicate alle forme geometriche e cromatiche, il suo lavoro spesso svela qualcosa che in un primo momento sembra essere diverso da ciò che appare. Così, per esempio, dopo un’attenta osservazione dei quadrati (dalle sembianze identiche) in realtà diversi nelle dimensioni. L’autore invita a un’osservazione più consapevole dell’opera spingendo il pubblico ad abbandonare le prime impressioni percettive. Vincenzo Arena lascia dunque trapelare degli indizi dalle sue opere che rivelano un raffinato gioco d’intelligenza.

Giulia Tanferna

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Vincenzo Arena, Opera 1/79, Studi Superficie

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Vincenzo Arena, Opera 1/79, 1979, acrilico su tela

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Vincenzo Arena, Opera 1/79, Composizione Grafica Colori

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Vincenzo Arena, Opera 1/79, Dimensioni Designazione Colori

 

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