Virtual/Reality: conversando con il Collettivo Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi

Abbiamo incontrato il duo bolognese che forma il Collettivo Antonello Ghezzi, così chiamato dai cognomi dei due artisti Nadia Antonello e Paolo Ghezzi. Attivo dal 2009, l’abbiamo incontrato per conoscerlo più da vicino e approfondire il suo rapporto con la realtà virtuale.

Prima di tutto, Nadia e Paolo chi siete e dove vi siete conosciuti? Come nasce il vostro duo?
Siamo Nadia Antonello e Paolo Ghezzi, ci siamo conosciuti all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Abbiamo iniziato a raccontarci i progetti che avremmo voluto realizzare, notando subito che erano molto affini, a volte addirittura coincidevano! Uno di questi era la volontà di realizzare un intervento all’interno dei bagni di Arte Fiera di Bologna, era il 2009,  e abbiamo iniziato da lì, dai bagni di una fiera, così è nato il Toilet Project, ma soprattutto così è nato Antonello Ghezzi.

Avete partecipato -unici italiani- alla Beirut art fair dal 17 al 20 settembre su invito del direttore artistico Pascal Odille. Potreste raccontarcelo?
Esporre il nostro lavoro  accanto a  Marina Abramovic ed essere sostenuti dall’Istituto Italiano di Cultura fa decisamente piacere. Interessanti gli incontri con galleristi e collezionisti del Medio Oriente, abbiamo ricevuto alcune proposte che ci porteranno a tornare a Beirut già la prossima primavera.

La mostra dal titolo “virtual/reality” aveva come tema l’arte digitale… per l’occasione avete presentato Ciel étoilèts
Si tratta di un’installazione luminosa nella quale l’immagine del visitatore è riflessa e scomposta, come in una costellazione, da differenti specchi. Ognuno riproduce il cielo stellato sopra a Beirut ‘fissato’ in tempi diversi: sono futuri prossimi e lontani, giorni che non abbiamo ancora vissuto ma che celebriamo come importanti e che insieme compongono un “monumento al futuro” e al nostro rapporto con esso.

Come è stata concepita l’idea?
L’idea nasce da un progetto importante e ancora utopico che abbiamo iniziato qualche anno fa, Never Ending Night. È il tentativo di poter vedere le stelle del cielo in ogni momento, contemporaneamente, in tutto il mondo. Nasce dall’esigenza e dall’urgenza di cercare una stella cadente per esprimere un desiderio ma è anche e soprattutto un modo per ricordarci che siamo tutti sotto lo stesso cielo, una volta che non ha bandiere né confini. La prima opera realizzata con queste mappe stellari è stata “Palestina Israele”: due mappe stellari affiancate, identiche, create una sopra l’altra, che ricreano un punto ben preciso di Gerusalemme, all’altezza del muro.

Reale e virtuale: che relazione avete con il mondo virtuale?
Internet ci ha permesso di creare delle relazioni che hanno reso a loro volta possibili molti nostri progetti. A volte solo il mondo virtuale dà la possibilità di cambiare il mondo reale, quando succede è importante e interessante.

Utilizzate spesso gli specchi, che rapporto avete con la vostra immagine riflessa?
La nostra immagine riflessa diventa significativa quando entra in relazione con l’immagine di un’altra persona. Come nell’opera “Guardami ancora” lo specchio, che nella nostra società diventa incessantemente una “macchina da selfie” al servizio del nostro ego, in questo caso insinua nei nostri occhi una scritta o ci mette in relazione con l’altro.

Cosa vi aspettate dai visitatori che osservano e indagano le vostre opere?
La stessa reazione con cui sono state ideate e create: emozioni, estrema sincerità ed esigenza di significato.

Avete esposto in diversi luoghi e ambienti, avete delle preferenze?
No, ogni spazio ha peculiarità tutte sue che diventano sfide per nuove opere. Ci piace molto progettare lavori site-specific piuttosto che collocare opere già realizzate.

Qual è il vero impegno oggi per l’arte e per l’artista?
Rendere il mondo migliore. C’è chi lo fa attraverso un’arte politica, chi creando bellezza… noi cerchiamo di dare il nostro contributo sottolineando ciò che già di poetico esiste nella nostra quotidianità, cerchiamo di far ricordare certi aspetti che freneticamente nel nostro vivere vengono dimenticati, ma continuano ad esserci.

Che rapporto avete con l’arte contemporanea?
Siamo in buoni rapporti, visto che è il nostro lavoro! Volendo essere più seri, crediamo molto nell’arte contemporanea e nell’importanza che dovrebbe avere in generale. Purtroppo non è abbastanza presente nella vita di tutti, colpa che non si può imputare alla società. C’è una grande indulgenza a partire dagli artisti stessi, seguiti dai curatori e per arrivare ai visitatori delle mostre. Quando l’artista presenta qualcosa perché “gli piaceva farlo” e nessuno ha il coraggio di chiedersi e chiedere “Dove ha senso quest’opera se un senso c’è” credo che piano piano si vada ad intaccare la dignità e l’autorevolezza che l’arte contemporanea si meriterebbe di avere.

Avete collaborato anche con la moda, Pitti Uomo Firenze, altri progetti sul campo?
Dalla sfilata del Pitti Uomo è nata una collaborazione con uno dei 4 stilisti. Con il marchio Dent de Man lanceremo insieme un progetto per il 2016, le prima realizzazioni si potranno vedere già al prossimo Pitti di gennaio.

Collettivo Antonello Ghezzi, per il futuro?
Per il futuro prevediamo molti viaggi: saremo a Parigi poi a Londra, Atene e ancora a Beirut dove  a febbraio terremo un workshop alla Lebanese American University insieme agli studenti del college di Hamra. La nostra base rimarrà Bologna almeno per i quattro anni in cui avremo come studio la  Palazzina Liberty dei Giardini Margherita, una grande opportunità che il Comune di Bologna ci ha dato come vincitori insieme ad altre imprese creative del progetto Incredibol!

Ora fatevi una domanda che nessuno vi ha mai fatto, ma a cui vi piacerebbe rispondere e rispondetevi.
Se potessi fare l’artista in modo totalmente libero dal mercato, dalle relazioni, dal “sistema dell’Arte”, dalle preoccupazioni, come sarebbe? Penseremmo ad opere nuove, passeremmo tutto il tempo solo a sognarle, a scriverle e a raccontarle, senza l’obbligo di doverle realizzare.

Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, Bright Flag, 2013. Credit Fabio Matnovani

Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, The Artists are IN, 2013. Credit Fabio Mantovani

Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, Guardami ancora (Look at me again), 2015. Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, Fireflies, 2012.

Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, The Artists are IN, 2013. Credit Fabio Mantovani

Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, Grazie per avermi salutato, 2011. Foto di Akil
Antonello Ghezzi

Antonello Ghezzi, Never Ending Night, Project, 2013

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