Vivienne B.

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Mi attende seduta su di un pouf viola e un sorriso smagliante. Questa giovane artista (che non ama definirsi tale) si approccia in modo fresco e creativo alla fotografia, ogni suo scatto ha in sé l’essenza della passione, della cura, dell’ispirazione e della trasformazione e non c’è da stupirsi del fatto che molte sue opere siano state scelte e pubblicate su PhotoVogue. La spontaneità e la passione con cui risponde alle mie domande mostrano un’anima luminosa e creativa che accresce la bellezza delle sue opere.

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Vivienne B., Silent Wind Blowing
 

Qual è stato il tuo percorso artistico?
In realtà io non ho mai avuto la “vena fotografica”… è divertente pensare che quando ero piccola mio papà aveva sempre timore di farmi usare la macchina fotografica durante le gite scolastiche, perché ero capace di prendere tutti senza testa! E dato che i rullini si sviluppavano (costava farli sviluppare) e non me ne veniva mai una buona, mi era stato quasi proibito il suo utilizzo. Ho dunque intrapreso gli studi classici, mi sono poi iscritta ad archeologia… ma c’era sempre in me un’attrazione per le foto delle riviste patinate: Grazia, Glamour, Vogue… che mia mamma comprava da quando ero piccola, trasmettendomi forse involontariamente quella passione per i servizi di moda. Il tutto è però rimasto una semplice ammirazione, fino a quando, trasferitami a Venezia, guardando uno shooting di Mario Testino mi sono detta : «Io nella mia vita voglio fare la fotografa!». Si può dunque dire che è cominciato così… non ho seguito nessun corso tecnico, nessun percorso classico, ma ho seguito un corso di “Fotografia psicologica” tenuto da una docente di architettura che mi ha dato le basi per un approccio diverso all’immagine.. Da lì ho iniziato a fotografare in questo mio modo “bizzarro”!

Che tipo di artista ti definisci?
Definirmi artista.. sinceramente.. no! Perché in realtà io non so ancora bene che cosa sia un “artista”. È una parola che mi risulta difficile da utilizzare sia per definire una persona che per definire me stessa.

Le tue fotografie sono un incrocio tra glamour e arte classica, quando le si guarda c’è sempre quel retrogusto di arte accademica nonostante la loro assoluta contemporaneità. Che cos’è dunque che ti ispira? Quale studio ti porta a fare questi “scatti trasformati”?
Io sono deviata in questo senso! Col fatto che mio papà nei suoi quadri usa sempre il nudo classico, molto pulito nelle linee, ecc [ricordiamo che Vivienne è figlia del pittore Nino Bellini, buon sangue non mente!]. Pertanto, vivendo di arte sia per gli stimoli di mio papà, che per mia passione personale, non vedo la fotografia con quei suoi tagli tipici! infatti a me piace usare la macchina fotografica come se fosse una base su cui poi, come una specie di argilla, io posso elaborarci sopra i miei pensieri, facendola così diventare quasi un ibrido: le mie opere sono infatti un incrocio tra la fotografia e un quadro. Un quadro del 1800, oppure barocco, dipende dall’ispirazione… io però non riesco a vedere la fotografia come semplice istantanea!

VivienneB Photography Model: Michela Cotterchio

Vivienne B., Chanson De Rose
 

Quindi quali sono i tuoi maggiori riferimenti artistici?
A me piace molto il barocco! Quindi i fiori, le cose leziose sono per me la cosa principale… Amo tutto ciò che è naturale, come foglie, fiori, natura, rami, alberi… mi attirano quelle situazioni in cui vi è una connessione tra umano e creato, quindi tutti gli elementi! I paesaggi, in modo relativo, basta che siano un po’ bucolici allora ecco mi affascinano, altrimenti no…

Hai infatti una tendenza a ritrarre persone…
Io ero partita inizialmente con nature morte, poi sono passata a qualche paesaggio… però il paesaggio da solo, se non si inserisce una persona, a mio avviso, dice poco. Ed è da questo istinto che è nato il mio desiderio di ritrarre persone. È stato però un approccio molto spontaneo il mio, infatti è un rapporto di amore e odio quello che ho con la fotografia, non sono una di quelle persone che portano la macchina fotografica dappertutto, no! Mi piace però farmi gli autoscatti perché mi sento libera, non c’è nessuno, posso fare quello che voglio e soprattutto se ho delle sensazioni dentro le butto fuori, così quando le riguardo posso vedere quello che si nasconde nei miei pensieri, e questo mi piace! Lo stesso vale per la mia propensione a ritrarre persone; le persone che ritraggo le scelgo io e cerco di tirare fuori la loro personalità, quello che è nascosto dentro di loro… mi piace proprio quel rapporto che si crea con la persona, perché poi entra in relazione con me, si mette a proprio agio e riesco a recepire la sua anima. Un fattore del quale io mi assicuro sempre è che la modella o il modello si senta bene durante lo shooting.

A che età hai cominciato a esporre? Vista la tua giovane età…
Quando ho intrapreso questo percorso di vita avevo 22 anni… a 26 ho fatto la mia prima mostra al Klér Café, che era un locale gestito da un’artista a cui erano piaciuti i miei quadri…

VivienneB Photography

Vivienne B., Second Bite of the Apple
 

Parliamo invece dei premi che hai vinto…
[Non riesce a trattenere il sorriso] io generalmente tendo ad auto commiserarmi, nel senso che io faccio le foto, le elaboro, e appena le guardo mi dico: «Belle!!», dopo cinque minuti però non mi piacciono più! Quindi ho sempre paura di mostrare le mie opere… io mi sottovaluto ai concorsi, alle esibizioni ecc.. poi però mi convinco e ci provo! Ed è andata così per la mostra di Visual allestita da Davide Giglio nella sezione talenti emergenti dove sono stata selezionata tra i primi quindici sui duecento partecipanti. E poi l’esperienza con Vogue è capitata per caso, anche perché per me Vogue è un pianeta lontanissimo, stando anche al fatto che ho mandato il materiale e me lo hanno preso subito, finendo in poco tempo nel “The Best” con la foto del pavone. Per questo motivo inizialmente pensavo che fosse una cosa facile, invece no! perché conosco colleghi e amici che ci provano da una vita e non sono ancora stati selezionati. Quindi entrare nel “The Best” è una cosa difficilissima… ma io ne ho già sei pubblicate in questa sezione! Tanto che sul nuovo sito ho inserito una galleria dedicata esclusivamente alle foto pubblicate su Vogue. Adesso il mio prossimo obiettivo sarebbe quello di partecipare al “Nikon Talent” e mandare i miei lavori in gallerie straniere (al momento mi sto orientando verso il Canada, perché la cultura è un po’ francese e pertanto hanno questo stile un po’ retrò parigino che guarda al contemporaneo prediligendo però un gusto bohemien che mi si addice). Poi ovviamente il mio sogno sarebbe quello di entrare un giorno tra le “foto del giorno” di Vogue, perché è una vetrina immensa!

Qual è il tuo metodo di lavoro?
Una cosa che ci tenevo a dire riguardo i miei lavori è che io parto con un’idea di quello che voglio fotografare, di solito è legata al soggetto, cioè dipende da ciò che la modella mi ispira e che io poi sviluppo. Io infatti vado a sensazione, non voglio le luci studiatissime, anzi prediligo la luce radente e quella laterale in cui si nota lo stacco netto tra ombra e luce dorata, un po’ alla “Caravaggio”, e solo successivamente c’è il post editing. In questa fase, partendo da ciò che mi trasmette la foto, io ci lavoro sopra e questa diviene completamente diversa. La foto infatti cambia a seconda di come mi sento: ho fatto persone sommerse, ricoperte di fiori…

E ti lasci ispirare dal momento…
Sì, di solito ascoltando musica rock! Mi lascio proprio trasportare dalle sensazioni che provo in quel momento. Adesso poi mi piacciono molto le foto “faded”, ovvero quelle sbiadite, e poi una cosa che a me piace molto fare è “osservare”! Mastico immagini dalla mattina alla sera, qualunque tipo d’immagine, anche perché secondo me chi desidera creare arte deve sempre confrontarsi e aggiornarsi su quello che c’è e cercare di spingersi sempre oltre. Questa forse è una cosa in cui io pecco, perché mi è stato detto molte volte che io non ho scelto un genere, ma passo da un ritratto in stile gotico (come può essere il mio scatto della “pietà” di due gemelle, un’immagine abbastanza forte che racchiude il senso di specularità rendendo il tutto molto inquietante) alla sensualità dei fiori. Io gioco o sull’ambivalenza, e mi spingo, sempre con un fare molto morbido, a un messaggio subliminale, oppure mi dedico a un’ambientazione barocca e floreale. A me comunque non piace procedere a compartimenti stagni, se voglio fare una cosa la faccio, non mi interessa valutare se sia o meno il mio genere: io seguo il mio istinto e le mia fantasia!

VivienneB Photography Model: Simona e Paola Mattiotti

Vivienne B., Brides it’s time to go

per maggiori informazioni : www.artebellini.it/vivi 

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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2 Comment

  1. VivienneB says: Rispondi

    Le foto attualmente nel Best Of di photo_vogue sono 6 e non 20. È un onore per me essere presente con un mio piccolo portfolio in questa vetrina gestita da Vogue Italia. Un luogo dove poter imparare sempre cose nuove e confrontarsi con persone davvero talentuose e con poetiche straordinarie. Grazie di cuore a tutti coloro che guardano le mie foto, emozionandosi un po’.
    VivienneB

  2. VivienneB says: Rispondi

    PRECISAZIONE IMPORTANTE: Trattasi dello spazio Photo_Vogue di Vogue.it

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