Vorrei non vederti oggi per vederti tutti gli altri giorni: sul decolonizzare lo spazio

Diego Gualandris, UAM (2015) oil on canvas - 150x100 cm (2015) gesso, clay, gouache, acrylic paint - 14x19x126 cm

“Neanche l’avevo notata quel giorno, c’era un tramonto ingannevole.”

È un’intrusione quella che ospita il Franchising Mercatino di via Zuretti, la riterritorializzazione di un’idea già codificata di spazio (un magazzino second hand shop), un ambiente qui liberato, o meglio “preso”, conformato, frainteso. Una specie di contagio (le opere si confondono con gli oggetti in vendita), di fusione, un ribaltamento che assume una nuova disposizione pubblica, conviviale, relazionale: la comunicazione inabissa i contatti umani in spazi di controllo, e qui si ha l’occasione opposta, cioè di ritrovarsi in un tragitto, in un percorso mutato, commercializzato, destinato al consumatore quanto all’addetto ai lavori, all’unione di questi due rapporti umani ora costretti all’incontro, alla condivisione.

Già Lyotard predisse ricostruzioni e modificazioni di spazi abitati attraverso interazioni umane in contesti non dominati e dominabili dal privato, lontani da spazi di detersione. In questo senso le opere riurbanizzano l’ambiente modificandone la destinazione contingentata, provocando nuovi incontri molecolari, nuove possibilità e legami: arte come legante, agente. Ma al di là del dato, del concetto stesso di oggetto, di merce in vendita (e caro è il ricordo di un giovane Oldemburg che inaugura The store negozio di oggetti inutilizzabili, o meglio simulacri di questi), al di là di una critica che vuole farsi presente e quasi osservazione o beffa del consumo stesso, la mostra nasce dall’incidentalità programmatica di un gruppo di artisti di Milano, Pietro Agostoni, Alessandro Agudio, Benni Bosetto, Barbara and Ale, Costanza Candeloro, Giovanni Del- vecchio, Rebecca Di Berardino, Derek Di Fabio, Michele Gabriele, Marco Gobbi, Diego Gualandris, Lorenza Longhi, Andrea Magnani, Beatrice Marchi, Cristiano Menchini, Matteo Nasini, Margherita Raso, Riccardo Sala. E si ha la sensazione di qualcosa di immacolato, di improvviso, di scoperto, d’un percorso segreto e di un tesoro scandito (ricorda la ricerca spasmodica dell’oggetto giusto tra i tanti accatastati affianco nel film Ritorno a Oz). Alice’s Adventures Underground di Costanza Candeloro, si compone di nove disegni su carta, una narrazione illustrata in forma di diario, un taccuino che muove dal testo di Celati “Alice Disambientata, materiali collettivi (su Alice) per un manuale di sopravvivenza”. Qui Alice è figura in movimento, non simbolo ma universo di circolazioni e linguaggi, linguaggi di genere, laterali, di circuiti e bande: la crescita di Alice è la frammentazione di un corpo in parti separate, l’animalizzazione di un corpo-muta, o un modello di corpo disarmonico, un divenire-armonico, uno stimolo, una sorgente di flussi e incontri.

E Andrea Magnani con Semecieco struttura un orto del futuro, un modulo ballardiano, un frammento limitato di giardino fai-da-te, corredato da tutta la strumentazione aliena a comporlo, come ci si trovasse in una fiera di microevoluzioni e involuzioni biologiche. Si tratta di una pulsazione di infinito fantascientifico, indeterminato, ribollente e assieme asettico; una porzione di spazio, di galassie e latitudini straniere. Accanto, gli strumenti per la coltivazione pubblicizzano un brand alieno e riportano lingue sconosciute, provenienze esotiche, materiali sintetici: una natura senza natura, anomala e batterica che virulenta invade e moltiplica, duplica e supera l’umana forma.

Duck Cult, una scultura antropomorfa di Riccardo Sala, un reperto argilloso di un passato contaminato e invaso dal contempo, introdotto e costipato in un rapporto storico col mondo fisico, un rapporto divino, iconico, tribale ma tuttora vivo. Un dispositivo d’esposizione che, al di là dell’evidenza materica si consuma monumentale nell’obelisco, nel disappartenere appartenendo a un culto ipotetico, a una comunità, a simboli e rituali futuribili. Come meteorite aggregatore Holdy di Michele Gabriele riporta nella terza dimensione studi e tessuti di astrazione digitale, il souvenir marino di Beatrice Marchi , la china selvatica di Cristiano Menchini, la ceramica smaltata, stellata e collassata di Margherita Raso, l’olio di Diego Gualandris, un rigido e monolitico corpo centrale pre modellato in 3D, lustrato e splendente di riflessi, Lorenza Longhi con le due opere Empathy is performing (Mid-season, Pre-fall – by the other side of the pool) e Empathy is performing (Orchids on the desk)abiti in neoprene con anelli di metallo, cinture e corde tese in estensione, o stoffe di tende sintetiche, collane di usb, e zip. Le opere funzionano tuttavia come corpi in relazioni casuali, incidentali, di temporalità limitate e strutture nascoste armate di concatenamenti intraducibili, non udibili, senza apparente principio né organizzazione, ma di cui è possibile esporne gli effetti, il loro interno processo sentimentale, le strutture archetipiche, totemiche e organiche che vi si riuniscono in una equivalenza nuova e rivoluzionata di fruizione d’ambiente.

Franchising Mercatino
Via Zuretti, 60 – Milan
From September 26th to October 11th, 2015, h. 10 am – 7 pm

Costanza Candeloro, ALICE’S ADVENTURES UNDERGROUND (2015) Pencil on copybook paper (series of 9) - 30x21 cm

Costanza Candeloro, ALICE’S ADVENTURES UNDERGROUND (2015) Pencil on copybook paper (series of 9) – 30 x 21 cm

Andrea Magnani, Semecieco (2015) Laser cut on perforated iron sheet and white plexiglass, loam, agar agar, non-woven fabric, digital print on adhesive paper, spray, magnets, sealed envelope, snake skin, wire, resin plant, moss, cardboard, plastic wire, bacteria - Variable dimensions

Andrea Magnani, Semecieco (2015) Laser cut on perforated iron sheet and white plexiglass, loam, agar agar, non-woven fabric, digital print on adhesive paper, spray, magnets, sealed envelope, snake skin, wire, resin plant, moss, cardboard, plastic wire, bacteria – Variable dimensions

Riccardo Sala, Duck cult (2015) gesso, clay, gouache, acrylic paint - 14x19x126 cm

Riccardo Sala, Duck cult (2015) gesso, clay, gouache, acrylic paint – 14 x 19 x 126 cm

Lorenza Longhi Empathy is performing (Mid-season, Pre-fall - by the other side of the pool Empathy is performing (Mid-season, Pre-fall - by the other side of the poo

Lorenza Longhi Empathy is performing (Mid-season, Pre-fall – by the other side of the pool Empathy is performing (Mid-season, Pre-fall – by the other side of the poo

Derek Di Fabio Shawl (Scialle - edition 2015 ft. a video by Ting Cheng) (2008-15) video archive - loop 59

Derek Di Fabio Shawl (Scialle – edition 2015 ft. a video by Ting Cheng) (2008-15) video archive – loop 59’

Michele Gabriele, Holdy (2015) sand, silicone, spray color, ginger, cardboard, adhesive tape - 105x40x65 cm

Michele Gabriele, Holdy (2015) sand, silicone, spray color, ginger, cardboard, adhesive tape – 105x40x65 cm

 
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