1969/2013: “When Attitudes Become Form”

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“I hope that help to illuminate people more than becoming a movement.”

Sonnier Keith, 1969

Fu Harald Szeemann a ideare nel lontano 1969 la mostra “Live in Your Head: When Attitudes Become Form. Works – Concepts – Processes – Situations – Information”; nata da una proposta curatoriale considerata all’epoca sperimentale e innovativa, l’esposizione divenne simbolo di una «corrente» artistica – come la definì lo stesso Szeeman – che si concentrava sul processo di realizzazione, negando i preconcetti ideologici legati all’arte e instaurando un ritorno all’oggetto e alla semplicità. Una mostra sull’anti-forma, titolo che secondo Szeeman sarebbe apparso troppo negativo per l’Europa di allora, prodotta da un’arte senza stile in cui tutto è possibile.

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Veduta della mostra “When Attitudes Become Form” Kunsthalle Berna, 1969 – courtesy The Getty Research Institute, Los Angeles – foto: Balthasar Burkhard © J. Paul Getty Trust 
 

In un’epoca in cui tutto ciò che è Arte viene messo in discussione, dall’oggetto all’atto creativo, anche la dimensione spazio-temporale diventa protagonista del dibattito critico concepito dalle menti di Germano Celant, curatore, in dialogo con Thomas Demand e Rem Koolhaas. L’ambizioso progetto vede la ricostruzione della storica mostra curata da Szeemann alla Kunsthalle di Berna, nelle sale dell’antico palazzo veneziano Ca’ Corner della Regina, inserendovi oltre alle opere presenti nel 1969 anche le originali pareti in scala 1:1 della prima location. Ad aiutare in questo coraggioso azzardo, una ricca selezione di fotografie, video, libri, lettere, e altro materiale relativo alla mostra del ’69, recuperato presso musei e collezioni private, e la preziosa collaborazione di Glenn Phillips, curatore del Getty Research Institute di Los Angeles.

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“When Attitudes Become Form”, installation view
 

Non deludono le celebri opere di Giovanni Anselmo (Torsione, 1968) e Alighiero Boetti (Io che prendo il sole a Torino il 19 gennaio, 1969), senza dimenticare la presenza dirompente di Bruce Nauman, Eva Hesse, Claes Oldenburg, Carl Andre, o degli interventi site-specific riproposti di Joseph Beuys, Walter De Maria, Joseph Kosuth, Sol Lewitt, Keith Sonnier, fra i tanti.
L’unicum concettuale ci confonde nella sua totalità e ritmicità, dal caos emerge una riflessione confusa ma comunque consapevole: sarebbe errato soffermarsi nei singoli pezzi di quel puzzle artistico, quando l’intera vicenda sorge invece per essere vista nella sua globalità. La vasta esposizione è un’opera d’arte tramutata in ready made, come la definisce lo stesso curatore.

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Veduta della mostra “When Attitudes Become Form” Kunsthalle Berna, 1969 – courtesy The Getty Research Institute, Los Angeles – foto: Balthasar Burkhard © J. Paul Getty Trust 
 

“When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venice 2013” è un ponte che collega il presente con un momento di incredibile svolta artistica, permettendoci di cogliere connessioni e contrasti, valutando e rivalutando con maggiore maturità, riflettendo sulla possibilità di percepire una dimensione spazio-temporale con l’occhio di chi la vive 44 anni dopo.

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Paola Pepa

nasce in Argentina nel 1985. Bilingue e italiana d'adozione studia storia dell'arte a Venezia, laureandosi nel 2010 in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università Ca' Foscari con una tesi che indaga le origini storiche e lo sviluppo dei movimenti femministi in Body Art e Performance, dal titolo "Il corpo come linguaggio e strumento di indagine in arte contemporanea: confronto fra alcune artiste significative della Body Art" con relatore il docente, curatore e scrittore Nico Stringa. Continuando la ricerca storica con una laurea magistrale in Storia delle Arti, attualmente è curatrice di mostre d'arte contemporanea e collaboratrice nel progetto curatoriale No Title Gallery.

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