When Dreams Become Necessity (2009-2014). Driant Zeneli

11. Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Installation view

In occasione della seconda personale alla prometeogallery di Milano, abbiamo incontrato Driant Zeneli, artista albanese e italiano d’adozione da ormai più di dieci anni. La mostra, intitolata emblematicamente When Dreams Become Necessity (2009-2014) e visitabile fino al 30 marzo, presenta una trilogia filmica iniziata da Zeneli nel 2009. Come il titolo suggerisce, i tre video in mostra tentano di ridefinire, grazie a dei tentativi performativi, l’idea che abbiamo di fallimento concentrandosi sull’importanza dell’utopia e del sogno. 

When Dreams Become Necessity (2009-2014) è il titolo che hai dato alla trilogia video in mostra presso la prometeogallery fino al 30 marzo 2015. In che modo queste parole, che celano in qualche modo una tua visione ironica della realtà, racchiudono la sintesi dell’opera qui presentata?
La necessità si riferisce essenzialmente alla lunga attesa di realizzare un’azione che si concluderà in un attimo. Le idee dietro ciascuna azione sono nate singolarmente e si sono sviluppate anche in modo piuttosto casuale nel tempo per poi allinearsi su un unico percorso. Il sogno si riferisce al tentativo di realizzare qualcosa d’impossibile, è proprio nel tentativo che risiede il sogno più che nel raggiungimento dell’obbiettivo. Solo grazie ai tentativi, e ai possibili fallimenti, possiamo trarre delle conclusioni nella vita personale come nella scienza o nel progresso, possiamo cambiare strada per intraprenderne una nuova, possiamo scoprire qualcosa di nuovo, o fallire ancora…

Infatti in tutti e tre i video, l’ultimissimo Don’t look at The Sun while you’re expecting to Cross it (2014), Some Say the Moon is Easy to Touch… (2011) presentato in occasione della 54 esima Biennale di Venezia e The Dream of Icarus Was to Make a Cloud (2009) vincitore dello Young European Artist Award Trieste Contemporanea (2009), la maggior parte della narrazione riguarda l’attesa, la preparazione …
Ciò che m’interessa, nel tentativo come nella caduta, è cosa accade prima e dopo questi momenti. L’illusione si spezza ma rimane aperta la possibilità di ricostruirla. In mostra ho voluto includere una cartolina con la riproduzione del quadro di Pieter Bruegel La caduta di Icaro, 1558. Quello che mi interessa in questo quadro è che l’artista ha scelto di non mettere Icaro al centro dell’opera ma in un angolo, rappresentando così la caduta già avvenuta. È come se la figura mitologica sia stata demitizzata e umanizzata e questo, mi sembra, le ha conferito più forza.

Nel tuo lavoro non c’è un’intenzione distruttiva, ma creativa, quindi per arrivarci devi scontarti col disincanto. Infatti, se non c’è la rottura del velo e dell’illusione come poter ricostruire a nuovo… Il quadro di Bruegel è ironico, non si vedono neanche le ali, ironico come il tuo lavoro.
Questo è un elemento molto importante per me, smorza quell’aspetto romantico che apparentemente questi video contengono. I titoli che scelgo hanno sempre una sfumatura, a volte agiscono ingenuamente come un bambino che punta il dito. Some Say the Moon is Easy to Touch… ,per esempio, non significa ciò che il titolo dice, piuttosto distrae l’osservatore e lo depista.

In effetti, molto nel tuo lavoro è generato dalla casualità, non c’è artifizio, tu ti situi nei momenti di rottura, di caduta e riesci a coglierne lo scarto. Come leghi poi questo tuo discorso alla storia del tuo paese e in particolare alla tua personale?
Questi lavori non nascono semplicemente da una visione. In parte tutto si sviluppa dalla mia prima When I grow uo I whant to be un Artist, opera in cui mio padre mi ritrae con la stessa tecnica che utilizzò per vent’anni quando ritraeva Enver Hoxha e altri leader comunisti durante il regime in Albania. Mentre mi ritrae nel video, mio padre mi racconta tutti i suoi tentativi e desideri di diventare artista, dei fallimenti che non dipendono esclusivamente dall’uomo ma anche dalle condizioni politiche e sociali. Altre opere si stanno ricongiungendo a questo lavoro anche se non è un obbiettivo predeterminato. Tutto avviene casualmente, da un ritrovamento, da un inciampo.

Un’immagine scattata sul molo di Trieste, città che tra l’altro ti ha conferito il premio trieste contemporanea nel 2009, apre la mostra alla prometeogallery. Si tratta,di un binocolo diretto verso l’orizzonte, uno strumento per guardare oltre, quasi alla ricerca di un’utopia?
Il binocolo è uno strumento che ti spinge a guardare al di là delle tue possibilità, ti invita a una tensione verso qualcosa di irraggiungibile però nello steso tempo un avviso sul binocolo ti pone il limite di non guardare il sole direttamente. E questa contraddizione che mi incuriosisce e che cerco di approfondire nei miei lavori.

Pensi di ampliare questa tua produzione sulla “caduta” in futuro o ti stai focalizzando verso nuovi interessi?
Si cade e ci si rialza ogni giorno. Il resto lo lascerò al caso.

Driant Zeneli (1983, Scutari, Albania) vive e lavora a Roma. Nel 2011 ha rappresentato l’Albania alla 54esima Esposizione Internazionale d’Arte – Biennale di Venezia. Nel 2008 ha vinto il Premio Onufri Internazionale d’Arte Contemporanea, Tirana, e nel 2009 il premio Young European Artist Award Trieste Contemporanea. Ha esposto presso: Viafarini, Milano (2014); GAM, Torino (2013); White House Biennial, Atene (2013); KCCC, Klaipeda (2013); ZKM, Karlsruhe (2012); MUSAC, Castiglia, León.(2012); TICA, Tirana (2012); Prague Biennale 5, Praga (2011); 98 weeks Project Space, Beirut (2011); Trongate 103, Glasgow (2011); National Gallery of Kosove, Prishtine (2010); Museo d’Arte Contemporanea Villa Croce, Genova (2009); Studio Tommaseo, Trieste, (2009); National Gallery of Tirana, (2008).

11. Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Installation view

 Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Installation view

12. Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Opening. Some Say the Moon is Easy to Touch … (2011) installation view

Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. Some Say the Moon is Easy to Touch … (2011) installation view

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 Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Opening. Observation (2015) C-print on cotton paper, Installation view

9.-Driant-Zeneli,-When-Dreams-Become-Necessity.-February-18,-2015.-Don’t-Look-at-The-Sun-While-You’re-Expecting-to-Cross-It-(2014).-Installation-view

Driant-Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Don’t Look at The Sun While You’re Expecting to Cross I (2014). Installation view

10. Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Opening view, detail

Driant Zeneli, When Dreams Become Necessity. February 18, 2015. Opening view, detail

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Giulia Bortoluzzi

graduated in contemporary philosophy/aesthetics, has been working in collaboration with various contemporary art galleries, theaters, private foundations, art centers in Italy and France. Is a regular art contributor for L’Officiel, editor assistant for TAR magazine, founder and editor for recto/verso and editor in chief for julietartmagazine.com

1 Comment

  1. Roberto Scala says: Rispondi

    Video art l’altra medaglia per sognare il nuovo futuro.