William Kentridge | Vertical Thinking

Observatory room

L’artista sud-africano William Kentridge unendo poetica e politica ci induce delicatamente a riflettere su temi quali l’apartheid, il colonialismo e il totalitarismo utilizzando immagini oniriche, sfumature liriche o pezzi comici. I suoi mezzi espressivi: film di animazione creati con disegni a carboncino, un continuo disegnare e cancellare, stampe, libri, collage e scultura. Importante la sua passione per il teatro per il quale ha sempre lavorato intensamente.

Protagonista centrale del suo progetto a Roma è il Tempo. Al teatro Argentina Kentridge ha presentato, dal 15 al 18 novembre, lo spettacolo Refuse the Hour attraverso un viaggio nella visione del tempo dalla Grecia classica alla velocità della luce, dal cinema alla fotografia, dal cinema alla fotografia, dal colonialismo a Einstein.
Oltre a Refuse the Hour, il progetto prevede la mostra Vertical Thinking al MAXXI, a cura di Giulia Ferracci.
Nell’esposizione s’impone la colossale installazione The Refusal of Time che comprende film animati con una proiezione sincronica a cinque canali in cui confluiscono le suggestioni del teatro, il disegno, la musica, la danza, il cinema, in una commistione e ricchezza di linguaggi che è tipica dei suoi lavori. Un’opera da camera che lo ha visto protagonista sul palcoscenico insieme alla danzatrice e coreografa Dada Masilo.

Nella mostra al MAXXI sono visibili le serigrafie, i bozzetti inediti e le opere della collezione permanente dello spazio museale e il video della rilettura del Flauto Magico di Mozart.
Sia per lo spettacolo teatrale sia per i lavori esposti si tratta di una riflessione, un’indagine ”nata da una lunga serie di colloqui con il fisico Peter Gallison – come racconta l’artista sudafricano – sulle metafore del concetto di tempo, avendo scoperto che le metafore scientifiche hanno valenze forti e valore universale”. E Kentridge fa l’esempio dei celebri buchi neri, con la loro straordinaria forza gravitazionale che inghiottono tutto quanto sta loro intorno, ”rimandandoci al grande buco nero che e’ nell’animo di ognuno di noi”. ”Man mano che affrontavamo e davamo una qualche vita a tante eccezionali teorie scientifiche – conclude l’artista – queste sono state da noi interiorizzate e spero sia quello che accadrà anche agli spettatori”.  

William Kentridge, Observatory room VP5, The Refusal of Time, 2012

William Kentridge, Rubrics, Vertical Thinking, 2012

William Kentridge, Twins VP2, The refusal of time, 2012

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Giusy Lauriola è un’artista visiva che vive e lavora a Roma. Nel corso del suo percorso artistico ha indagato questioni pubbliche, come la guerra in Iraq, sottolineando temi come l'indifferenza al dolore degli altri, i bisogni indotti e il potere della pubblicità. Come strumento di lavoro utilizza la fotografia rielaborata, contaminata dalla pittura e stampata su plexiglas. Per mantenere viva la sua passione ha iniziato l'attività di giornalista come collaboratrice per Julietartmagazine e per Romasettimanale.

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