William Wegman. Il gioco della scoperta

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Abbiamo incontrato il fotografo statunitense William Wegman, noto soprattutto per le sue serie di foto di cani, principalmente i suoi bracchi di Weimar, in vari costumi e pose.

A cosa stai lavorando attualmente?
Sto facendo diverse opere con i cani su arredi. Recentemente ho realizzato un progetto con mobili d’epoca Nakashima e anche con mobili che mi sono stati prestati da Herman Miller, incluse delle sedie Eames. Anziché i soliti oggetti di scena che trovo nei cassonetti o al mercato delle pulci, questa è roba più lussuosa.

Il tuo soggetto ha guadagnato una popolarità diffusa e fascino al di là del mondo dell’arte. Mi chiedo se le tue opere sono state anche viste come sentimentalmente cariche o rasentanti il kitsch …
Speriamo di no! [Ride]. I cani Weimaraner sono in un certo senso inquietanti, non sono tanto carini. Penso che il fatto che essi siano di colore grigio e neutrale mi permette di scrivere un sacco di storie diverse tramite di essi.

Capisco il bisogno dei tuoi cani di compagnia umana e di catturare la tua attenzione, e tuttavia mi chiedo come hai imparato ad allenarli in modo così naturale a svolgere i compiti che tu volevi?
Ho avuto dieci cani nel corso degli anni. Man Ray è stato il mio primo cane negli anni Settanta e il mio cane Fay ha avuto cuccioli e a loro volta hanno avuto cuccioli, e mi sono divertito a lavorare con tutti loro. Ora ho due cani, Flo e Topper. Tutti i miei cani sono stati e tuttora sono Weimaraner, che è una razza da lavoro: a loro piace essere intorno alla gente e lavorare. I cani vedono che io lotto, mi do da fare, e mi concentro quando siamo nello studio. Sono cani da lavoro e mi vedono come una persona che si applica prendendo le cose sul serio, per cui crescono con questo atteggiamento. Di solito non do loro snacks, in quanto non mi piacciono i cani che sbavano o che sembrano in ansia; io voglio semplicemente che abbiano la loro presenza.

Capita che i cani ad un certo punto determinino in modo proattivo il corso di un’idea che inizialmente avevi in mente?
Cambiamo direzione molto rapidamente, se per qualche motivo i cani non amano essere intorno ad un certo attrezzo, o se qualcosa sembra infastidirli o distrarli, ad esempio il metallo o degli oggetti rumorosi. Certamente è il loro aspetto e il loro comportamento che informa il mio lavoro.

Un esempio?
Beh, al mio secondo cane Fay non piaceva posare accanto ad altri cani, si appoggiava sempre lontana dagli altri. Suo figlio e sua figlia, d’altro lato, sono sempre stati molto vicini, sia nella vita sia nell’arte, e sembravano sempre appoggiarsi l’uno sull’altro, con gli occhi assonnati e sognanti. Questo traduce vari stati d’animo, immagini diverse. Presto sempre molta attenzione a questo fatto.

Qual è la qualità che cerchi in una fotografia?
Beh, mi piace scoprire qualcosa che non ho mai visto prima. La cosa veramente interessante per me è quando scatto una foto e cani diventano quella foto. Me li fa vedere meglio e addirittura amare di più; in realtà più fotografo i miei cani, più me ne affeziono, perché quando si appiattisce una superficie di quel tipo su un piano bidimensionale, la si vede in un nuovo modo. Se si pensa ad una mappa dello Stato del Massachusetts mentre si guida da quelle parti, si pensa dal punto di vista della mappa. Una fotografia è come una mappa piatta di un oggetto tridimensionale, che potrebbe essere il cane; alcuni angoli sono rivelati dalle immagini e li vedo dal vivo nel cane, il che mi rende ancora più legato a loro.

Qual è il più grande malinteso riguardo alla tua opera che hai dovuto affrontare nel corso della tua carriera, e come rispondi ad esso?
Un malinteso circa il mio lavoro è che abuso dei miei cani. Questo è semplicemente errato. Tante persone mi osservano al lavoro e hanno sempre visto che i cani lavorano felicemente. Ritengo che ignorare i cani, legarli nel cortile o non permettere loro di vedere o di essere con le persone o con altri cani, questo è un problema.

Ho l’impressione che queste immagini di cani hanno una sorta di qualità mitica. Dalla Preistoria l’arte ha prodotto creature della fantasia che mescolano qualità umane a quelle animali.
Mentre facevo queste creature ibride in piedi su piedistalli, stavo pensando un po’ alle divinità egizie [ad esempio Horus]. Stavo pensando più alla mitologia, piuttosto che all’umorismo con i cani.

Cosa desideri che il cane travestito da essere umano trasmetta nell’era contemporanea?
Davvero non ne sono sicuro. Quando ho fatto la mia versione di Cappuccetto Rosso, ero interessato alla metamorfosi degli animali, che è un tema insito in quella fiaba, in cui il lupo finge di essere la nonna, e così via. Per il libro di Cenerentola pensavo all’idea dell’adozione: chi adotta un cane può comportarsi come una buona madre o come una matrigna cattiva.

Parliamo un po’ di altre opere. Ho notato che incolli cartoline su pannelli e che le espandi continuando la narrazione visiva oltre i loro confini, risultando complessivamente in un dipinto a tecnica mista e collage. Come si sono originate?
Il mio background è in pittura, che è quello che ho studiato alla scuola d’arte. Non ho mai studiato fotografia, per cui mi sento più a mio agio come pittore, piuttosto che come fotografo. Molto tempo fa stavo alterando le mie foto, prendendone una e dipingendo in essa o intorno ad essa. Penso che i dipinti da cartoline siano simili a queste. Estendo i bordi o faccio sembrare che una cartolina sia nello stesso spazio pittorico di un’altra. Ho trovato molti modi diversi di lavorare con queste cartoline, a seconda del loro design e dell’immagine rappresentata. Ritengo importante che la cartolina si trasformi e improvvisamente venga spinta in tutta un’altra dimensione. E tuttavia la cartolina originale è ancora lì, completamente visibile e al tempo stesso quasi invisibile; credo che questo sia il gioco.

Qual è il fattore unificante del tuo lavoro [disegni, dipinti, fotografie, video]?
Il mio desiderio di trasformare, di evolvere e di giocare. Io non cerco di fare una dichiarazione specifica, cerco solo di inventare e di esplorare.
Visita il web: http://www.wegmanworld.com/

Un ringraziamento speciale a Christine Burgin e Xan Price.

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William Wegman, Benchmark, 2015. Pigment Print, 26.66 x 20 inches (Inv# 36352). Courtesy of the artist and Sperone Westwater Gallery

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William Wegman, Shiva Fay, 1994. Color Polaroid, 24 x 20 inches (Inv# 4308). Courtesy of the artist and Sperone Westwater Gallery

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William Wegman, Eames Low, 2015. Pigment Print, 44 x 34 inches (Inv# 36177). Courtesy of the artist and Sperone Westwater Gallery

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William Wegman, portrait by Tim Mantoani

 

 

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