Wilson e la rivoluzione del ritratto

Robert Wilson Suzushi Hanayagi

È giunta ormai al termine la mostra che ha sorpreso ed entusiasmato i suoi visitatori, trasformando in questi mesi le sale di Palazzo Madama a Torino in un’insolita galleria animata, dove arte e tecnologia si sono unite per dare vita a quadri viventi.

Partendo da un approfondito studio della forma del ritratto nella storia dell’arte visiva, la genialità di Robert Wilson ha messo in scena l’essenza del gesto vivente attraverso una serie di ventidue video-ritratti di attori e artisti di fama internazionale completati da un sottofondo musicale appositamente creato. La mostra, stanziata tra le opere permanenti del museo, sembra aprire “finestre verso un mondo parallelo”, surreale e dinamico capace d’incantare e sconcertare lo spettatore. Accoglie il visitatore nella Sala Guidobono un’irriverente Isabella Rossellini in veste di manga giapponese, ovvero una sorta di ossigenata Sailor Moon intenta a fare smorfie e versi buffi in un prato verde digitale; segue nella Camera delle Guardie, tra i ritratti dei vari nobili, il rifacimento di una fotografia di Man Ray, ovvero il ritratto di Duchamp nei panni di Rrose Sélavy, animato dal volto di Johnny Deep che spicca su un acceso sfondo fucsia mettendo in risalto l’impronta pop dell’opera wilsoniana. Tra i vari artisti catturati dal mondo parallelo di Wilson colpisce senza dubbio il video-ritratto che troneggia nel Gabinetto Rotondo in cui un Brad Pitt in boxer sotto la pioggia si prepara a sparare verso l’osservatore con una pistola ad acqua.

La successiva sala del Senato accoglie invece l’installazione di pareti bianche su cui prendono vita “Ivory” la pantera nera, “Boris” il porcospino, “Samson” la moffetta, la rana cornuta e lo splendido gufo delle nevi “Kool” riprodotto al centro dell’installazione attraverso una ventina di video riquadri. Proseguendo attraverso la Sala delle Feste la bellezza e l’orientalismo si fondono in un connubio di passato e futuro, così l’affascinante Salma Hayek, ritratta come in una foto degli anni Venti, infonde bellezza in perfetto equilibrio con i mobili stile impero che decorano la sala. Le dolci note orientali dei vasi cinesi e del kimono appeso al fondo del salone s’intonano perfettamente con la grazia del video in cui Zhang Huan viene coperto da farfalle o dallo sguardo stanco e malinconico della danzatrice e coreografa Suzushi Hanayagi. Troneggia infine, come un quadro d’arte sacra, la riproduzione del martirio di san Sebastiano interpretata da Mikhail Baryshnikov, seguito da una trasparente e “muta” Renee Fleming. Conclude l’esposizione la Camera di Madama Reale animata dai video dell’attrice Jeanne Moreau nei panni di Maria Sturda e di un inquietante macellaio interpretato da Steve Buscemi.
Una mostra al limite della realtà, in cui arte e teatro si compenetrano dando vita a uno straordinario scenario pop surrealista, dove la poesia dell’effimera interpretazione si contagia con la forza creativa dell’invenzione di nuovi e spettacolari scenari, capaci di scavare nella memoria della sperimentazione e sfiorare le corde del modernismo letterario.

ROBERT WILSON- Ritratti a Palazzo Madama
21/09/2012 – 06/01/2013
Palazzo Madama, Torino
www.palazzomadamatorino.it

 Robert Wilson, Suzushi Hanayagi  (Dancer and Choreographer/Ballerina e coreografa), 2009. Musiche di/Music by David Byrne

Robert Wilson, Johnny Depp (Attore/Actor), 2006. Musiche di/Music by Hans Peter Kuhn, Voce di/Voice RobertWilson, Testi di/Text by T.S. Eliot and Heiner Mueller

Robert Wilson, Salma Hayek (Attrice/Actress), 2006. Musiche di/Music by Pyotr Ilyich Tchaikovsky, Eseguita da/Performed by the Philadelphia Orchestra, Arrangiamento di/Arranged by Peter Cerone.

 

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Noemi Eva Cotterchio, vive e lavora a Torino, laureata in Culture Moderne Comparate presso l’università degli studi di Torino, si dedica alla critica e alla “comparazione” delle arti in quanto frutto della passione umana. Attratta da ogni forma d’arte possibile, dalla pittura alle installazioni moderne, dal balletto classico alle performance di improvvisazione, è sempre alla ricerca di quella sottile impronta lirica e personale che rende unica e sublime un’opera artistica.

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