Women in action. La storia della Body Art dagli anni Sessanta a oggi

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A Merano Arte – dal 6 febbraio al 10 aprile 2016 – la mostra GESTURES – Women in action, curata da Valerio Dehò, ripercorre la storia della Body Art dagli anni Sessanta a oggi, attraverso l’opera di artiste internazionali che hanno segnato profondamente la storia dell’arte del Novecento.

Il corpo da sempre è stato uno specchio su cui si riflettono i cambiamenti sociali e culturali in atto nella società, ed è proprio dagli anni Sessanta che inizia ad assume la sua centralità grazie alle proteste dei movimenti giovanili e alle rivendicazione di genere. L’arte non poteva rimanere immune rispetto alle importanti rivoluzioni che stavano avvenendo, tanto che il corpo dell’artista è diventato, proprio in quegli anni turbolenti, un manifesto di esistenza, un corpo «militante», il quale ha reso esplicite importanti tematiche collettive e private volte a scardinare preconcetti e diktat di una società essenzialmente bigotta.

Il percorso nella mostra Gestures – Women in action inizia in presenza del famoso violoncello dell’artista e musicista Charlotte Moorman e con la proiezione del video realizzato durante la sua performance, mentre una grande fotografia di Marina Abramovic campeggia sulla parete del museo che dal piano terra si eleva fino al terzo piano. Tra le prime artiste in mostra c’e Yoko Ono, pioniera della Body Art, che dalla fine degli anni Cinquanta militava nel gruppo dei Fluxus, corrente che con le sue azioni voleva negare la comune distinzione tra arte e vita. Famosa la performance Bed In realizzata con il marito John Lennon nel 1969, ma forse ancor di più Cut piece del 1965, in cui Yoko Ono invitava il pubblico a tagliare i vestiti da lei indossati, costringendolo a esercitare, volente o nolente, una violenza attiva sulla donna.

In mostra anche le fotografie delle performance di Marina Abramovic, caratterizzate da una lunga e meditata preparazione psichica e da una ferrea disciplina fisica «attraverso le quali ha esplorato i limiti della sopportazione corporea, le potenzialità della mente e della concentrazione», così come avviene per Gina Pane, presente con una fotografia tratta dalla performance Azione sentimentale del 1973. L’opera dell’artista italiana è accostata a quella della cubana Ana Mendieta, alla quale seguono le ripetizioni ossessive della giapponese Yayoi Kusama, le provocazioni femministe di Valie Export e quelle più corporalmente umilianti di Carolee Schneemann, la quale attraverso le sue incisive performance contestava con assoluta lucidità il corpo divenuto mero oggetto del desiderio maschile.

Proseguendo lungo il percorso della mostra si arriva agli anni Ottanta che indubbiamente sono stati segnati dalle mutazioni ibride di Orlan, mentre il confine tra pubblico e privato è indagato nella serie Mon ami del 1984 di Sophie Calle. E ancora le opere di Jeanne Dunning, dell’iraniana Shirin Neshat, della giovane fotografa italiana Silvia Camporesi con la serie Il sale della terradel 2006, della triestina Odinea Pamici e infine della performer guatemalteca Regina José Galindo, la quale attraverso le sue azioni – definite atti psicomagici – eleva il corpo svuotato, mortificato e violato in poesia panica simbolo di vita e di lotta.

GESTURES – Women in action, realizzata in collaborazione con The Cultural Broker e 123 Art è un percorso intenso ed emozionalmente penetrante che permette di comprendere fino in fondo l’enorme importanza culturale e politica che queste artiste hanno avuto sulla società contemporanea, interpretando e assurgendo il loro corpo a simbolo di protesta, provocazione e memento contro tutto ciò che il comune senso del pudore avrebbe voluto celare e non rendere mai manifesto.

GESTURES – Women in action
Merano Arte, Edificio Cassa di Risparmio
6 febbraio 2016 – 10 aprile 2016
Portici 163, Merano
www.kunstmeranoarte.org

Valie_Export__Smart_Export__1970_01

VALIE EXPORT, Smart Export, 1970 ©VALIE EXPORT by Siae 2016

Gina_Pane__Azione_sentimentale__1973_01Gina Pane, Azione sentimentale, 1973 © Gina Pane by Siae 2016

Yoko_Ono__Cut_Piece__1964_Performed_by_Yoko_Ono__Carnegie_Recital_Hall__New_York__March_21__1965_Minoru_Niizuma_Courtesy_Lenono_Photo_Archive__New_York_02Yoko Ono. Cut Piece. 1964. Performed by Yoko Ono in New Works of Yoko Ono, Carnegie Recital Hall, New York, March 21, 1965. Photograph by Minoru Niizuma. © Minoru Niizuma. Courtesy Lenono Photo Archive, New York.

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Claudia Stritof

Claudia Stritof è laureata in Storia e Tutela dei Beni Artistici all’Università di Firenze, ha poi conseguito la laurea magistrale in Arti Visive presso l’Alma Mater Studiorum di Bologna, in Teoria e Pratiche della Fotografa con una tesi dal titolo "Snapshot: l'identità fotografca nel web 2.0". S'interessa di giornalismo, curatela e fotografia . Ha all’attivo pubblicazioni per cataloghi di mostre e collabora con diverse riviste online di arte, fotografa e design. Ha lavorato con gallerie private e ultimamente ha intrapreso una nuova esperienza come storica dell'arte presso il Polo Museale delle Marche.

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