On Street Art: Xel

-Tempesta imperfetta-30x30

Prima di addentrarci nel vivo delle tue ultime imprese artistiche comincio col farti la domanda di rito: chi è Xel?
Xel è il nome d’arte di Ussia Alessandro, 37 anni, nato a Torino.

-Tempesta imperfetta-30x30

Xel, Tempesta imperfetta, 30 x 30 cm.
 

Il tuo esordio nel mondo della street-art risale agli anni ’80, com’è cambiato il mondo della strada da allora? E soprattutto che effetto fa, dopo così tanti anni, vedere le proprie opere sotto il tetto di una galleria?
Alla fine degli anni ‘80, tra i 14 e i 15 anni, ho iniziato a dipingere con colori spray su muro. Si può parlare di writing, ma non ancora di street art, termine più recente e ben distinto dal primo non solo nella forma ma anche nella sostanza. Dai tempi in cui andavo in giro con lo zainetto in spalle carico di spray, caps (tappini), talvolta bozzetti (talvolta no), allenato a fuggire in qualsiasi istante, rischiando spesso anche le ossa, è cambiato parecchio. Ho molte storie vere da raccontare su inseguimenti, sequestri di bombolette, fratture causate da voli o fughe frettolose capitate a me, o ad amici. Infatti credo ai racconti di tutti quelli che hanno vissuto quel periodo prendendosi il proprio spazio per strada cercando di dipingerci qualcosa sopra. Era la consuetudine per chi viveva il writing in maniera reale, nell’unico modo, o quasi, possibile e cioè illegalmente, cercando anzitutto di soddisfare un bisogno espressivo, di diffondere il più possibile quella cultura che ci arrivava dritta da New York, in cui il writing era letteralmente esploso a partire dalla seconda metà degli anni ‘70 grazie a dei veri e proprio idoli come Dondi, Seen, Futura 2000 e molti altri.
Oggi la street art è qualcosa di diverso. Lascia più spazio al figurativo, all’illustrazione, a posters, stickers, stencil, a contaminazione tra diverse tecniche, qualche volta a installazioni e indubbiamente a concetti e messaggi di più ampio spettro rispetto al passato e al writing, il quale era ed è prevalentemente uno studio continuo sulle lettere (“lettering” appunto) che compongono il proprio street name, o tag. Tuttavia entrambe trovano la loro espressione solo in strada, in contesti urbani.
La street-art viene utilizzata anche come potente strumento espressivo di critica. È aumentata in maniera esponenziale la possibilità d’interventi urbani autorizzati, mentre le innumerevoli telecamere presenti in ogni città ne frenano qualche volta la vera natura. Inoltre è riconosciuta a tutti gli effetti come forma d’arte contemporanea, e questo ha permesso ad alcuni street-artists, come me ad esempio, di entrare nel mondo dell’arte “quotata” attraverso le gallerie.
Oggi Il pubblico è maggiormente educato, pronto a questo tipo di arte. Quindici o vent’anni fa anni era qualcosa di piuttosto nuovo e per molti incomprensibile.
Certo l’accostamento delle parole “galleria” e “street-art” può apparire un ossimoro. Anzi lo è.  Ma non bisogna a mio parere semplificare troppo su questo concetto.
La street-art è solo ed esclusivamente fatta per strada, in galleria possono essere presenti opere di street-artists che in qualche caso riportano su tela elementi riconducibili all’arte di strada, in altri casi no. Restano comunque due cose diverse, che a mio parere possono coesistere in un’artista solo, rendendolo ancora più credibile. Cambia la tipologia di fruitori, ma la possibilità di dire delle cose per strada, e di riuscire farlo anche in galleria, penso sia un potenziamento dei propri mezzi e non un indebolimento.
Per quanto mi riguarda quando penso al passato, a tutti i rischi corsi, ai miei genitori che magari non dormivano per aspettarmi di notte, ad alcuni amici, che probabilmente non condividevano fino in fondo questa passione e in fine a oggi, ai quadri che espongo nelle gallerie, in Italia e anche fuori dall’Italia, beh la cosa mi inorgoglisce parecchio, e un po’ mi fa dolcemente sorridere.  La considero assolutamente una personale evoluzione, un ulteriore possibilità per soddisfare quell’ansia creativa che mi tiene in vita e anche un’opportunità di guadagno per chi come me cerca di vivere di questo. Tutto senza però trascurare una continua ricerca, denuncia, visione critica.

XEL in Turin al MAU

Xel, Live Painting al MAU -Museo di Arte Urbana- Piazza Risorgimento Torino. Spray su lamiera 2 x 2 m. Spray on iron sheet
 

Le tue opere raccontano il disagio di una generazione le cui certezze sono ben poche. Ci sono nei tuoi lavori alcuni simboli ricorrenti che rappresentano questo malessere in maniera semplice e immediata. Questa semplicità nelle scelte stilistiche è dovuta alla volontà di voler rendere immediato il messaggio, o esistono anche dei motivi tecnici differenti?
La tecnica che utilizzo cerca volutamente di arrivare nella maniera più immediata possibile a chi osserva le mie opere. Utilizzo spray e pittura murale per i lavori su muro di grosse dimensioni, in strada anche stickers e posters in qualche caso.
Per quanto riguarda le tele invece si tratta di pittura con acrilici dai colori piuttosto accesi. Ho trasformato pezzi di “trhow-up” o “bubble”, stili di lettering che provengono direttamente dai graffiti e quindi dalla mie origini, in personaggi che attendono all’infinito delle risposte rimanendo spesso insoddisfatti, in contesti di urbanizzazione selvaggia, in carte da gioco demistificate, in camini di fabbriche spenti, in casette che risalgono attraverso “spiragli” per volare in alto e via dal degrado. Una poetica appunto tutta volta a criticare dei modelli  contemporanei divenuti ormai inaccettabili.

Non ti spaventa un po’ la ciclicità con la quale certi argomenti tornano a essere sempre attuali?
Non credo nella ciclicità delle cose in genere, perché i tempi in cui accadono li rendono eventi unici, e quindi per quanto ripetibili, saranno sempre diversi a seconda dell’epoca nella quale avvengono. Parlerei  forse più che di ciclicità, di cronicità di alcuni argomenti.

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Xel, Il vertice, 50 x 50 cm
 

Dal 19 aprile al 15 maggio sei stato protagonista di una mostra personale presso la galleria Tox’n Co di Ginevra. Hai avuto già modo di esporre nella stessa location in precedenza. Che differenze hai potuto notare rispetto al sistema dell’arte contemporanea italiano? Che cosa comporta per un artista un’esperienza all’estero?
Premetto che io amo l’Italia, penso sia il paese forse più bello d’Europa, pieno di risorse, come tutti sappiamo, che noi italiani sfruttiamo poco e  male. Posso permettermi di dirlo anche grazie alla fortuna di aver vissuto per un breve periodo all’estero, in Spagna. La distanza mi ha fatto apprezzare ulteriormente alcune cose della mia nazione, ma mi ha anche aiutato a capire che siamo arretrati su diversi temi rispetto alla maggior parte dei Paesi europei, senza allargare il paragone al mondo intero.
Trovo che vivere all’estero per qualche tempo, o comunque avere la possibilità di esporvi, sia una delle cose che amplia di più la propria ricerca artistica e la arricchisce, allontanando l’artista da un provincialismo che può rivelarsi sterile.
Sono stato a Ginevra nel 2011 ed è stata la mia prima personale. A oggi dipingo su tela solo da 3 anni.
È andata molto bene sotto tutti gli aspetti, sia in termini d’interesse, che di vendita. A distanza di due anni le galleriste della Tox’n’Co mi hanno invitato a partecipare alla mia seconda personale a Ginevra, inaugurata lo scorso 18 Aprile.
Diciamo subito che Ginevra, se non ricordo male, è una tra le 10 città al mondo dove la qualità della vita è più alta, lo si capisce non appena ci si mette piede. Certo soggiornare due giorni in un luogo non ti dà la dimensione effettiva di quanto possa essere vantaggioso o meno vivere lì, o i mezzi necessari per stabilire termini di paragone tra l’arte contemporanea di quel posto rispetto al tuo. Stupisce senza dubbio come le cose funzionino in maniera assolutamente normale. Il collezionismo è piuttosto vivo e investe anche sugli esordienti. Poi ci sono le persone, i passanti, giovani e meno giovani, che dalla vetrina possono vedere le opere, si fermano, osservano bene, leggono tutta la biografia dell’artista e quindi si soffermano sulla descrizione delle opere. Alcuni entrano, chiedono informazioni ed esaminano ulteriormente le opere dal vivo. Poi una buona percentuale, o riserva l’opera che gli piace, o la compra. Anche in Italia è cosi no? Aldilà della provocazione simpatica o comunque del benessere economico che caratterizza la Svizzera, e in particolare Ginevra, è molto interessante per me ragionare sull’aspetto del degrado culturale del nostro Paese, che ci rende disinteressati a tutto, figuriamoci all’arte.

Wall spray-The wild side-

Xel, The Wild Side. Settimo torinese, Italia. 10 m x 3,5 m spray su muro. Spray on Wall
 

In un periodo in cui il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto una percentuale spaventosa e in cui la crisi economica non sembra mollare la presa, che cosa ti sentiresti di dire al pubblico più giovane che non hai già detto attraverso l’arte?
La disoccupazione come male sistemico è un mostro con il quale stiamo convivendo, che garantisce una morte violenta dell’anima, lenta e non assistita. Purtroppo, sempre più spesso, assistiamo a una morte fisica per suicidio, o a gesti eclatanti che non vorremmo vedere mai accadere.
Togliere la possibilità di un lavoro e di un futuro a una persona dovrebbe essere considerato un atto criminale. È vero che i giovani sono i più colpiti, ma ci sono anche quarantenni o cinquantenni disperati.
Ai più giovani mi andrebbe di dire tante cose. Anzitutto non state mai soli! Dovreste unirvi, fare rete, possibilmente più sociale e meno “social”, spegnere i PC per qualche ora e incontrarvi dal vivo. Non dovreste solo lamentarvi di ciò che non va davanti a un computer, ma discutere, cercare soluzioni, sognare, trovare la forza nell’unione e non isolarvi perché non dovete vergognarvi di essere senza un lavoro o senza un soldo. Coloro che hanno reso impossibile un’occupazione e che non permettono a un individuo di realizzarsi in ambito professionale dovrebbero vergognarsi. Studiate, leggete e state sempre attenti e informati il più possibile sul mondo e su ciò che accade. Siate creativi e mettete in gioco le vostre risorse. Datevi da fare e non aspettate che sia la politica a risolvere i problemi, in qualche caso può aiutare, ma dovete essere voi a inseguire i sogni senza mai mollare.

-La quarta settimana- 50 x 50

Xel, La quarta settimana, 50 x 50 cm.
 

Simone D’Agostino

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