Xenia – Artisti in residenza A/R

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Xenia è la formula singolare e coraggiosa di una residenza d’artista voluta da un gruppo di curatrici e artisti che hanno mosso e unito, anche piuttosto agevolmente, non soltanto un articolato sistema fatto di accademie d’arte e Università, fondazioni private e gallerie, ma anche e soprattutto due città lontane, due isole ignare, inopinatamente vicine e improvvisamente dialoganti. M. Giovanna Virga, Campostabile e Gianfranco Maranto, siciliani e palermitani, per lo meno di formazione ed Elisa Fantin, Thomas Braida e Valerio Nicolai, friulani di nascita e veneziani per vocazione, sono gli ideatori e i protagonisti della residenza, che nel suo secondo momento palermitano si è risolta nella mostra conclusiva ospitata a Palazzo Chiaramonte Steri.
Abbiamo posto qualche domanda alle curatrici di Xenia, M. Giovanna Virga e Elisa Fantin.

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XENIA nasce dall’esigenza di uno switch territoriale, culturale, artistico (anche linguistico, in effetti) che diventa poi un progetto concreto? Perché avete pensato a una Xenia?
Elisa Fantin: Il format della residenza d’artista si è diffuso molto negli ultimi anni tanto da diventare uno dei principali metodi di lavoro e crescita della figura dell’artista. Nella maggior parte dei casi si tratta però di una residenza one way, o meglio di programmi coordinati da un solo ente e quindi con una sola città ospitante. Nel nostro caso si potrebbe parlare di una residenza andata e ritorno o addirittura di un gemellaggio. In questo modo l’iniziativa mira a un maggiore coinvolgimento della città a più livelli, piuttosto che all’esperienza di un singolo o pochi. Si è pensato dunque a una xenia perché evoca la complessità del saper dare e ricevere, grazie a una apertura mentale e fisica dalla quale non si può prescindere se l’intento è quello di coltivare una relazione feconda e duratura.
Maria Giovanna Virga: Il progetto Xenia è nato dall’incontro di persone diverse con l’obbiettivo di creare le basi per avviare un progetto di scambio tra due città geograficamente distanti attraverso la residenza artistica. Grazie alle qualità proprie della residenza artistica è stato possibile sia far conoscere in maniera diretta agli artisti un nuovo contesto urbano, attraverso la residenza in loco, sia favorire il loro inserimento all’interno degli ambienti artistici delle rispettive città. In particolare per i giovani artisti siciliani credo che l’occasione di conoscere l’ambiente artistico veneziano attraverso una delle fondazioni più importanti sul territorio, la Fondazione Bevilacqua La Masa appunto, sia stata un’esperienza determinante per la propria crescita e ricerca artistica. Viste queste premesse, la tradizione dell’ospitalità greca, la xenia appunto, si prestava perfettamente alle finalità del nostro progetto. Inoltre era interessante poter attualizzare una pratica antica, in cui lo scambio e la conoscenza reciproca fossero elementi indispensabili.

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Il progetto ha trovato il supporto sinergico e solidale d’istituzioni pubbliche e private. E’ stato più facile di quanto pensavate o siete stati particolarmente insistenti?
Elisa Fantin: Uno degli obiettivi che crediamo sia indispensabile raggiungere per la buona riuscita di un progetto è proprio quello di creare una rete dinamica sul modello di quello che può essere definito il “distretto culturale evoluto”. Per poter riuscire in questo intento è necessario relazionarsi con le diverse tipologie di enti attivi nel territorio per poi metterli in relazione tra loro. Si tratta anche in questo caso di un circuito che richiede diverso tempo per poter maturare a dovere i propri frutti. Faccio questa premessa per sottolineare che aldilà di un primo momento di apertura o di sostegno immediato, il vero supporto sinergico e solidale si potrà apprezzare solo nel tempo attraverso il rinnovo o/e il maggiore coinvolgimento di quegli enti che operano nel rispetto delle missioni di Xenia. Per quanto riguarda invece il vero e proprio primo approccio con le varie istituzioni credo si possa dire che siamo addirittura stupiti dal largo consenso e, quando possibile, sostegno ricevuto, sia per quanto riguarda le istituzioni pubbliche che private.
Maria Giovanna Virga: La Fondazione Bevilacqua La Masa è stata la prima istituzione a sostenere e patrocinare il nostro progetto: questo ci ha aiutato molto ad avvicinare i diversi enti presenti in entrambi i territori e a chiedere la loro partecipazione.

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Qualche domanda anche agli artisti: CAMPOSTABILE , G. Maranto, T. Braida e V. Nicolai:
Due città a ospitarvi, avete sentito, goduto o patito l’elemento insulare?
CAMPOSTABILE: Sono sicuramente due isole diverse. Dal nostro punto di vista abbiamo trovato nella città di Venezia qualcosa che è difficile trovare altrove: una città isolata/autonoma, con le caratteristiche di un centro importante, ma allo stesso tempo animata dalla leggerezza di chi la abita, come se fosse un tranquillo paesino dall’animo cordiale, libero dai ritmi della città (ovviamente se si esclude la grossa affluenza turistica). Abbiamo avuto un buonissimo riscontro in entrambe le città: sia dai curatori che dagli artisti, sia dalle strutture e istituzioni che ci hanno ospitato, come la Fondazione Bevilacqua La Masa, sia da quelle che ci hanno sostenuto, come l’Accademia di Belle Arti di Palermo, che con grande fiducia ci ha permesso di compiere questa esperienza.
Gianfranco Maranto: Venezia ti assorbe dentro di sé. Come la Sicilia, ti seduce e non vorresti più lasciarla. Siamo stati accolti con la massima disponibilità e fiducia sia dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, sia dagli artisti residenti negli atelier. Persino la città ci ha coinvolti nella sua quotidianità. A Venezia tutto si muove, tutto scorre in un tempo che lei impone. Camminare è l’unico modo per muoversi ed è in questo tempo che sentivo i veneziani. Questo perdersi diveniva del tutto naturale. Mi ha colpito molto il silenzio nei vicoli e ciò mi ha permesso anche una buona concentrazione nel mio lavoro. Mi sentivo protetto. Seguivamo i canali, camminavamo sopra le fondamenta, guardavamo dall’ultimo piano di Palazzo Carminati (alloggio che la Fondazione Bevilacqua La Masa ci ha offerto) i tetti della città e i suoi tramonti. Frammenti di un’isola e di una laguna che nei miei ricordi si compongono anche di tanti cicchetti, ombre, frittelle e tramezzini…
Thomas Braida: Sono come le tele le isole, sono zone limitate, quindi ci si libera all’interno di esse; perché tanto dove scappi?
Valerio Nicolai: Due settimane non sono tante, per questo le ho patite. Non le ho sofferte nei primi giorni di sole e nei momenti più liberi. Sicuramente sono modi di sentire l’isola molto diversi, ma ugualmente vicini.

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Xenia è un progetto che avrà seguito, almeno nelle intenzioni, o rimarrà una tantum?
Elisa Fantin: La prima edizione si proponeva come uno spin-off dell’anno di residenza, trascorso da alcuni di noi, presso gli atelier della Fondazione Bevilacqua La Masa. Come ogni spin-off, una volta raccolti i risultati, si considera se proseguire o meno. Oltre alle incertezze comuni che si possono incontrare nelle prime edizioni di un progetto di questa entità, Xenia nasce sin da subito come proposta di sodalizio tra due città, tra due isole, tra due realtà che hanno molto da raccontarsi oscillando fra differenze e similitudini. La voglia è quella di stimolare un dialogo che funga da circuito circolare ricorsivo tra due realtà che vengono qui messe in relazione, sviluppando dunque una legame che con il tempo sviluppi una complessità sempre maggiore. La volontà è quella di mettersi già all’opera per creare le condizioni che permettano ad altri 4 artisti di partecipare a questa residenza di scambio per la seconda edizione. Come sempre dovremmo confrontarci con l’incertezza economica che accompagna sovente i progetti indipendenti come Xenia, ma siamo fiduciosi, grazie al supporto dimostrato da entrambe le città, di poter in qualche modo concretizzare anche il secondo passo di quello, che si spera, sarà un lungo cammino assieme.
Maria Giovanna Virga: Come ogni progetto la prima edizione è sempre quella più complicata, ma allo stesso tempo fondamentale per le edizioni a seguire. Grazie all’interessamento che hanno mostrato i partecipanti e il pubblico che ha seguito il nostro progetto, mi auguro che questa sia la prima di una lunga serie di edizioni e che queste possano diventare l’occasione per instaurare rapporti duraturi e proficui per entrambi i territori.

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Thomas Braida: Non avrebbe senso che finisca qui, l’idea iniziale era proprio che continui, che diventi qualcosa quasi di istituzionale, tra due città dense di un certo tipo di cultura, ancora non troppo sclerotizzata dalle mode.
CAMPOSTABILE: Speriamo di sì! Secondo noi è il momento giusto perché si sviluppi questo scambio. Per noi è stata un’esperienza positiva che ci ha dato tanto e che, siamo sicuri, darà tanto anche ai rispettivi territori di provenienza, tenuti spesso lontani da differenze culturali che in realtà sono proprio il motivo per cui è bello incontrarsi.
Gianfranco Maranto: Spero che il progetto Xenia continui nei prossimi anni, perché credo possa essere molto importante per costruire un dialogo tra le due città.
Valerio Nicolai: Credo che avrà seguito.

Gloria Occhipinti

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