Fiere III: YIA – Young International Artists Art Fair, Parigi

sara favriau yia

La YIA – Young International Artists Art Fair che si è tenuta questo week end a Parigi è un evento in crescita, che ha affermato con questa quarta edizione la sua importanza come luogo d’incontro e di scambio tra gallerie, artisti, collezionisti, appassionati d’arte e addetti ai lavori.Nata come fiera parallela alla FIAC (Fiera Internazionale d’Arte Contemporanea) che si tiene negli stessi giorni nella capitale francese, la YIA completa e arricchisce la programmazione della fiera principale, e lo fa dando spazio a progetti di gallerie e artisti emergenti. 65 gallerie, per la maggior parte francesi ed europee, sono state selezionate per presentare ciascuna il lavoro di uno a tre giovani artisti. Lo spazio espositivo del Carreau du Temple (un antico mercato coperto recentemente ristrutturato) è diventata la vetrina di un centinaio di progetti eterogenei, nei mezzi come nei soggetti e nei temi di ricerca. Dalla pittura a olio ai graffiti, dalla scultura all’installazione, le opere presentate affrontavano problematiche ricorrenti come il dialogo con la memoria personale e collettiva, il rapporto con lo spazio urbano che abitiamo e con gli oggetti che utilizziamo quotidianamente.

L’atrio principale era occupato dal progetto Tropical, un’idea curatoriale della galleria CO2 di Torino che prevede l’esposizione di opere su diversi supporti (dalle tele alla fotografia, all’installazione sonora) provenienti da varie gallerie europee, affiancata dal “cocktail project”: per ognuno dei 3 giorni della fiera, un diverso cocktail è preparato a regola d’arte sul posto e distribuito al pubblico. Passeggiando tra gli stand, alcune installazioni si fanno notare immediatamente per il loro effetto scenografico, dovuto alle dimensioni e ai materiali utilizzati. La galleria Lara Vincy di Parigi presenta un’installazione dell’artista e musicista americano Charlemagne Palestine: due tastiere elettroniche ripetono senza sosta un motivo minimalista, gli strumenti sono sistemati in mezzo a decine di orsi di peluche di varie dimensioni e ritagli di tessuti di diversi colori e fantasie. Un certo intento provocatorio accomuna i due artisti rappresentati da questa galleria (Charlemagne Plaestine e Le Bricomte Léa). Altrettanto scenografica ma di tutt’altra natura è l’opera dello street artist Tilt, rappresentato dalla galleria parigina Wallwork: la ricostruzione di una toilette pubblica, che ricorda quelle dei bar e dei locali notturni, a metà di un bianco quasi immacolato e a metà completamente coperta di tags. La streetart è ben presente a quest’edizione della YIA: accanto agli spazi occupati da Wallwork si trova la romana Wunderkammern, che presenta gli artisti Nihalani Aakash e SAM3.

La terza galleria italiana presente è la Furini Arte Contemporanea di Arezzo con il progetto Mapping Maps dell’artista Andrea Bianconi. L’idea della mappa ispira una serie di opere tra il dipinto e il collage, nelle quali nessuna realtà geografica è presente, ma piuttosto la rappresentazione di un reticolo, un sistema di punti interconnessi e relazioni molteplici che non conoscono il concetto di frontiera. La galleria Grimmuseum di Berlino presenta l’interessante progetto Unknown photographers di Andrés Galeano, che recupera vecchie fotografie per ricomporle tramite abbinamenti sottili: un’opera che prende in carico memorie e desideri passati e li ricombina, innescando nuovi processi di significazione. La ricerca dell’unicità che caratterizza la fotografia analogica (l’unicità di un momento, di un ricordo) diventa metafora della ricerca umana di qualcosa di ideale, in un certo senso divino, di una tensione verso l’alto sempre presente e mai colmata.

Ogni corridoio della fiera è fonte di sorpresa e ispirazione, con un mix di opere che coprono un ampio spettro di tecniche e processi creativi: dal tradizionale disegno all’inchiostro di china dell’artista coreana Min Jung-Yeon (Galleria Maria Lund, Parigi), alle sculture in ceramica di Yasser Ballemans (Galleria Joey Ramone, Rotterdam), dai collage alle serigrafie, alle installazioni più curiose come quelle del francese Vivien Roubaud (Galleria Snap Projects, Lione), che utilizza materiali di seconda mano per creare macchine “a-produttive”, che funzionano tecnicamente ma che non rispondono ad alcuna funzione produttiva standardizzata. Tra le gallerie europee presenti, la Soda Gallery di Bratislava presenta l’opera di Lucia Tallova: le tele di questa giovane artista rappresentano paesaggi industriali anonimi ai quali si sovrappongono motivi romantici, l’ostilità del soggetto di partenza è così ricoperta da una patina di dolcezza e poesia.Senza voler fare le cose troppo in grande, l’organizzazione della YIA Art Fair riesce a proporre una programmazione di qualità e a portare sulla scena progetti innovativi e interessanti, tra artisti già affermati e talenti ancora sconosciuti.

Foto #3 e #5 di Mathieu Foucher

sara favriau yia

Sara Favriau – galleria Maubert, Parigi

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Tilt, Panic Restroom – galleria Wallwork, Parigi

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Charlemagna Palestine – galleria Lara Vincy, Pargi

andres galeano unknown photographers

Andrés Galeano, Unknown Photographers #89 – courtesy the Artist and Grimmuseum, Berlin

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Lucia Tallova – Soda gallery, Bratislava

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Chiara Targa

Semiotician, interested in contemporary art, I live in Paris where I work as a SEO and web content specialist.

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